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 In questa fase partecipazione ed autonomia debbono più che mai andare insieme

Dopo il voto di fiducia al governo Conte 2 resta il sollievo per avere evitato di regalare alla protervia di Salvini le elezioni anticipate, nella consapevolezza che aveva cercato di ottenerle ad ogni costo, fino a provocare la crisi del governo di cui faceva parte, contando sui sondaggi favorevoli e con l'obiettivo di ottenere pieni poteri.

La formazione del nuovo governo allontana, per ora, la minaccia di una vittoria elettorale di una destra becera, reazionaria, sanfedista coagulata ed egemonizzata dalla Lega, che ora subisce una battuta d'arresto, conseguenza del fallimento dell'azzardo di Salvini.

Evitare le trappole dell'avversario non basta ma è comunque importante e anche chi è perplesso sulla soluzione politica è probabilmente consapevole che ci sono possibilità che debbono essere sfruttate, per tentare di costruire quello che oggi non c'è.

Per questo è bene dire con chiarezza che non è affatto sicuro che questa soluzione di governo si trasformerà da una vittoria tattica in una strategica. Anche perchè la crescita della peggiore destra in Italia è anche connessa ad un processo internazionale di crescita delle destra, per quanto variegato e contraddittorio.

E' uno degli effetti di una globalizzazione senza regole che ha provocato paure, reazioni di chiusura, ha favorito la crescita di populismi di destra fondati sul disagio crescente di ampie aree di popolazione.

La composizione del governo non desta entusiasmi, qualche Ministro è oggetto di critica severa non senza motivo, qualche altro desta perplessità. Il programma contiene certo tanti impegni positivi, perfino condivisibili, ma come la composizione del governo non desta entusiasmi. Gli aspetti importanti e nuovi sono all'interno di capitoli che contengono tanti contrappesi e le scelte fondamentali della futura azione del governo sono poco visibili. Nei passati governi di centro sinistra alcuni connotati erano nitidi, ora i contenuti più importanti sono mescolati, quasi celati. Sembra più un trattato di armistizio che un programma di governo. Forse in questo momento non era possibile fare di più, comunque sia è difficile suscitare entusiasmi.

Qualche esempio:

Uscire dalla crisi. E' evidente l'impegno a cercare di uscire dalla stagnazione. I singoli provvedimenti indicati possono essere utili, ma c'è un problema politico a monte del tutto assente. L'Italia è entrata in difficoltà proprio nel settore delle esportazioni, causa Trump ed altri. Proprio quello su cui l'Italia aveva puntato per uscire dalla crisi. Occorre una novità politica oltre che di tecnica di governo. La questione di fondo è che il populismo dominante - prima con Renzi, poi ancora di più con Salvini e Di Maio - ha cercato di saltare completamente il ruolo delle rappresentanze sociali e in generale dei “corpi intermedi”, quelli che non si presentano alle elezioni.

La novità politica potrebbe essere una svolta che ridia peso ed importanza ai sindacati e alle altre rappresentanze sociali, portandole da un ruolo secondario, ignorato, in pratica ridotte a lobbies, a quello di coprotagonisti delle scelte di fondo da compiere. Scelta necessaria per fare uscire l'Italia da una crisi prolungata, ancora oggi non abbiamo raggiunto i livelli economici precedenti la crisi.

Questa scelta comporterebbe per il governo definire gli obiettivi, discuterli, cercando intese su cui fare confluire impegni convergenti, altrimenti i singoli aspetti rischiano di restare iniziative isolate, senza la capacità di dare un segnale politico forte, generale. Il governo e il parlamento hanno sempre la possibilità di decidere in ultima istanza, ma oggi serve un impegno corale che faccia uscire i singoli dalla contemplazione del proprio particolare. Uscire dal particolare, dall'egoismo, dalle chiusure è un formidabile antidoto alle derive populiste.

 

Europa. Johnson è protagonista di un estremismo, di forzature che ricordano Salvini, e questo pone all'Europa la possibilità e l'obbligo di contrattaccare per tentare di evitare non solo il no deal ma forse anche per favorire un ripensamento sulla Brexit. In ogni caso va impostata un'idea di Europa diversa da quella conosciuta in questi anni, egemonizzata dall'austerità. Questo è indispensabile perchè non si affrontano sfide decisive per il futuro come ad esempio ambiente, innovazione tecnologica, formazione, ecc. senza una visione di lungo periodo. L'Italia ora ha una base chiaramente europeista, è importante ma non basta, occorre che si proponga come paese protagonista di una linea di riforma della Ue non solo per avere più spazio per il nostro bilancio pubblico ma puntando a mettere in comune gli appuntamenti decisivi del futuro: ambiente, lavoro, innovazione, salute, capitolo purtroppo ignorato nella discussione sui trattati internazionali con altre aree del mondo.

Sarebbe un modo alternativo per impostare in modo nuovo lo scorporo degli investimenti dal deficit pubblico, una riforma decisiva che oggi può essere affrontata in un'ottica europea.

Migranti. Accoglienza e integrazione, vedremo i fatti e l'orientamento del nuovo Ministro deli Interni, ma è certo che occorre una linea alternativa a quella di Salvini, in gran parte già scritta ma rifiutata dalla Lega, che ha creato il dramma attuale sull'accoglienza dei migranti. La Lega alzerà i toni, pazienza, la sottolineatura dell'alternatività di questo governo conviene a tutti, inutile illudersi.

Fisco. Bene la sepoltura della flat tax e la riscoperta della progressività, come afferma la Costituzione che prevede che ciascuno contribuisca al fisco in rapporto alle sue capacità economiche. E' tuttora insufficiente quanto previsto in materia di lotta all'evasione, era certamente necessaria qualche parola in più, ad esempio per escludere qualunque tipo di nuovo condono, sarebbe stata una novità importante. Costituire una cabina di regia per la lotta all'evasione e all'elusione potrebbe aiutare ad ottenere risultati migliori, alla pari dell'uso dell'informatica.

Autonomia differenziata. L'autonomia differenziata impostata dal precedente governo sotto la pressione della Lega è inaccettabile e le risposte nel programma e di Conte in parlamento sono inadeguate. Il pericolo che l'autonomia regionale differenziata rompa l'unità nazionale è seria, fino a provocare l'abbandono del Sud a sé stesso. Non si tratta solo di evitare slittamenti ulteriori che comportino l'abbandono del Sud, ma occorre rovesciare la tendenza attuale, che è verso un crescente divario Nord/Sud.

Sulla diminuzione dei parlamentari. Pur apprezzando l'impegno per una legge elettorale proporzionale, che rovesci la stupidità del rosatellum, che per di più avrebbe premiato la Lega in caso di elezioni anticipate, resta il fatto che la riduzione dei parlamentari provocherà di fatto il raddoppio della soglia di accesso al parlamento, insieme ad una insufficiente rappresentanza territoriale per intere aree del paese. Semmai il vero problema sarebbe riformare il parlamentarismo paritario.

La novità politica è che se fallisce questo governo la vittoria della Lega potrebbe essere solo rimandata. Per evitare questa iattura occorrono forza e coraggio nelle scelte, ma perchè questo avvenga occorre che entrino in campo i cittadini, facendo valere il loro punto di vista. Colpisce che da versanti diversi ci siano in questi giorni messaggi rivolti al nuovo governo che preannunciano iniziative, voglia di farsi sentire. Può perfino diventare un aiuto, certo, ma non sarà un sostegno gratuito perchè tutte chiedono novità politiche, chiedono di respingere le derive, di fare vivere quello che altrimenti potrebbe restare solo scritto nel programma. La crisi e soprattutto la sua soluzione sono avvenute attraverso scelte che non hanno coinvolto i cittadini. Non solo perchè era agosto. Ora occorre fare entrare in campo i cittadini, anche perchè il governo da solo non avrebbe forza sufficiente per fare scelte innovative, socialmente importanti. La partecipazione deve imporsi, con una totale autonomia dal governo e deve pretendere risposte.

In questa fase partecipazione e autonomia debbono più che mai andare insieme.

Occorre cambiare registro, senza attendere le chiamate dal governo, le sue indicazioni, anzi per il bene di tutti occorre che si sviluppino vigilanza, partecipazione organizzata, in tutte le forme possibili cercando di portare settori importanti dell'opinione pubblica a dire la loro con la forza di chi sa che per farsi ascoltare occorre autonomia politica, determinazione, coraggio di andare controcorrente. Se qualcuno pensa di ricondurre le scelte all'interno del governo e della sua piattaforma sta lavorando, consapevole o meno, per la fine di questa esperienza e per una crisi della democrazia che abbiamo conosciuto dalla Liberazione ad oggi. Il senso della sfida per tutti deve essere ben chiaro.

Alfiero Grandi

In Emilia Romagna serve mettere in campo un piano di riconversione di cui Regione ed Enti locali devono farsi portatori.

Tra i punti principali del discorso sulla fiducia da parte del premier Conte è emersa la volontà di un blocco definitivo per le nuove trivellazioni.

Si tratta di una scelta positiva e  (se le promesse verranno mantenute) il territorio dell'Emilia Romagna ed il comparto ravennate dell'off-shore,  saranno tra le aree nazionali ad esserne maggiormente interessate.

Alla luce di questo Legambiente Emilia Romagna interviene ribadendo la necessità di un forte Piano di Transizione Energetica, che affianchi una visione complessiva per il futuro al doveroso stop alle estrazioni.

“Ormai i tempi sono maturi e l’Emergenza Climatica ci impone di prendere provvedimenti urgenti. Pertanto, bene riconoscere il settore dell’Oil and Gas come un settore nemico del clima, ma è necessario pensare seriamente al futuro con un piano concreto che ci renda meno dipendenti dal fossile di importazione, con interventi sulle rinnovabili ed il risparmio energetico”- commenta l’associazione.

“Solo con un percorso completo e maturo di transizione sarà possibile rispondere anche alle preoccupazioni del mondo del lavoro che pone il tema degli addetti nel settore delle estrazioni.”

E' dunque il momento che in Emilia Romagna si abbandoni l'inutile contrapposizione che nei mesi scorsi aveva visto in campo Regione, Comune di Ravenna e forze sociali contro i provvedimenti nazionali sulle trivelle. A tale contrapposizione va invece sostituita una cooperazione per una  transizione in grado di riconvertire il settore dell'Oil and Gas.

Un tema che Legambiente aveva rilanciato durante la tappa di Goletta Verde di questa estate chiamando a confrontarsi, sindacato, aziende del settore, Comune di Ravenna e forze politiche dei diversi schieramenti presentando il dossier “Oltre il fossile: energia e lavoro nell’Adriatico del Futuro” (dossier scaricabile al LINK), ripartendo dalle attività di decommissioning (già avviate sul territorio ravennate) e da un piano di investimento sul rinnovabile e sul possibile sviluppo di un parco eolico in Alto Adriatico.

Considerando che in Emilia Romagna la quota di energia rinnovabile prodotta è solo nell’ordine del 10,5%, in questo quadro deve cambiare anche l'atteggiamento verso le società energetiche, in particolare come ENI: l'impresa in decenni di attività sul suolo e nelle acque della regione ha totalizzato il 99,9% di energia prodotta da idrocarburi e meno dello 0,1 % da impianti rinnovabili.

Una situazione inaccettabile visto il controllo pubblico da parte della società e che dimostra come gli Enti del territorio in questi anni non abbiano saputo imporre un modello diverso.

Soprattutto in questo momento, in Emilia Romagna si può sfruttare l’occasione per dimostrare una visione lungimirante e che dia priorità alla lotta al Cambiamento Climatico tenendo assieme l'attenzione al lavoro.

Legambiente Emilia Romagna si rivolge dunque alla Regione e parti sociali affinchè si proceda assieme nella costruzione di politiche indirizzate alla transizione.

“Un impegno che ci auguriamo venga finalmente intrapreso anche nell’ottica di rispettare la recente dichiarazione di Emergenza Climatica da parte dell’Emilia Romagna. Sarebbe antistorico e controproducente continuare a prendere le difese di un settore che non ha più futuro.” – conclude.

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Ufficio Stampa - Legambiente Emilia Romagna
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Faenza 16/08/2019
Sono passati alcuni giorni dall’enorme rogo che ha completamente distrutto gli edifici della Lotras System, abbiamo vissuto i primi momenti increduli e sgomenti a guardare il cielo, tutti a fare il tifo per le squadre impegnate a contenere e a spegnere le fiamme.
Ci uniamo al GRAZIE di tutti per lo sforzo delle persone coinvolte, a vario titolo, nella gestione dell’emergenza, sforzo andato ben oltre il normale lavoro.
Eravamo in apprensione per i dati. Sono stati comunicati dal secondo giorno, i primi relativi a quegli elementi con i quali conviviamo quotidianamente, i PM10: solo leggermente superiori a quelli dei giorni precedenti, tali da far apparire l’emergenza non troppo dissimile dalla normalità.
La diossina, per questa abbiamo atteso fino a martedì 13 agosto, preoccupati perché tutti noi sapevamo che nel deposito della Lotras sono andate in fumo materie plastiche contenenti PVC la cui combustione, in condizioni non controllare, sviluppa i Composti Organici Persistenti, al cui ampio raggruppamento appartengono le diossine. Anche per queste sostanze, le concentrazioni riscontrate da ARPAE “sono compatibili con l’incendio ed inferiori a quelle misurate in situazioni analoghe”. In definitiva, sempre secondo ARPAE “ … l’entità dei valori riscontrati, la durata relativamente breve della fase di emergenza e le misure di tutela della salute adottate in termini precauzionali, quali l’indicazione di non sostare in luoghi aperti, rimanere all’interno degli edifici chiudendo porte, finestre e impianti di ventilazione, di consumare frutta e verdura solo dopo accurato lavaggio o sbucciatura, giustificano un ragionevole ottimismo”.

Non intendiamo entrare nel merito dei dati non essendo tecnici del settore e, soprattutto, essendo consapevoli di non esserlo, ma non possiamo non porci alcune domande dettate dal buon senso.

La prima domanda riguarda il posizionamento del campionatore ad alto volume in grado di raccogliere il particolato aerodisperso, presso la Scuola Primaria “Don Milani” in Via Corbari 92. La scelta del luogo è stata fatta dai responsabili di ARPAE valutando i venti (bassa quota e alta quota), il tipo di emissione (che nel caso di un incendio è definita “non-controllata”) e il modo in cui andava a formarsi il pinnacolo di fumo sopra l’incendio. Se non andiamo errati, il campionatore ad alto volume è stato mantenuto nello stesso luogo, la Scuola Primaria “Don Milani”, dall’insorgere dell’emergenza ad oggi, presupponendo, pertanto, un andamento costante e regolare dei venti durante tutto il periodo.

Il dubbio: possibile che in un arco di tempo abbastanza lungo, ci si avvicina ormai alla settimana, non si siano verificati cambiamenti significativi nella direzione dei venti? E, qualora, siano intervenute variazioni, quale attendibilità attribuire alla serie di dati forniti? Crediamo che questa problematica non sia da sottovalutare e che debba essere approfondita con precise e territoriali analisi delle dinamiche dei venti nei giorni successivi al drammatico evento.

La seconda domanda verte sui tempi necessari per ufficializzare i risultati delle analisi, in particolare quelli relativi agli Idrocarburi Policiclici Aromatici, ai metalli e ai Composti Organici Persistenti. Fortunatamente, i dati emersi non segnalano alcun elemento di allarme, seppure si sia tratto di un incendio che, secondo il Procuratore capo Alessandro Mancini, “ … non abbia avuto precedenti, quanto meno nella nostra realtà regionale …”. Se, invece, l’entità dei valori riscontrati fosse stata superiore ai limiti fissati dalle normative sulla qualità dell’aria e tale da pregiudicare la salute delle persone? Esistono insormontabili limiti tecnici che impediscono a qualsiasi strumentazione di ottenere risultati attendibili entro limiti temporali ristretti e tali da permettere l’attivazione di rapidi piani di emergenza o, addirittura, di evacuazione? Non dovrebbe, in tal caso, prevalere su tutti gli altri il principio di precauzione, anche se impegnativo, costoso e doloroso da attuare? Siamo sicuri che una chiara precisazione in merito, tutt’altro che complicata per i tecnici responsabili di interventi in caso di emergenze, non possa che rassicurare chiunque.

Infine, ci chiediamo, come possa essere successo un incendio di tali dimensioni. Purtroppo, in questi ultimi tempi, ne accadono spesso nel nostro paese: per alcuni è verosimile ipotizzare che possano essere di origine dolosa, in particolare quando si tratta di depositi di rifiuti e di plastiche (di difficile smaltimento), altri casi hanno interessato anche il complicato mondo della logistica. Naturalmente non intendiamo fare nessun parallelo col caso della Lotras System, dovrà essere la magistratura ad accertare le cause, anche se nella esclusione, auspicabile, di cause dolose, va chiarito come in presenza di impianti antincendio efficienti, un evento casuale non possa essere stato risolto prima che diventasse un rogo incontrollabile.

Sono domande che non riguardano solo la magistratura indagante, ma interrogano le forze politiche. Solo poche settimane fa il Consiglio Comunale di Faenza ha approvato lo stato di emergenza climatica e nella notte del 9 agosto il rogo di enormi quantità di sostanze organiche ha immesso nell’aria, oltre a componenti tossici, una quantità difficilmente calcolabile, ma sicuramente enorme, di diossido di carbonio e di altri composti climalteranti.

Quale occasione, paradossalmente, migliore di questa, per dare concretezza alla dichiarazione di stato di emergenza climatica? Ma ad una condizione: che, finalmente, le tematiche ambientali, nel loro più ampio significato, entrino nelle visioni del futuro di Faenza quali elementi imprescindibili di discussione. Ossia, che tutti gli interventi, da oggi in poi, in qualsiasi ambito, siano pensati ed attuati avendo come riferimento prioritario il loro impatto, positivo oppure negativo, sull’ambiente, sul clima, sulla salubrità, sulla serena e pacifica vita di tutti i cittadini.

Non occorre aspettare grandi eventi per averne una conferma, ogni decisione, anche la più modesta, si carica, in questo periodo di radicali cambiamenti, di forte significato. Sempre più necessario, dunque, un attento e vigile lavoro di controllo da parte di tutti.

Il «pactum sceleris» del leader leghista sulle riforme

Gaetano Azzariti  da “il Manifesto” del 15.08.2019

L’ipotesi formulata in sede parlamentare dal leader della Lega di sciogliere le Camere dopo l’approvazione di una legge costituzionale di riduzione dei suoi componenti non può essere in nessun caso perseguita. Presentata come una “mossa del cavallo”, in grado di scompaginare i piani e le alleanze per la formazione di un nuovo governo parlamentare espressione di una diversa e legittima maggioranza politica, in realtà si rivelerebbe un atto di grave destabilizzazione costituzionale.
Già i modi della proposta risultano non solo del tutto inusuali, ma mostrano anche una disinvoltura nei confronti delle regole istituzionali non accettabili in uno Stato costituzionale di diritto. Proporre in Parlamento un accordo su una materia non disponibile, di esclusiva competenza del Capo dello Stato, è spia di una tendenza a non rispettare il principio supremo della divisione dei poteri.
Evidentemente il leader della Lega ritiene che già il popolo italiano gli ha conferito i “pieni poteri”, senza bisogno neppure di un plebiscito reale (forse sarebbe bene ricordare che i “pieni poteri” sono solo quelli dittatoriali che non hanno alcuna cittadinanza nel nostro ordinamento costituzionale, quale che sia il peso elettorale e politico dei governanti di turno). Ma lo “sgarbo” istituzionale è ancor più preoccupante in quanto rappresenta un vero e proprio pactum sceleris.
Si vorrebbe imporre al capo dello Stato di compiere un atto (lo scioglimento del Parlamento) che impedirebbe in realtà la conclusione della riforma appena approvata dalla maggioranza dei parlamentari, aprendo uno scenario di certa delegittimazione dell’intero sistema politico e di quello parlamentare in particolare.
Facendosi dunque promotore di una futura e grave instabilità costituzionale.
Non credo che Mattarella potrebbe mai accettare di dare seguito all’ipotesi prospettata. Basta pensare al certo scenario che si verrebbe a creare. Ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione la legge costituzionale approvata a maggioranza assoluta dei componenti delle due Camere non entra in vigore, ma è solo pubblicata affinché sia conosciuta e sia possibile, nei tre mesi successivi richiedere un referendum. La legge viene promulgata solo dopo che sia stata approvata anche dalla maggioranza dei voti validamente espressi dal corpo elettorale, ovvero dopo tre mesi nel caso nessuno richieda il referendum.
Dunque, seguendo la infausta ipotesi avanzata, andremmo a votare subito per delle Assemblee che sono già state dichiarate superate dalla votazione della maggioranza assoluta del Parlamento attuale e che dopo pochi mesi sarebbero definitivamente delegittimate dal responso popolare. Con quale possibilità di poter proseguire la propria attività?
Vorrei chiarire quel che è l’aspetto più rilevante e più preoccupante, che non riguarda solo la legalità formale, bensì ancor più la legittimità sostanziale. Dunque, quel piano – la legittimità contro la legalità – scivoloso, forse sfuggente, ma certamente il più profondo, che regge l’intero sistema democratico.
Infatti, nella situazione descritta, da un lato, la “forma” indurrebbe a proseguire la legislatura, non essendoci alcuna norma che prevede espressamente lo scioglimento anticipato (ed anzi essendo prevista nella legge costituzionale in corso di approvazione l’entrata in vigore nella legislatura successiva), dall’altro, ci troveremmo dinanzi ad un potere legislativo che opererebbe privo ab origine di una legittimazione sostanziale, in una composizione squalificata. Tutti i suoi atti, compresi quelli relativi alla formazione dei nuovi governi, sarebbero gravemente compromessi. Unicamente chi non ha senso alcuno delle istituzioni e vuole governare in nome della sola forza dei numeri può auspicare un simile scenario.
Un’ultima osservazione appare necessaria. Sono stati richiamati dei precedenti di leggi costituzionali approvate da parlamenti in scadenza di legislatura e che hanno visto i referendum svolgersi dopo le nuove elezioni: i casi del 2001 sulle autonomie territoriali e quelli del 2005 sulla modifica della seconda parte della Costituzione formulata dal centro-destra.
Il confronto non ha fondamento. Intanto, in entrambi i casi non si è proposto alcuna fine anticipate della legislatura, ma lo scioglimento delle Camere era “dovuto”. E poi, soprattutto, in nessuno dei due casi la riforma aveva come oggetto esclusivo la composizione dell’organo legislativo che si voleva cambiare. La riforma del centrodestra prevedeva sì una riduzione dei parlamentari, ma entro un ben più ampio quadro di riforma del bicameralismo che imponeva differenti problematiche. Nella nostra ipotesi, invece si vuole far votare un diverso assetto del Parlamento, ma senza poi voler ultimare l’iter di riforma che si deve compiere immediatamente dopo l’approvazione, almeno in tutti i casi in cui non si è obbligati dalla scadenza della legislatura.

Migranti della Gregoretti: fateli scendere subito!

28.07.2019 Redazione Italia

Migranti della Gregoretti:
              fateli scendere subito!
(Foto di https://www.facebook.com/Rete-Antirazzista-Catanese-468545723307207/)

La scelta di far approdare la nave “Gregoretti” della Guardia Costiera al porto di Augusta, ormeggiandola alla banchina Nato, conferma ancora una volta la scelta sovranista e disumana nei confronti di persone in fuga da drammi epocali. In questo modo i 131 migranti a bordo potrebbero non ricevere le garanzie di accoglienza dovute in un paese che si professa democratico come il nostro.

Oggi al Porto di Catania Rete Antirazzista Catanese, CGIL, Restiamo Umani, Catania Bene Comune, Cobas Scuola, Borderline Sicilia si sono riuniti per un presidio di solidarietà ai migranti, che hanno atteso per ore inutilmente di essere sbarcati proprio davanti al Porto Etneo.

Un caso che ci ricorda quello dolorosissimo e controverso della Diciotti della scorsa estate e che di fatto ripete l’atteggiamento inaccettabile del ministro Salvini; ci troviamo di fronte ad un nuovo sequestro di persona ai danni di donne, uomini e bambini scampati a un naufragio. Il nostro motto che ancora ribadiamo con forza è “Fateli scendere subito!”, perché non si può speculare politicamente sulla pelle di altri esseri umani e perché la Storia di domani ci sta già giudicando.

https://www.facebook.com/Rete-Antirazzista-Catanese-468545723307207/