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25 SETTEMBRE. Crescono le tensioni tra gli ex alleati

Conte attacca il segretario dem: «Progressista è chi il progressista fa» Giuseppe Conte - Ansa

La stampa attribuisce a Giuseppe Conte simpatie bipartisan: da un lato si dice che sia in attesa di un incontro con il leader della sinistra francese Jean-Luc Mélenchon, dall’altro che abbia ricevuto l’endorsement di Donald Trump. La prima notizia si rivela priva di fondamento.

La seconda, legata al fatto che l’ex presidente degli Stati uniti avrebbe chiesto informazioni di Giuseppe a un interlocutore italiano, un giornalista di Repubblica, viene seccamente smentita dallo stesso leader del Movimento 5 Stelle. «Succedono cose strane in questa campagna elettorale. Ora si tira in mezzo Trump. Il 25 settembre si avvicina, il M5S spaventa e si gioca sporco – dice Conte in un video affidato ai suoi canali social – Certa stampa peraltro deve fare pace con l’onestà intellettuale – prosegue l’avvocato, un giorno mi accusano di essere un anti-atlantista un altro mi rimproverano il rapporto solito con gli Usa durante la mia esperienza a Palazzo Chigi».

Intanto, complici le schermaglie della campagna elettorale e l’appello di Enrico Letta al «voto utile», le tensioni tra M5S e Pd crescono di giorno in giorno: nell’era Conte la distanza tra le due forze politiche non è mai stata così grande. L’avvocato polemizza col segretario dem che ha sostenuto che «l’agenda del Movimento non è progressista». «Caro Enrico mi permetto un suggerimento – attacca Conte – I cittadini, la tua stessa comunità politica, sanno chi sono, non sono così sprovveduti, allora smettetela con queste balle mal congegnate e con l’arroganza di distribuire patenti di legittimità di ogni tipo, a destra e a manca». «Progressista è chi il progressista fa», dice il leader 5 Stelle parafrasando Forrest Gump.

Forse per la prima volta, poi, rispondendo a Corriere Tv a una domanda sui decreti sicurezza approvati sotto il suo primo governo insieme a Salvini e alla Lega, Conte fa autocritica in maniera netta: quei provvedimenti, dice, «furono un errore, quando uno fa un errore va ammesso». Si tratta anche in questo caso del tentativo di smantellare un argomento della sinistra nei suoi confronti. Adesso parla di provvedimenti «inefficaci» e «carenti per quanto riguarda l’integrazione».

Poi stigmatizza chi punta il dito contro il «singolo sbarco, accanirsi contro di loro non ha proprio senso». «Quando parlano di blocchi navali – aggiunge riferendosi a Meloni – dicono delle stupidaggini» bisogna invece «lavorare seriamente sulla sicurezza e l’integrazione e sfidare le ricette inadeguate della destra». Conte rivendica poi lo ius scholae come elemento di un «sistema integrato», mentre invece «le politiche della destra guardano il barcone, si concentrano sui disperati».

Poi si toglie un sassolino dalla scarpa su Luigi Di Maio. «Di Maio ha percentuali molto basse, non ha molto senso votarlo. Soprattutto perché ha abiurato a tutte le battaglie del M5S, ha rinnegato tutto il passato: sarebbe come votare un fuor d’opera».

Quanto ai rapporti col Pd, si mostra meno netta Roberta Lombardi, assessora alla transizione ecologica in Regione Lazio con il presidente e attuale candidato dem al parlamento Nicola Zingaretti.

«Noi abbiamo dimostrato a maggior ragione in questi tre governi, che sui temi siamo disposti a lavorare e a collaborare con tutti – dice Lombardi partecipando alla presentazione delle liste pentastellate di Roma e del Lazio – Lo stiamo dimostrando anche in Regione. Con il Partito democratico ora a livello nazionale c’è una divergenza perché noi non condividiamo l’agenda Draghi. Ma io non escludo niente, perché abbiamo sempre avuto come faro l’interesse dei cittadini e il mantenimento degli impegni che ci assumiamo in campagna elettorale. Chiediamo quindi ai nostri partner la stessa affidabilità che diamo noi a loro».