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I principali parametri economici sono ancora positivi, ma si apre una fase di recessione che per la Fiom deve essere affrontata con investimenti pubblici e col ripristino degli ammortizzatori sociali. I temi che il governo della Regione dovrà affrontare

Una operaia in fabbrica, foto di Squillantini/Buenavista

Sarà un voto per il governo del territorio, quello che tra poche settimane, il 26 gennaio 2020, vedrà impegnata l’Emilia Romagna. Un voto per l’amministrazione di una regione fondamentale per il nostro Paese, tra le più virtuose o tra le meno problematiche, a seconda di come la si vede. Ma il riverbero sul piano nazionale è chiaro a tutti. Non a caso da Bologna è partita l’ultima novità politica italiana, le Sardine, con immediata estensione al resto d’Italia. E l’esito dell’appuntamento elettorale – se il cammino della destra proseguirà, o se sarà arrestato, e in quale misura – inevitabilmente modificherà gli equilibri nazionali.

Ma l’Emilia Romagna, e in particolare il mondo del lavoro di questa regione, di cosa ha bisogno? Cosa chiede a chi la governerà? Quali emergenze segnala, quali risposte attende e in quale stato di salute si trova? Su questi temi ha fatto il punto in un documento la Fiom Cgil regionale, concentrandosi ovviamente sul settore metalmeccanico, per poi allargare lo sguardo a questioni più generali e di “governo della polis”, come da tradizione della Fiom e come si evince dalle parole di Samuele Lodi, segretario generale della categoria regionale: “Per la Fiom la ‘via maestra’ sia sulle tematiche del lavoro, sia su quelle dei diritti civili e sociali è rappresentata dalla nostra Costituzione”.

I metalmeccanici riconoscono che nei parametri economici principali – occupazione, disoccupazione, Pil ed esportazioni – la regione è tornata in linea con i dati della fase precedente alla crisi economica scoppiata dopo il 2010, ma rilevano l’innesco di una nuova stagione difficile, e registrano “crescenti difficoltà nelle imprese, tassi di crescita pressoché azzerati, anche a causa di una forte contrazione delle esportazioni, e un aumento continuo del ricorso agli ammortizzatori sociali”. L’argine alla probabile recessione – sostiene la Fiom – non può che venire da “forti investimenti pubblici che facciano da volano a quelli privati, all’interno di una strategia definita di politica industriale”. Quanto al capitolo ammortizzatori sociali, la Fiom richiama l’urgenza di una “vera riforma”, “anche a livello della nostra Regione, affinché siano ripristinati gli ammortizzatori in deroga ed evitati drammi sociali nei settori maggiormente in difficoltà (ad esempio i servizi o l’artigianato). Questa Regione – si legge nel documento Fiom – un contributo lo può dare, a partire dal ripristino del blocco dei licenziamenti già presente nel Patto per attraversare la crisi del 2010, che deve assumere carattere vincolante per tutti i settori e tutte le imprese”.

Alla politica e al governo regionale che verrà il sindacato chiede “l’applicazione dei giusti contratti di lavoro”, la verifica della “regolarità negli appalti respingendo la logica del massimo ribasso”, la lotta alla precarietà “sostenuta anche a livello regionale con la definizione di buone pratiche che garantiscano percentuali massime di utilizzo di lavoratori ‘precari’ nelle imprese e prevedendo ovunque percorsi certi di stabilizzazione”. Inoltre “vanno combattuti – anche con gli strumenti a disposizione della Regione – i falsi stage e tirocini e quei percorsi di alternanza scuola lavoro che nascondono lavoro gratuito”. C’è poi una questione salariale ineludibile, per la Fiom, perché “le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, soprattutto operai e impiegati, sono ferme da troppi anni”, e di questo si sente il peso anche in Emilia Romagna, “nonostante la contrattazione aziendale avanzata che si pratica in tante imprese”. Dunque per i metalmeccanici “non è più il tempo della moderazione salariale”, e chi governerà la Regione dovrà accogliere le rivendicazioni di Fim, Fiom e Uilm per il rinnovo del contratto nazionale.

Il sindacato assegna poi un ruolo centrale, nell’Emilia Romagna dei prossimi anni, al “processo di riconversione delle produzioni in un’ottica di sostenibilità ambientale”. La Fiom chiede esplicitamente alle imprese della regione di “trainare questo processo insieme al sindacato e alla Regione che deve avere un ruolo centrale nell’immaginare e realizzare un green new deal”. Però nella “transizione ambientale i lavoratori e le lavoratrici devono avere il diritto a non sentire messo in discussione il posto di lavoro: la formazione e percorsi condivisi di riqualificazione diventano elementi centrali come la definizione di ammortizzatori sociali aggiuntivi e specifici”.

Il documento della Fiom ribadisce la centralità dei servizi pubblici e della sanità “garantita a tutti”, sostiene una scuola laica e pubblica “senza seguire una pericolosa deriva di balcanizzazione implicita nei percorsi di autonomia regionale portati avanti da più regioni italiane, tra le quali l’Emilia Romagna”. Per i metalmeccanici, infine, l’Emilia Romagna deve essere, deve restare, “una regione accogliente e solidale”: “È il momento di dire basta a chi individua nello straniero il responsabile di ogni male nel Paese per non volere affrontare i veri nodi che da sempre condannano l’Italia alla periferia dell’Europa”.

Restando in un quadro generale, lo scorso dicembre 2019 l’Ires Cgil Emilia Romagna (l’istituto di ricerca della confederazione) ha presentato il suo settimo rapporto sull’economia della regione. Nel presentare il rapporto su Rassegna, il presidente dell’istituto, Giuliano Guietti, ha riconosciuto una crescita economica “tangibile” nel triennio 2016-2018 (Pil complessivo al +5%, un punto sopra la media nazionale), confermata nonostante la frenata anche nel 2019 (+0,5%). Ma i disoccupati, sebbene in calo, superano ancora il “periodo pre-crisi: nel 2018 erano ancora quasi il doppio rispetto al 2008. Inoltre – spiega Guietti – l’aumento degli occupati non trova piena corrispondenza nell’incremento delle ore lavorate”. La difficoltà, per il dirigente Cgil, nasce da diversi fattori: “Il ricorso alla cassa integrazione, specie straordinaria, tornato a crescere nell’ultimo anno; l’aumento della quota di contratti temporanei, giunta quasi a toccare nel 2018 il 18% di tutto il lavoro dipendente; (...) infine, la forte espansione del part time”. In sintesi: “Più occupati, ma con meno ore di lavoro per ciascuno”, e quindi con meno reddito.

Un capitolo a parte, in questo appuntamento elettorale, merita la questione dei giovani in Emilia Romagna: dati demografici, quanto e come lavorano, quanto guadagnano, il loro livello di istruzione e formazione. Si veda questo Focus, che riprende i dati dell’Ires Cgil.