Accise Bruxelles respinge lo scaricabarile di Giorgetti: «L’Italia è libera di tassare le compagnie petrolifere». Ma Tajani si oppone
Il governo non sa più da dove prendere i soldi per mantenere il taglio alle accise sui carburanti. E nemmeno può continuare a ignorare l’elefante nella stanza: l’unica soluzione è tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Giorgetti aveva provato a scaricare la responsabilità di farlo sull’Unione europea, sperando che gli risolvesse l’imbarazzo, ma ieri Bruxelles ha respinto al mittente la lettera che il ministro dell’economia aveva inviato sabato insieme ai suoi omologhi di Austria, Germania, Spagna, Portogallo e Polonia. «Tassare gli extraprofitti è competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legge nazionale», ha detto una portavoce della Commissione Ue. Questo toglie l’ultima scusa all’esecutivo, che ha provato fino all’ultimo a evitare di affrontare un argomento che lo vede spaccato.
IN PRIMA LINEA a opporsi c’è Tajani. Il ministro degli esteri ieri ha di nuovo ribadito che «il concetto di extraprofitto non esiste in diritto» e che «bisogna colpire chi fa speculazioni» ma «non credo che l’Eni sia tra questi». Invece Giorgetti sarebbe ormai consapevole che non ci sono alternative. Il ministro dell’economia si è messo subito a studiare il da farsi, dopo che domenica ha firmato insieme al ministro dell’ambiente Pichetto Fratin la proroga di 48 ore del taglio alle accise che sarebbe scaduto ieri. Per coprire il rinvio si è attinto dai 20,8 milioni del maggiore gettito dell’Iva dovuto all’aumento dei prezzi di benzina e diesel, ma questo non poteva bastare per un giorno di più.
PER UN ULTERIORE prolungamento bisogna capire dove reperire le risorse e questo richiede un tempo che non c’è, visto che alla mezzanotte di domani scadrà la mini-proroga e i prezzi alla pompa saliranno di 17 centesimi al litro. Significa che un pieno da 40 litri costerà quasi 7 euro in più. Una misura più strutturale richiederebbe di essere discussa dal consiglio dei ministri ma Pichetto Fratin lo ha escluso: «In questo momento non c’è la convocazione» della premier, ha detto ieri al Meeting di Rimini. «Stiamo valutando la questione perché il tema è di estrema delicatezza» e «complesso». Il taglio delle accise era stato adottato il 18 marzo come misura straordinaria in seguito alla chiusura dello stretto di Hormuz dovuta alla guerra in Iran: sembrava dovesse durare qualche giorno, invece non è ancora cessata e i prezzi continuano a salire. Ieri in autostrada il gasolio era al costo medio di 2,20 euro e la benzina a 2,08, la cifra più alta da marzo 2022 secondo i dati del ministero delle imprese. Di conseguenza il governo ha continuato a prolungare i tagli, l’ultima volta lo scorso 4 agosto, bruciando ad oggi oltre 2,5 miliardi di risorse pubbliche.
MA LA MISURA è stata squilibrata oltre che inutile per coprire i rincari: lo sconto non è stato calibrato in base al reddito degli automobilisti e i prezzi si sono comunque impennati. Prima della crisi di Hormuz la benzina era a 1,64 euro e il gasolio a 1,68. Persino Pichetto ieri ha ammesso che non si può andare avanti così: «Non si può aggiungere un miliardo al mese di tasse degli italiani, perché altrimenti li si beneficia da una parte e li si va a tartassare da un’altra». Il governo ha già raschiato il fondo del barile e tagliato tutto ciò che poteva ai ministeri; ora vanno trovate soluzioni strutturali. A chiederlo sono anche le opposizioni: «Meloni e Giorgetti non hanno più alibi», ha detto la leader del Pd Schlein. «Le misure tampone e le proroghe non bastano più. Abbiamo bisogno di misure di sostegno robuste, che aiutino in particolare i più esposti e fragili» e tra queste c’è «tassare gli extraprofitti delle società energetiche». Queste stanno facendo fatturati record da quando è scoppiata la guerra: secondo la ong Transport & Environment, nei primi sei mesi dell’anno le aziende petrolifere europee hanno incassato 17,85 miliardi in più della media e hanno raddoppiato gli utili rispetto al 2025.
TUTTAVIA tassarle non è una misura immediata: un quadro sulle risorse a disposizione non potrà arrivare prima di settembre e un provvedimento sugli extraprofitti richiederebbe qualche mese tra discussione e approvazione mentre la premier vorrebbe agire entro il prossimo fine settimana, quando milioni di italiani rientreranno dalle ferie con la propria auto. Il rincaro dei carburanti è uno dei principali motivi dell’impopolarità di Meloni, che in campagna elettorale aveva fatto del taglio alle accise uno dei suoi cavalli di battaglia e invece sta governando con i prezzi dei carburanti arrivati alle stelle.