Le celebrazioni 120 anni di Cgil: chiusura al teatro La Scala con il capo dello Stato Sergio Mattarella
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Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini – Foto Flickr
Due guerre, una crisi economica con pochi precedenti, la torsione autoritaria in atto in diverse democrazie, il ritorno dei fascismi, il declino industriale dell’Italia. La Cgil, il sindacato più grande del paese, compie 120 anni in questo contesto. E nel corso delle celebrazioni a Milano (città nella quale nel 1906 si costituì la Confederazione generale del lavoro in occasione del suo primo congresso) l’organizzazione dei lavoratori lancia subito la prossima mobilitazione. Il 17 ottobre a Roma si terrà una manifestazione nazionale con le oltre 100 associazioni, tra cui Emergency, Acli, Anpi, Arci, che hanno aderito al progetto sulla Costituzione “La via maestra”, «necessaria di fronte alla torsione autoritaria in Italia, in Europa e nel mondo».
«Siamo in una frase straordinaria», ha sostenuto il segretario nazionale Maurizio Landini davanti alla platea di delegati arrivati da tutta Italia e da ogni federazione allo spazio Rubattino 56, ex zona industriale alle porte della città.
Un’assemblea generale per fare il punto sulle sfide attuali del sindacato: intelligenza artificiale, transizione energetica ed economia di guerra da superare con la costruzione di un nuovo modello di sviluppo. «C’è il rischio molto concreto di una regressione e di un imbarbarimento della vita su tutto il pianeta», ha detto Landini. Per il segretario è necessario che il mondo del lavoro «diventi protagonista nell’uso della tecnologia, nella sua progettazione, definizione e dei suoi usi e delle sue finalità», perché, ha sottolineato, «siamo di fronte ad una concentrazione di potere senza precedenti in mano a pochi grandi privati, al centro deve rimanere l’uomo e non il profitto che determina questa situazione». In primo piano durante la discussione, aperta da un saluto del cardinale Zuppi e di Gilbert F. Houngbo, direttore generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), anche i conflitti e la precarietà. «Se guardiamo quello che sta succedendo oggi – ha spiegato – notiamo che molto spesso il ritorno alla guerra, che è stata sdoganata, nasce proprio dalla necessità di un controllo dei processi tecnologici e delle fonti energetiche».
Quanto alla situazione italiana, Landini ha ribadito che non si candiderà alle prossime politiche. Ma suggerisce al centrosinistra di «provare a dare risposte ai problemi concreti delle persone che non arrivano alla fine del mese: o si affrontano o la gente continua a pensare che deve arrangiarsi, non sa dove sbattere la testa e non va a votare perché non si sente rappresentato da nessuno». Questa è «la ragione per cui il 17 ottobre la Cgil torna in piazza a Roma: per applicare i principi della Costituzione, che significa oggi aumentare i salari, ridurre la precarietà e fare finalmente quella riforma fiscale che va a prendere i soldi dove sono, un sistema di tassazione diverso è sempre più essenziale, bisogna tassare il lavoro più dei profitti e delle rendite finanziarie, se invece si investe in armi non ci saranno altri fondi da investire nella scuola, nella ricerca e nella sanità».
La prospettiva della Cgil è quella di «una grande mobilitazione», che parte a ottobre per dipanarsi nei mesi successivi, tra l’approvazione della manovra e la campagna elettorale. L’obiettivo, ha specificato il leader del sindacato, è «costruire reti per rendere il lavoro un soggetto che cambia il modello di sviluppo e quindi il futuro», utilizzando «la memoria delle lotte e delle conquiste come elemento da cui ripartire». Le celebrazioni si chiuderanno oggi al Teatro La Scala, dove è atteso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
