Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Campo largo La segretaria in direzione: «Uno non vale uno». Conte: «Sulle armi gli elettori sono con me»

LEGGI ANCHE Avs lancia la «restituzione fiscale»: «A Pd e M5S chiediamo coraggio»

5ab5d7da-9acf-42b2-8683-5af089b2b7c5 Roma, la segretaria Elly Schlein nel corso della direzione nazionale del Pd – Foto di Maurizio Brambatti / Ansa

Elly Schlein è entrata ufficialmente in campagna elettorale. Per le primarie prima, per le politiche dopo. Ieri, aprendo la direzione Pd, ha dismesso i panni dell’incassatrice e ha menato fendenti in varie direzioni: verso Meloni, ovviamente, verso Conte e, ancora una volta, verso quell’establishment che cerca di condizionarla perché teme, se arriverà una leader di sinistra a palazzo Chigi, di vedere messi in discussione «interessi finora ritenuti intoccabili».

SI TRATTA di quell’establishment, anche mediatico, che fin qui ha cercato di sabotarla, darle la linea, profetizzare il crollo del suo Pd ad ogni appuntamento elettorale. «Vi faremo perdere la scommessa anche stavolta», dice Schlein citando la «paura che suscitiamo in chi detiene potere e privilegi che non vuole siano messi in discussione». «Siamo un partito autonomo che risponde solo ai suoi iscritti ed elettori, non a chi vorrebbe darci la linea da fuori, a chi cerca ogni giorno di entrarci in casa per dividerci e fare i suoi comodi». «Siamo un gruppo dirigente che dirige e che non si fa portare a spasso da nessuno: siamo qui per scardinare un sistema che per troppo tempo ha tenuto fermo il paese», il messaggio mandato a chi la spinge a fare un passo indietro a favore di un leader più disponibile a un governo di larghe intese.

NON È LA PRIMA VOLTA che Schlein cita un establishment che «non vuole un governo di sinistra». Ma mai così esplicitamente. Non fa nomi, però cita le scelte di «schierare il Pd per la sanità pubblica contro enormi interessi» e la richiesta alle società energetiche «di contribuire di più con gli extraprofitti a favore delle famiglie che fanno fatica a pagare le bollette. «Sapevamo che queste posizioni avrebbero avuto delle conseguenze, ma stiamo facendo quello che la nostra gente si aspetta da noi. Sono loro che ci danno la forza di andare avanti nonostante tutto quello che ci buttano addosso ogni giorno». La voce di Schlein quasi si incrina, la sala la applaude.

POCO PRIMA, dopo settimane di attacchi ricevuti, si era rivolta polemicamente a Conte: «In qualsiasi altro paese europeo non ci sarebbe stata questa discussione sulla leadership perché è normale che guidi il partito che prende un voto in più: non è egemonia, è democrazia. Poi, se c’è qualcuno che non riconosce questo principio, noi siamo disponibili anche alle primarie. E se le faremo, le vinceremo insieme». E ancora: «Il programma si scrive con tutta l’alleanza, ma non è che uno vale uno. Non ci ha regalato niente nessuno, se siamo il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati con la fatica di convincere le persone che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze. Generosi sì, ingenui no». È la prima volta dal 2023 che Schlein si lancia in una polemica con gli alleati. Si vede che il vaso era colmo. E l’ultima goccia è stata la frase di Conte, giovedì, quando ha detto che è stata lei a dire no a un federatore del cengrosinistra. Una stilettata che era stata preceduta dall’affermazione che fosse il Pd, e non altri, a non essere ancora pronto con il programma. «Ho proposto agli alleati a novembre del 2025, dopo le regionali, un grande percorso di ascolto fatto insieme attraverso il paese», dice la leader. «Legittimamente c’è chi ha annunciato un proprio percorso che si è concluso solo a settembre di quest’anno. Noi il nostro l’abbiamo fatto a febbraio, per essere pronti già il giorno dopo il referendum». «Noi siamo pronti e possiamo partire subito», mette in chiaro, purché ci siano tutti i partner, compresi i centristi, «e per noi è irrinunciabile che il percorso non si faccia chiusi in una stanza» ma coinvolgendo chi ha votato No al referendum. «Prima il programma, che deve essere un patto vincolante poi si sceglie la guida», sintetizza Schlein che invoca una «sintesi alta» sull’Ucraina «Deve essere firmato col sangue», le fa eco Bonaccini. In sintesi: programma a novembre, gazebo non prima di febbraio 2027.

LA REAZIONE DI CONTE: «Schlein ha ufficialmente confermato che per lei ci sono due strade: o la candidata premier è lei oppure ci saranno le primarie. Dunque non ci sono alternative alle primarie. Le affronterò con spirito unitario, non consentirò che diventino un duello rusticano». Ma, avverte il leader M5S, «per me uno vale uno significa che contano i cittadini, che per la stragrande maggioranza dicono basta a questa escalation militare a suon di armi». E Se Renzi dà ragione a Schlein sul ruolo guida del Pd, Conte affonda: «Lei si sta assumendo una grande responsabilità volendo Renzi sin dall’inizio. Sarà diretta garante». Anche Avs non gradisce: «È sbagliato dire “uno non vale uno”. Nel confronto delle idee non può esserci la forza dei numeri», avverte Bonelli.

SCHLEIN ATTACCA MELONI, che l’aveva accusata di non avere un argomento reale contro il governo. «Io gliene dico 10, numeri alla mano», dice la segretaria, citano «il record di pressione fiscale» «gli stipendi tra i più bassi d’Europa», il «costo dell’energia più caro d’Europa», «6 milioni di persone in povertà assoluta», la sanità al collasso e via elencando. «Dici falsità e rispondi con 10 giorni di ritardo», replica la premier. E la dem controreplica: «Può sbraitare, ma alla fine i fatti restano, e lo sanno gli italiani». Alla fine la relazione viene approvata all’unanimità in direzione. «Basta col tormentone del federatore», la sostiene Franceschini. La destra dem non partecipa al voto. Polemico Giorgio Gori per la decisione di non ammettere altri candidati Pd alle primarie: «I riformisti vi piacciono solo fuori dal Pd». E Guerini spiega: «Su primarie e programmi ci sono punti ancora non chiariti».