Zona d'interesse L’ascesa dell’Afd, le tensioni con i partner di governo e all’interno dei cristiano democratici
Sono passati solo tre giorni dalle devastanti elezioni della Sassonia-Anhalt stravinte da Afd e il cancelliere Friedrich Merz appare già chiuso in un vicolo cieco. Le pessime notizie provenienti sul fronte esterno – a partire dal clamoroso allarme per le scorte strategiche di gas della Germania attualmente del 13% sotto la media Ue – si sommano alle forti agitazioni intestine al suo governo di coalizione con il Partito socialdemocratico (Spd) e al vero e proprio terremoto interno che sta per innescarsi nella Cdu.
Il leader cristiano-democratico si è infilato in una strada senza via d’uscita da cui non si può che non venirne fuori a pezzi, specialmente dopo aver annunciato che, sebbene la batosta alle urne sia scioccante, «il mio programma politico non cambia», come ha ribadito nella dichiarazione immediatamente successiva al trionfo elettorale del partito di ultradestra guidato da Alice Weidel.
AVANTI COME PRIMA, a costo di schiantarsi sul muro che gli stanno erigendo intorno per arginare i suoi margini di manovra. Il vicecancelliere e ministro delle Finanze Lars Klingbeil intende aumentare il peso interno della Spd nel governo alla luce della vittoria in Sassonia-Anhalt, dove i socialdemocratici non solo hanno tenuto, conquistando oltre il 9% dei voti nonostante l’“effetto-governo”, ma hanno persino aumentato leggermente il consenso rispetto a cinque anni fa (+ 0.9%) al contrario del partner di governo.
Una rogna non da poco per Merz, pronto a reagire alla sconfitta elettorale rilanciando la sua linea law & order contro migranti (il suo inner-circle sta studiando come poter introdurre il ritiro della doppia cittadinanza «per chi delinque»), essendo sempre ancora ostinatamente convinto che sia la migliore arma per fermare Afd.
INVECE NON POTRÀ FARLO per via dello stop della Spd che ha giocato la sua campagna elettorale in Sassonia-Anhalt sul tema delle pensioni e del welfare sanitario, e non sull’ossessione per gli stranieri (pur ampiamente presente dentro al partito).
MA IL VERO SMOTTAMENTO che rischia di far crollare giù l’impalcatura politica a cui rimane aggrappato, con sempre meno forze, il cancelliere, è lo spaventoso, rapido, irrefrenabile cedimento del terreno in campo democristiano. Ieri Tino Schomann, vicepresidente della Cdu Meclemburgo-Pomerania ha esplicitamente chiesto a Merz di fare un passo indietro: «La responsabilità principale del disastro elettorale del nostro partito è di Berlino» sottolinea Schomann alla tv pubblica Ndr.
Un messaggio pesantissimo e inequivocabile per il leader cristiano-democratico: il 20 settembre in Meclemburgo-Pomerania si aprono le urne per il rinnovo del Parlamento (lo stesso giorno del Land di Berlino) e Afd si prepara a replicare la vittoria della Sassonia-Anhalt. Qui il volto di Merz non è la faccia del governo da presentare orgogliosamente al comizio finale della campagna elettorale ma un fardello di cui liberarsi prima che sia troppo tardi.
In più, il cancelliere non sembra davvero più in grado di dare le carte del gioco passato nelle mani della leader di Afd Alice Widel. Dal mazzo della Sassonia-Anhalt già spuntano i peggiori “figuri” tra la schiera dei nomi di punta della delegazione dell’ultradestra nel landtag di Magdeburgo candidati a entrare della squadra di governo del premier Ulrich Siegmund.
Come per esempio Frank-Ronald Bischoff; nel curriculum vanta dodici anni in una posizione di alto livello all’interno della Stasi, oppure come gli altri 39 uomini (e solo un paio di donne) incorniciati nella prima pagina web di Die Zeit con un passato simile se non peggiore. Neodeputati con un background di militanza nazista o condotte al limite della legalità. Contro cui inizia a dilagare la protesta: ieri è esplosa l’indignazione popolare per l’onda nera che sta per abbattersi anche sul Meclemburgo-Pomerania e sulla Città-Stato di Berlino fra pochi giorni. Sotto la Porta di Brandeburgo la demo pacifica contro i fascio-populisti: in totale oltre cinquemila persone che non accettano il terrificante programma di governo di Afd basato sulle deportazioni di massa di richiedenti-asilo, sull’alzabandiera nelle scuole, e sulla fine del servizio pubblico radiotelevisivo.
ANCHE PER QUESTO Angela Merkel soffre come non mai, come emerge dal suo commento del voto in Sassonia-Anhalt: «Come membro della Cdu il mio cuore sanguina: è una scioccante cesura che viviamo nella storia della Repubblica federale» dice Mutti. Prima della stoccata al brandmauer, il muro per arginare l’ultradestra: «Non l’ho inventato io e non mi piace neanche tanto. Soprattutto, non convince le persone».
