Questioni primarie Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni si confrontano alla festa di Avs. La platea non vuole parlare di gazebo: «Fate presto sul programma»
Come in quelle famiglie in cui, nel dubbio, si procrastina tutto a dopo l’estate, il campo progressista deve passare ai fatti. Siamo a settembre, non si parla che di primarie ma fino a qualche mese fa proprio questo era il momento in cui era stata rinviata la scrittura del programma della coalizione. Così, dopo la falsa partenza di luglio, Elly Schlein e Giuseppe Conte si ritrovano ospiti di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni alla festa nazionale di Alleanza Verdi Sinistra all’ex mattatoio di Testaccio a Roma. Tutto il cartellone della kermesse rossoverde è pensato proprio come un cantiere aperto per scrivere il programma alternativo alla destra. E questo è l’impianto del dibattito seguito da duemila persone: i temi.
SI PARTE DALLA PALESTINA. Mentre la Gran Bretagna blocca insieme a tanti paesi Ue le importazioni delle merci prodotte illegalmente dai coloni israeliani l’Italia continua a girare la testa dall’altra parte. «L’unico modo per impedire che si costruisca un ordine mondiale basato sulla forza è ripristinare il diritto internazionale», dice Bonelli. «Non è tutto perduto, la politica può avere ancora un ruolo e se vinciamo noi su questo dal giorno dopo si cambia», aggiunge il suo socio Fratoianni che chiama una standing ovation per Fabio Mussi in nome della ragionevole speranza ancora esistente per la sinistra.
«DOBBIAMO CHIARIRE a tutti i cittadini che siamo per il diritto, condannare l’aggressione all’Ucraina come quella alla Palestina, al Venezuela e all’Iran», sono le parole di Conte. Quando spunta il tema delle primarie la platea borbotta: «Basta, sbrigateve!». Adesso si fa il programma, ma senza gli altri alleati? «Quello che è successo in Sassonia ci fa capire che abbiamo una responsabilità enorme: salvare l’Italia per salvare l’Europa. Dunque che risposte diamo su disuguaglianze, clima, diritti?», si chiede Bonelli. Il vero tema, per il portavoce dei Verdi, è la trattativa privata tra Meloni, Tajani e Salvini sul timing: il come e il quando si vota. E queste variabili tengono in ostaggio il paese. «Sarebbe cortesia che Meloni ci facesse sapere come pensa di procedere», insiste Fratoianni, ribaltando il tema delle divisioni nel campo avverso. E però, prosegue, «abbiamo la responsabilità di avanzare una proposta politica chiara: spiegare agli italiani come cambiamo in meglio le loro vite». Per il segretario di Si, se si scioglie questo grande interrogativo si fa passare il resto in secondo piano, anche le primarie.
PER SCHELIN IL PROGRAMMA è la Costituzione, «articolo per articolo». «Partiamo dal salario minimo – sono le sue parole – e dalla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario: chi ci sta ci sta. E per vincere serve quel “di più” dei giovani e della società civile. Come al referendum». E le primarie? «Sono d’accordo con voi – si rivolge alla gente – decideremo come ma prima viene il programma». Quando spunta il nome di Matteo Renzi, Conte acconsente rassegnato «sono abituato a queste domande». «Non lavoro contro nessuno ma mi preoccupo che questo progetto sia solido, coerente e abbia la possibilità di cambiare il paese. Per farlo bisogna durare tutta la legislatura». A questo punto il leader del Movimento 5 Stelle si lancia nel l’interpretazione del voto tedesco: mette sul piatto il sistema bellicista e poi l’immigrazione. «Dobbiamo porci il problema del bisogno di sicurezza di tutti i cittadini», dice. «Dobbiamo finirla con la subalternità nei confronti della destra anche sui migranti – incalza Fratoianni – perché la legge in vigore è la Bossi-Fini, che è una fabbrica di irregolarità. Ma se vogliamo asciugare l’area grigia bisogna fare emergere l’invisibilità. Negli ultimi 25 anni non c’è stato ministro dell’interno che non abbia usato le stesse parole di chiusura. Nessuno ha immaginato strumenti diversi». C’è anche modo di ricordare a Vannacci e ai suoi emuli che quando Marx parlava di «esercito industriale di riserva» non proponeva certamente di remigrare i sottoproletari.
PER SCHLEIN L’AVANZATA di Afd dimostra che sbagliavano i popolari a rincorrere l’estrema destra. Questo vale anche per il campo largo, bisogna dire altre cose, «parlare di bollette e affitto». Rimarca la sua «autocritica rispetto al passato» del Pd e assicura: «Sono anni che lavoriamo per evitare di fare il favore alla destra di dividerci«. C’è chi spera nel pareggio, insinua, e ricorda di quando occupava le sedi del partito contro i 101 grandi elettori che boicottarono Prodi».
IL TEMA sensibilissimo dell’invasione russa dell’Ucraina è inaggirabile. Avs, tra i presenti, è l’unico partito che non ha mai votato le armi a Kiev. Bonelli deve ricordare che i Verdi italiani sono eredi di Capitini e non dei colleghi tedeschi che sostengono la Nato. «La principale minaccia all’Ue viene dagli amici di Putin, Le Pen e Afd, ma non è una minaccia militare – sostiene Fratoianni – ma cosa mandiamo oggi all’Ucraina visto che produce droni più di noi? Siamo sicuri che non la si possa sostenere in altro modo?». È il possibile punto di caduta, circola da qualche giorno. Conte rivendica di aver chiesto da subito la diplomatica, contro la linea anglostatunitense: «Sulla svolta negoziale possiamo riconoscerci» Schlein abbozza: «Non facciamoci raccontare divisi ma la destra lo è molto di più, anche in politica estera».
