8 marzo, comunicato degli studenti di Faenza, osa, collettivo colibrì.
Scendiamo in piazza insieme alle lavoratrici per educazione sessuoaffettiva, carriera alias, congedo mestruale in ogni scuola!
Contro il Ddl Bongiorno e un Governo che attacca i diritti delle donne e degli studenti! leggi il comunicato!
Esattamente come negli anni scorsi arriviamo alla Giornata Internazionale della donna mentre siamo quotidianamente costretti ad assistere alle tragiche notizie di casi di femminicidi e molestie in tutto il paese.
Non ci stupisce, nonostante la grave situazione di violenza nel paese, 1 donna su 3 ha subito nella propria vita un qualche tipo di violenza, vengono meno i consultori, luoghi fondamentali di prevenzionei, osserviamo lo svuotamento del diritto all’aborto, soprattutto negli enti pubblici, e il progressivo definanziamento dei servizi di prevenzione della violenza, come i CAV, sempre meno numerosi e le case rifugio per le donne: talmente insufficienti che, ad esempio nel Lazio, respingono in media ogni anno circa l’80 per cento delle donne per mancanza di posti disponibili.
Inoltre i tagli allo stato sociale, portati avanti negli ultimi trent’anni dai governi di centrodestra e centrosinistra, hanno colpito i settori popolari aggravando la dipendenza economica di molte donne, che è una delle cause scatenanti della violenza e di impossibilità di uscita dalle logiche di dominio patriarcale.
I numeri dell'ispettorato (INL 2024) sono una dichiarazione di guerra sociale:
* 70% delle dimissioni volontarie (oltre 60.000 l'anno) sono rassegnate da madri con figli sotto i 3 anni.
* Il 41% delle giovani madri lavora part-time, ma per la metà di loro è un’imposizione dovuta all'assenza di servizi.
A questo si aggiunge la piaga delle molestie: 2 milioni di donne hanno subito ricatti o molestie in carriera! E secondo recenti indagini, chi subisce molestie spesso perde il lavoro: il 28% si dimette per disperazione e il 14% viene addirittura licenziata.
il Governo Meloni e Valditara continuano ad attaccare i diritti di noi studentesse, donne e libere soggettività. Pensiamo al Ddl Bongiorno o “Ddl stupro” che, rimuovendo il concetto di consenso riguardo la legislazione sullo stupro, fa diventare necessaria la “volontà contraria all’atto sessuale”: una formulazione vaga e che che passa alla vittima la responsabilità di dimostrare che ha espresso il suo dissenso all’atto.
Tutto questo mentre il Ddl Valditara rende l'educazione sessuo-affettiva facoltativa per escluderla di fatto dalla maggioranza delle scuole. Il risultato diretto è che nella maggior parte delle nostre scuole, che potrebbero svolgere una funzione educativa importantissima, ancora non sono presenti forme di tutela e presa di coscienza contro violenza e discriminazione di genere.
Per questo in questi giorni stiamo raccogliendo le firme per far approvare la “mozione 8 marzo”, che costringa le scuole di Faenza e di tutto il paese a schierarsi contro il Ddl Bongiorno ed attivare immediatamente educazione sessuoaffettiva, carriera alias e congedo mestruale.
Abbiamo raccolto centinaia di firme che porteremo nei prossimi giorni a tutti i presidi ma ancora non basta:
Invitiamo tutti a scendere in piazza il 9 marzo a Faenza
La divisione I «No Kings», impegnati nella grande manifestazione del 27 e 28 marzo a Roma, considerano il referendum un pezzo della lotta contro l’autoritarismo. E dicono No
Manifestazione contro il Ddl Sicurezza – Valentina Stefanelli/LaPresse
Per vincere un referendum, come è noto, bisogna convincere la maggioranza dei votanti. Il tema della dialettica sociale tra maggioranza e minoranza, delle egemonie percepite e di quelle da costruire, è al centro dell’azione della coalizione No Kings, che sulla scia dei movimenti statunitensi contro Trump scenderà in piazza il 28 marzo prossimo. Molti dei discorsi dei No Kings ruotano attorno a questo assunto: se i nuovi re e le nuove regine (declinati al plurale perché ci si riferisce a un potere multilivello che agisce sulla politica, la produzione e la riproduzione) a volte appaiono invincibili, bisogna ricordarsi che sono espressione di una minoranza. Perché fanno gli interessi di pochi privilegiati e perché l’egemonia culturale che sono riusciti a imporre è fatta di bolle e narrazioni che non arrivano davvero alla gran parte delle popolazioni.
Qualche giorno fa, un articolo su Le Monde si chiedeva come fosse possibile che Fratelli d’Italia, il partito della presidente del consiglio «che viene dal neofascismo» Giorgia Meloni nei sondaggi veleggi ancora poco sotto il 30% dei voti quando altri rilevamenti registrano che più del 70% degli italiani non sono soddisfatti della direzione che sta prendendo il paese. Per spiegare queste contraddizioni l’analisi del quotidiano francese considera il peso dell’alto tasso di astensione e quello dell’invecchiamento della società che conduce a disinvestire sul futuro. Ma suggerisce anche una lettura più legata alla dialettica politica italiana: non emerge alcuna alternativa possibile, vige l’impressione che ogni attore in campo sia stato già messa alla prova e che dunque tanto vale tenersi Meloni. La manifestazione che si terrà a Roma nel fine settimana successivo al referendum potrebbe sbloccare questo meccanismo, tanto più se qualche giorno prima la forzatura sulla Costituzione dovesse essere bocciata nelle urne. All’esito del referendum, insomma, è inevitabilmente vincolata, come di fronte a un bivio: può costituire un primo passaggio della nuova fase della resistenza nel caso dovesse prevalere il Sì oppure può diventare l’occasione per rivendicare la vittoria nei confronti dell’ennesima stretta autoritaria delle destre.
Il metodo della convergenza dei No Kings, l’idea di costruire uno spazio «plurale e accogliente» nei confronti di chiunque voglia contrastare l’autoritarismo si accompagna all’idea che sia inutile predicare il ritorno del tempo che fu, come se la destra avesse rotto un equilibro da restaurare, e che si debbano costruire e mettere in pratica nuove forme di democrazia e giustizia sociale. Questo ingrediente viene considerato imprescindibile proprio per allargare ulteriormente le mobilitazioni e sfuggire alla trappola retorica e materiale, della mancanza di alternative.
Può tutto ciò coincidere con l’impegno per il no al referendum costituzionale sulla giustizia? Per Federica Borlizzi, giurista e attivista che all’interno della grande assemblea del movimento, si occupa sopratutto di questi temi, il referendum sulla giustizia «è un passaggio decisivo». «Fermare la controriforma – spiega – significa far saltare il perno di un disegno che punta a verticalizzare il potere, consentendo all’esecutivo di agire indisturbato nell’attuazione di ulteriori politiche classiste, sessiste e razziste». Le radici della mobilitazione «O re o libertà» sono nelle partecipate campagna contro i decreti sicurezza dei mesi scorsi. Che hanno molto a che fare con i temi della giustizia, visto che lo stesso ministro dell’interno Matteo Piantedosi ha ammesso che per superare i vincoli posti dalla magistratura alla compressione dei diritti, bisogna ricorrere alle misure di polizia, come nel caso del fermo preventivo inserito nell’ultimo pacchetto emanato dal governo.
«L’attacco alla giurisdizione si inserisce pienamente in questo disegno – prosegue Borlizzi – L’obiettivo di questa controriforma della giustizia è minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, in modo da renderla servile alle scelte governative. Ed è qui che il nesso con il securitarismo diventa evidente. Bisogna eliminare anche solo la possibilità che l’autorità giudiziaria possa rappresentare un ostacolo all’attuazione di politiche che comprimono diritti e libertà fondamentali».
I No Kings, insomma, sottolineano il nesso tra questa minaccia alle libertà civili e i diritti sociali costantemente sotto attacco. «È così che funzionano i regimi autoritari – afferma Borlizzi – Costruiscono emergenze, alimentano paure, agitano lo spauracchio di nemici immaginari mentre svuotano le tutele che tengono in piedi la vita quotidiana delle persone. L’insicurezza sociale diviene uno strumento di governo e risorsa politica da alimentare. Lo vediamo nei fatti: sei milioni di persone rinunciano alle cure mentre il Servizio sanitario nazionale viene definanziato e si rafforza il privato; un milione e mezzo vive in grave disagio abitativo mentre il ‘piano casa’ tutela fondi speculativi e rendite; il potere d’acquisto dei salari è del tutto eroso dall’aumento del prezzo dei beni di prima necessità».
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La riforma della giustizia del Governo Meloni mina alla radice l’autonomia del potere giudiziario spaccando e depotenziando il CSM, l’organo che ne garantisce l’indipendenza dalla politica.
Votando NO al referendum del 22 e 23 marzo 2026 puoi scegliere di non convalidarla e lasciare che i giudici continuino a rispondere solo alla legge e alla Costituzione.
Questo referendum non ha bisogno di un quorum: un solo voto può fare la differenza, e può essere il tuo.
Risposte chiare e sintetiche a tutte le domande più frequenti https://www.giustodireno.it/saperne-di-piu/
Together Verso la grande manifestazione nazionale del 28 marzo a Roma, 700 sigle si impegnano per il referendum e rilanciano la piazza
L'assemblea No Kings al Tpo di Bologna del 24 gennaio scorso – Anna Maria Meccariello
«I decreti sicurezza, la svolta autoritaria, il premierato, l’attacco alla giustizia, la normalizzazione dell’idea che manifestare non sia più un diritto e che la deportazione di massa di persone migranti non sia un crimine. Non sono provvedimenti separati: sono un progetto di società». Dopo la grande assemblea del 24 e 25 gennaio scorsi a Bologna, i No Kings italiani si preparano per la manifestazione nazionale del prossimo 28 marzo. L’evento è fissato a qualche giorno dal referendum sulla riforma della giustizia: sarà occasione, indipendentemente dall’esito della consultazione che tutti i sondaggi al momento danno incerta, per testare una risposta sociale forte all’attacco delle destre italiane e globali allo stato di diritto.
ATTORNO AL CORTEO si muovono parecchie cose, a conferma della vivacità dell’ampio spettro che ha deciso di coalizzare per dare una risposta al governo che sia all’altezza della sfida. Innanzitutto, si spera che il mondo dello spettacolo e della cultura colga questa occasione per prendere posizione e lanciare un messaggio. È accaduto negli Stati uniti e in Inghilterra, dove artisti come Bruce Springsteen, Tom Morello, Billy Bragg, Brian Eno e Paul Weller hanno dato la loro adesione a proteste anti-sovraniste. In quel giorno, peraltro, nel paese di Trump ci saranno cortei e manifestazioni e i movimenti inglesi si ritroveranno a Londra per il grande concerto sotto la sigla Together. Parola che viene ripresa anche dalla mobilitazione italiana.
Che prende le mosse dalle settecento sigle che il mese scorso si sono viste a Bologna. «Stiamo provando a portare a Roma lo spirito di Minneapolis – spiega Luca Blasi – Vogliamo essere moltitudine, marea e popolo. Vogliamo costruire una larga alleanza contro il sovranismo. E per farlo c’è bisogno di una condizione primaria: questa manifestazione dovrà essere accogliente, aperta alle differenze e alle complessità. Ma deve essere chiaro che non ci sono secondi fini: siamo quello che diciamo chiamando le persone a Roma». Non saranno pochi, per fortuna. Dai primi contatti con la questura è stato messo in chiaro che serviranno spazi larghi, che bisognerà attrezzarsi per accogliere a Roma centinaia di migliaia di persone.
ALLE RIUNIONI sta partecipando anche la Cgil, con Flai, Fiom e Flc in prima fila. Nelle prossime settimane il sindacato deciderà se aderire formalmente. La mobilitazione muove i suoi passi accanto alla prossima missione della Sumud Flotilla per la Palestina, che dovrebbe partire il giorno successivo al corteo. Ci saranno i cattolici di base e le Ong, l’Arci e le associazioni del terzo settore. La missione, come sostiene Blasi, è quella di costruire una piazza nella quale possano trovarsi a loro agio tutti quelli che «difendono l’umanità, contro guerra e razzismo». Ci sarà, come da proposta di Filippo Miraglia sulle pagine di questo giornale, uno spezzone dedicato ai diritti dei migranti, contro le nuove norme europee e l’ennesima stretta decisa dal governo. «Hanno scommesso sull’Europa delle nazioni contro l’Europa dei diritti – spiegano i No Kings – Hanno accelerato ovunque: nelle leggi, nel linguaggio, nella repressione. Loro hanno un piano: vogliono farci credere che lottare per vivere meglio significhi essere un problema. Ma hanno osato troppo».
TUTTO QUESTO percorso impatta con una scadenza, che è impossibile da eludere anche per il ruolo che il governo Meloni le sta dando in chiave di repressione dei conflitti e controllo della magistratura: quella delle urne per il referendum del fine settimana che precede la manifestazione. Ecco perché gli organizzatori ribadiscono l’impegno a mobilitarsi per sconfiggere le destre anche su quel terreno. Da oggi dobbiamo essere una persona più di loro, per disegnare il mondo nuovo, contenderlo, non lasciarlo nelle loro mani – prosegue l’appello dei No Kings – Per questo il 28 marzo deve essere più di una data ma una forza ampia che viene dai territori, che dialoga con le mobilitazioni globali. Una confederazione, una visione di futuro condiviso, uno scacco al re».