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Legambiente, con la sua struttura regionale e il Circolo Lamone di Faenza, hanno inviato le proprie osservazioni alla variante del PAI-PO.

Ci interessa qui richiamare i punti principali che abbiamo avanzato, sia quelli di carattere generale, che più specifici per i bacini del nostro territorio.

In primo luogo ribadiamo che il Piano di Assetto Idrogeologico è uno strumento strategico generale assolutamente necessario, naturalmente da aggiornare, in particolare alla luce degli eventi alluvionali che abbiamo conosciuto, per definire un necessario cambio di paradigma nella gestione del territorio. Se è legittimo che la proposta di variante abbia trovato critiche e proposte di modifica – le osservazioni servono a questo – non sono comprensibili posizioni che chiedono semplicemente di bocciare il PAI-PO.

Le nostre considerazioni e richieste non si rivolgono semplicemente all’Autorità di Bacino, che ha steso la bozza, ma al complesso degli Amministratori ai vari livelli, alle organizzazioni economiche e sociali, ai comitati degli alluvionati e a tutta la cittadinanza, perché il cambio di paradigma necessario coinvolge tutti.

In primo luogo chiediamo di fare chiarezza su semplificazioni e narrazioni fuorvianti sulle cause e sulle possibili soluzioni per gli eventi alluvionalitutto è dipeso solo dalla “non pulizia” degli alvei, dalla vegetazione ripariale, dalla presenza di animali fossori; oppure, basta qualche intervento a monte (briglie, laghetti…) senza altre opere a valle?

Noi pensiamo di no; ma chiediamo a tutti i soggetti in campo, incluse le Università, di approfondire scientificamente l’impatto di tutti questi elementi e confrontarli pubblicamente.

Tentare di arrivare, ad una visione condivisa delle criticità e delle possibili soluzioni, non deriva da una astratta vocazione ecumenica, ma piuttosto dalla consapevolezza che per farvi fronte è necessario condividere e aggregare comportamenti e impegni comuni.

Alcuni punti fermi che informano il piano, in particolare nella Relazione Tecnica Fasce Fluviali, sono per noi condivisibili, anche se devono essere opportunamente declinati ed eventualmnte corretti e implementati.

Ed è questo che ci ha guidato nelle osservazioni specifiche alle opere ipotizzate, per i nostri territori.

° “il presupposto che il rischio zero –  inteso come la messa in sicurezza assoluta del territorio – non è conseguibile”. Va considerato un “rischio residuo” al quale fare fronte non solo con le opere, che si riterranno necessarie e possibili, ma anche con altri interventi, misure, comportamenti: un sistema costante di vigilanza sui corsi d’acqua, sistemi di protezione civile;  adattare costruzioni e spazi rurali a possibili esondazioni,  misure specifiche nei centri urbani: evitando nuovo consumo di suolo; tecniche di drenaggio urbano, ecc.

Interventi che non sono in capo all’autorità di bacino o al PAI, ma piuttosto agli altri livelli amministrativi.

° Il principio del “dare più spazio al fiume”. Va declinato in tutte le situazioni possibili: oltre alle necessarie manutenzioni e possibili spostamenti e allargamenti di argini e golene, servono altre opere, con un ordine di priorità: prima le Casse di espansione a monte dei centri abitati (sia quelle da tempo progettate e non terminate, sia le nuove indicate); poi aree di laminazione, da verificare secondo precise indicazioni progettuali; infine, dopo gli altri interventi, possono essere sperimentate, come misura emergenziale e in zone appropriate, anche aree di tracimazione controllata.

Su tutti questi interventi, è comprensibile che chi vive e/o lavora in aree ipotizzate voglia verificare le possibili alternative, tuttavia non può esserci una opposizione di principio, perché in caso di eventi eccezionali, non può accadere che le tracimazioni siano casuali e incontrollate. Naturalmente servono tutele, compensazioni, risarcimenti, come le “servitù di allagamento” (si attende l’attuazione della legge regionale).

In conclusione, la nostra richiesta, non solo all’Autorità di bacino ma a tutti i soggetti coinvolti a livello regionale e nei singoli territori, è di conoscere in che tempi ci sarà un ritorno sulle osservazioni inviate e quale sarà la sua sintesi, per poter avviare nei singoli territori verifiche precise sul merito dei progetti prioritari che saranno indicati, assieme allo stato dell’avanzamento dei lavori svolti, in somma urgenza, o in corso, affinché tutti abbiano contezza dello stato della situazione.

Questo ancor prima che si arrivi alla fase di approvazione del PAI, necessario anche per poter approvare, o aggiornare, i Piani Urbanistici Generali che interessano molti territori, e si apra quella della progettazione, delle specifiche opere, in capo a Regione e autonomie locali.

https://www.legambientefaenza.it/alluvione-romagna-2023/2026/06/variante-pai-po-le-osservazioni-di-legambiente-faenza/

 

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¡FAI! – AVS desidera ringraziare tutte le elettrici e tutti gli elettori che con il loro voto hanno contribuito alla netta affermazione di
Massimo Isola e al significativo risultato elettorale della nostra lista.

¡FAI! – AVS desidera ringraziare tutti i candidati e le candidate che hanno messo a disposizione passione, competenze, relazioni ed
entusiasmo; tutte le attiviste e gli attivisti che ci hanno permesso di sostenere una campagna elettorale ricca di presenze e di iniziative;
tutti coloro che hanno contribuito alla scrittura di un programma che sarà anche il punto di partenza della nostra interlocuzione con
Massimo Isola per la formazione della nuova Giunta.

L’elezione di un consigliere comunale e la nostra conseguente partecipazione all’amministrazione della città sono altri passi di consolidamento del nostro progetto politico che mira a sostenere e rafforzare una partecipazione attiva alla formazione delle decisioni di governo della città.

In Consiglio e in Giunta daremo una voce ai bisogni più sentiti; alle richieste di sostegno, d’intervento, di tutela,
di cura: delle persone, degli ecosistemi, dei patrimoni sociali e culturali della città.

Ma è soprattutto tra e insieme ai nostri concittadini che proveremo a radicare la nostra esperienza.

Intendiamo fare di ¡FAI! - Faenza Agisce Insieme – un luogo di discussione, confronto e crescita politica e culturale.

Per questo invitiamo tutte le elettrici e gli elettori a partecipare all’assemblea di ¡FAI! – AVS il prossimo 5 giugno alle ore 20.30, presso la Sala delle Associazioni in v. Laderchi 3.

Sarà l’occasione per discutere del risultato elettorale, della futura amministrazione, del percorso per la costituzione formale della
nostra associazione.

L’invito è aperto a tutte e a tutti gli interessati che nell’occasione, se lo vorranno, potranno formalizzare la loro
adesione al progetto entrando così di diritto nella platea che sarà chiamata a deliberare nei prossimi cinque anni le decisioni che
riguarderanno il nostro lavoro politico e il coinvolgimento attivo della cittadinanza nelle scelte della nuova amministrazione.


Faenza, 29 maggio 2026

Bologna, 25 maggio 2026

Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Legambiente e Italia Solare

 

 

 

Legge aree idonee, per le associazioni un passo falso rispetto agli obiettivi regionali al 2035

 

Una legge che dipinge un’ostilità di fatto nei confronti delle rinnovabili. Sbagliato contrapporre agricoltura e produzione di energia nell’epoca dei cambiamenti climatici.” Molte illegittimità confermate rispetto alla prima versione, si rischia una pioggia di ricorsi.

 

La nuova versione della legge regionale per le aree idonee alla produzione di energia da fonti rinnovabili non è in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Emilia-Romagna. Ne sono convinte Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Legambiente e Italia Solare dopo un’attenta lettura del testo uscito dal confronto della Commissione Territorio dell’Assemblea legislativa della Regione.

“A fronte di un riconfermato obiettivo del ‘Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale’ per la produzione della totalità del fabbisogno elettrico da fonti rinnovabili entro il 2035, fabbisogno peraltro in crescita grazie alla progressiva elettrificazione dei consumi”, sottolineano le associazioni, “la proposta di legge regionale sulle aree idonee continua a prevedere un limite al quantitativo di potenza installata in area agricola, limite dal nostro punto di vista illegittimo rispetto alle previsioni delle norme sovraordinate (che consentono una limitazioni alle aree idonee definite dalla Regione in aggiunta rispetto alla norma nazionale, non certo un tetto assoluto ai nuovi impianti) e palesemente contraddittorio rispetto all’obiettivo regionale.”

Con “area idonea” si indicano porzioni di territorio nelle quali il procedimento di autorizzazione per i nuovi impianti avviene con tempistiche più brevi; in tutte le altre aree, fatte salve quelle escluse da norme nazionali, l’installazione di impianti è consentita con iter autorizzativo ordinario.

La legge regionale, che sarà approvata dall’Aula nei prossimi giorni, specifica rispetto alla versione precedente la metodologia di calcolo dell’occupazione di suolo agricolo rispetto alle superfici occupate degli impianti.

“L’introduzione della metodologia è oggettivamente utile, ma risulta evidente dal dibattito pubblico in corso in queste settimane che l’obiettivo finale di questo approccio non sia il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’impiego delle fonti fossili, ma la creazione di un blocco tout court alla realizzazione di impianti in zone agricole; peraltro, si tratta dello stesso suolo agricolo che non è mai stato difeso dal vero consumo, quello che deriva da poli logistici e nuove autostrade, opere decisamente meno utili alla transizione ecologica e per le quali non sono mai stati posti limiti quantitativi. D’altra parte, il sostegno alla sinergia tra agricoltura e produzione di energia non deve essere limitato: al contrario, la coesistenza di entrambe le attività può diventare un fattore determinante per la sopravvivenza delle attività agricole in un territorio vocato all’agricoltura come quello dell’Emilia-Romagna, e le esperienze di impianti agrivoltaici ben progettati si stanno moltiplicando sul territorio regionale.”

Nella legge sono rimasti elementi che, secondo le associazioni, saranno oggetto di ricorso perché in contraddizione con la legge nazionale (quando ulteriormente vincolanti rispetto ad essa, il che non è consentito) e con la giurisprudenza consolidata, a partire dal limite quantitativo alla superficie agricola occupabile a livello comunale.

“Si tratta di una misura poco coerente con l’obiettivo dichiarato della legge, ovvero quello di avvicinare il luogo di produzione dell’energia ai consumatori finali: chi vorrà realizzare impianti in autoconsumo nei comuni con più alta densità abitativa e minore superficie agricola disponibile, che sono i comuni con maggior fabbisogno energetico complessivo, si troverà svantaggiato rispetto ad altre aree” commentano le associazioni. “Crediamo che questo limite vada rivisto al più presto, prevedendo invece misure di perequazione che portino benefici per i territori a minor consumo energetico e che ospiteranno una maggiore quantità di impianti.”

Contraddittorie sono poi le previsioni applicate nel caso dei data center, per i quali si definiscono aree idonee entro i 50 metri di distanza dagli stessi, e per gli impianti industriali e stabilimenti, che vengono considerati tali solo se producono emissioni in atmosfera e per i quali la fascia idonea è pari a 350m di distanza dagli stessi.

“Il paradosso è che si garantisce una superficie di aree idonee maggiore per le attività che emettono in atmosfera, quindi comunque utilizzatrici di sostanze fossili, mentre si restringono le possibilità per i data center, estremamente energivori. Il vantaggio poi si annulla per le imprese che hanno azzerato le emissioni in atmosfera, ad esempio passando a tecnologie interamente elettrificate, e avrebbero bisogno di molta più energia elettrica!”, rilevano.

Permangono il blocco alla realizzazione di impianti nelle aree buffer delle zone UNESCO e il vincolo delle 2300 ore equivalenti per gli impianti eolici.

“In quest’ultimo caso, si tratta di un elemento tecnico che non qualifica la capacità di un impianto di produrre energia, come sostiene chi lo propone, ma che avrà il solo risultato di danneggiare la produttività del singolo aerogeneratore e comportare un maggior consumo di suolo, perché serviranno più rotori per produrre la stessa quantità di energia”, sottolineano le associazioni. “Se l’obiettivo è la riduzione del consumo di suolo, questa è una scelta che va nel senso opposto.”

Si rilevano anche elementi di miglioramento rispetto alle versioni precedenti della proposta di legge, come l’istituzione del tavolo di coordinamento a livello regionale per il monitoraggio dello sviluppo di impianti a rinnovabili e reti di distribuzione elettrica e l’approfondimento dei parametri monitorati.

“Crediamo che la discussione in Aula debba tenere conto delle criticità significative che persistono e che rischiano di minare l’utilità del lavoro svolto fin qui”, concludono le associazioni. “Non v’è dubbio che il confronto sui territori debba proseguire: di questo passo, il raggiungimento degli obiettivi regionali al 2035 è molto lontano.”

 

Coordinamento FREE

Energia per l’Italia

Italia Solare

Legambiente Emilia-Romagna

 

Eolico offshore, Legambiente: “Il Ministero intervenga rapidamente, servono subito le gare per i progetti dell’Emilia-Romagna”
 
L’associazione ambientalista interviene nel dibattito: “Serve un’azione rapida per sbloccare i progetti di eolico su fondazione fermi e agire parallelamente per far procedere anche i parchi eolici galleggianti. Si apra al più presto un tavolo interistituzionale e si faccia chiarezza”
 
 Resta l’incognita sulle ulteriori aree idonee che la Regione deve definire. “Non si faccia l’errore che stanno facendo diverse Regioni: il limite quantitativo agli impianti a fonti rinnovabili è illegittimo e dannoso.”
 
La prudenza ministeriale sulle aste per l’eolico offshore non convince Legambiente Emilia-Romagna, che interviene a seguito delle ultime dichiarazioni del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.
 “Serve uno sforzo in più per dare il via al più presto alle gare per i parchi eolici offshore già autorizzati”, dichiara Davide Ferraresi, presidente dell’associazione. “Di fronte all’ennesima crisi energetica di portata globale non possiamo essere timidi: in Romagna abbiamo i progetti dei nuovi parchi eolici su fondazioni già autorizzati e pronti ad essere costruiti, per i quali manca solo la garanzia della gara. Crediamo sia interesse di tutti, a livello regionale e nel nostro Paese, che si sblocchino al più presto i progetti pronti per fornire nuova potenza rinnovabile al sistema energetico italiano.”
 L’eolico, offshore e anche onshore, costituisce una parte fondamentale della transizione energetica dell’Emilia-Romagna: si tratta di un complemento necessario per gli impianti fotovoltaici, altrettanto importanti ma che hanno il limite di produrre energia solo di giorno.
 “Chiediamo l’impegno di Governo, Regione e parlamentari del territorio a definire al più presto e in modo condiviso i passaggi per avviare in tempi brevi le aste che occorrono per sbloccare i progetti eolici offshore e senza le quali il settore rischia di fallire prima ancora di aver cominciato la sua storia”, chiede Ferraresi.
 I progetti per l’eolico offshore sono però solo un tassello del processo di transizione energetica, che in Emilia-Romagna è oggetto di confronto anche per la proposta di legge sulle aree idonee per gli impianti a fonti rinnovabili, attualmente in corso di revisione da parte dell’Assemblea legislativa regionale.
 “Chiediamo un segnale chiaro anche alla Regione: il testo della proposta di legge sul quale si è avviata la discussione richiede molti miglioramenti per garantirne la legittimità e per consentire l’effettiva individuazione delle aree dove si possa accelerare l’iter per l’approvazione dei progetti di nuovi impianti”, ricorda Ferraresi. “La proposta di legge va rivista a partire dai vincoli troppo stringenti agli impianti eolici, agrivoltaici e flottanti, oltre ad eliminare il limite quantitativo alla realizzazione di impianti in funzione della Superficie Agricola Utilizzata che viene occupata dagli stessi. Come abbiamo segnalato ai consiglieri e alle consigliere, servono dati e analisi quantitative che consentano di stimare lo spazio necessario per installare la potenza necessaria per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030 e per il 2035: senza queste informazioni, qualsiasi limite numerico è privo di significato e non risponde alle esigenze del territorio, delle famiglie e delle imprese che hanno invece bisogno di energia a prezzi contenuti e a zero emissioni.”
 
 
--
Ufficio Stampa - Legambiente Emilia Romagna

 

 

L'Altra Faenza | Faenza                                                                         image.png

Care compagne e cari compagni,

come sicuramente già sapete la nostra associazione è tra i promotori della lista elettorale ¡FAI!-AVS che, in appoggio alla candidatura a sindaco di Massimo Isola, si presenta alle prossime elezioni comunali.

Abbiamo agito coerentemente ai nostri valori fondativi e alla cultura unitaria che ci contraddistingue da quando siamo nati.

E’ infatti dal 2015 che nella nostra città, Faenza, cerchiamo di tenere unite tutte le sinistre, politiche e sociali, tutte quelle che non si sentono rappresentate dal PD.

E’ dal 2015 che grazie anche a noi le destre non governano a Faenza. E’ un fatto politico importante, che vale la pena ricordare, perché è anche grazie al vostro impegno, alla vostra attenzione, alla vostra responsabilità che ciò è stato possibile.

Quest’anno, dopo il fallimento di Coraggiosa, non è stato facile ripartire da capo, riprendere i fili del discorso unitario, convincere le persone a un nuovo impegno. Eppure siamo in piazza a volantinare, nelle strade ad affiggere manifesti, sui giornali con le nostre posizioni, nelle sale pubbliche con i nostri candidati e i nostri programmi.

Siamo visibili e credibili; rappresentiamo valori profondi, passioni, desideri di cambiamento e di discontinuità. Siamo una sinistra consapevole delle proprie debolezze e, allo stesso tempo, della sua necessità. Socialismo o barbarie è uno slogan del Novecento, ma forse anche un messaggio nella bottiglia da non ributtare a mare.

Insieme ai Socialisti, ai Verdi, a Sinistra Italiana e ai giovani attivisti di Fronte Comune, dopo avere incontrato comitati, associazioni e sindacati, abbiamo elaborato una proposta programmatica che poi è stata il nostro filo rosso per il confronto, non semplice né scontato, con le altre forze della coalizione di centrosinistra.

Prima di tutto noi vogliamo riattivare una partecipazione effettiva e non pleonastica alla decisione amministrativa; per noi partecipazione significa valorizzare e fare contare gli interessi pubblici, la loro organizzazione e la loro sintesi in una proposta condivisa, che preceda e non segua, la deliberazione politica.

Sulle questioni decisive che riguardano la città ci impegniamo non semplicemente a chiedere un parere a cose fatte, ma a costruire un percorso deliberativo pubblico e condiviso.

Il primo strumento per costruire questa forma di cittadinanza attiva sarà la trasformazione di ¡FAI! (Faenza Agisce Insieme) nel referente politico degli eletti e dei nominati della nostra lista, facendone il luogo del nostro confronto democratico. Tutte e tutti potranno discutere, definire, decidere dell’azione amministrativa, semplicemente aderendo a ¡FAI!.

Tutti i soggetti promotori della lista sono d’accordo, senza rinunciare alla propria soggettività di partenza, sul trasferimento, diciamo così, dell’elaborazione, della discussione e della responsabilità politica a ¡FAI!, al cui interno varrà il principio di una testa-un voto, ma soprattutto varrà la cura del pluralismo, delle differenze positive e del confronto come punto di partenza per la costruzione di proposte unitarie.

Così, in conclusione, ci rivolgiamo a te come iscritta/o e simpatizzante de L’ALTRA FAENZA per chiederti di votare e far votare la lista di ¡FAI!-AVS il 24 e il 25 maggio e, se vorrai, di esprimere una preferenza per le candidate e i candidati (massimo due, una maschile e una femminile) che a tuo parere rappresentano al meglio la nostra piccola, ma orgogliosa storia di associazione unitaria delle sinistre faentine.

 

Edward Necki per il Comitato Direttivo de L'Altra Faenza.

 

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Ai Candidati a Sindaco al Comune di Faenza
alle liste collegate e ai candidati/e al Consiglio Comunale di Faenza
ai mezzi di informazione
 
Gentili Signori/e,
 
come Circolo Legambiente Lamone di Faenza, rispetto al confronto in corso sui programmi elettorali, ci permettiamo di inviarVi un breve testo, dove riassumiamo le nostre priorità programmatiche.
 
Nel pieno rispetto delle rispettive posizioni, non chiediamo di condividere le nostre, né tanto meno di fare promesse, intendiamo solo segnalare che da parte del variegato mondo dell'associazionismo e del volontariato, c'è attenzione e iniziativa su tante questioni, sulle quali non si intende semplicemente delegare alle rappresentanze istituzionali.
 
Per questo insistiamo particolarmente sulla questione della “partecipazione” e del coinvolgimento della società civile, a partire dai “portatori di interesse diffuso”, perché gli “interessi forti” hanno già le loro tutele.
Sempre disponibili al confronto, con l'augurio di buon lavoro.
 
Faenza, 11 maggio 2026
p/il Circolo Legambiente Lamone
 
il Presidente Massimo Sangiorgi
 

Le nostre priorità programmatiche

Legambiente, naturalmente, non si presenta alle elezioni, ma è molto attenta ai programmi, alle iniziative elettorali e, soprattutto, ai comportamenti concreti.

Pensare globalmente e agire localmente, crediamo non sia solo un motto, ma una azione costante e coerente. Non possiamo occuparci di tutto, ma su diversi punti abbiamo precise posizioni e indichiamo alcune proposte e priorità.

Nei programmi delle diverse forze elettorali, non tutti i nostri argomenti sono affrontati adeguatamente, anzi qualcuno dice esattamente il contrario di ciò che noi auspichiamo.

Noi continueremo a sostenere questi punti, sempre aperti al confronto con chi è disponibile a sostenerli. Sommariamente indichiamo alcuni titoli:

Sui Rischi idrogeologici.

Gli eventi alluvionali che abbiamo vissuto dovrebbero aver fatto comprendere a tutti che i cambiamenti climatici esistono, che un uso dissennato del territorio deve essere corretto, che bisogna ripensare alla protezione dei rischi, con precise opere di difesa e mitigazione.

il PAI è un piano che indica una strategia, certo da precisare e correggere con le osservazioni in corso, che molti - e pure noi - stanno preparando, a partire dai comitati degli alluvionati, sulla scorta dell'esperienza vissuta.

E' necessario contemporaneamente confutare narrazioni semplicistiche e fuorvianti secondo le quali basta “pulire i fiumi”, tagliare tutti gli alberi, fare solo piccoli interventi a monte, in alternativa a quelli a valle. Alcune di esse sono sbagliate, altre inefficaci. Peccato siano sostenute anche da chi si definisce tecnico esperto. Su questo chiediamo un approfondimento scientifico anche all'Università.

Oltre alle necessarie manutenzioni su argini e golene, servono anche altre opere, con un ordine di priorità: prima le Casse di espansione a monte dei centri abitati (sia quelle da tempo progettate e non terminate, sia le nuove indicate nel PAI); poi aree di laminazione, da verificare secondo precise indicazioni progettuali; infine, dopo gli altri interventi, possono essere sperimentate, come misura emergenziale e in zone appropriate, anche aree di tracimazione controllata.

Tutti questi interventi, naturalmente non possono gravare sui cittadini coinvolti, servono tutele, compensazioni, risarcimenti precisi e definiti, a carico della collettività. Perché in caso di eventi eccezionali, comunque possibili, l'alternativa non può essere che le tracimazioni siano semplicemente casuali e incontrollate.

Sul Consumo di suolo

La legge regionale sull'urbanistica, aveva come scopo dichiarato: dall’espansione delle città alla rigenerazione urbana. Con un obiettivo tra tutti: arrivare al consumo di suolo a saldo zero”. Finora questo non è successo, né in regione, né nei nostri territori, tant'è che è in progetto una modifica più restrittiva della norma.

Dove poi non si è ancora fatto il nuovo PUG, il Piano Urbanistico Generale, continuano le vecchie previsioni costruttive. Nell'URF, siamo in ritardo anche per l'emergenza alluvioni.

Anche per questo continuiamo a richiedere che venga predisposto rapidamente il “censimento degli edifici e delle aree dismesse”, indicato all'art.15 della legge urbanistica.

La cui corretta applicazione dovrebbe censire oggettivamente tutti i contenitori non utilizzati nella città costruita, qualunque sia la proprietà: comunale, di altri enti pubblici, di banche, fondazioni, istituzioni religiose, oltre che singoli privati.

Questo per valutare le reali possibilità di una rigenerazione urbana che riutilizzi gli spazi e contenitori presenti ed evitare, per quanto possibile, ulteriori cementificazioni e sensibilizzare tutti i soggetti in campo verso questi obiettivi.Nessuna intenzione di penalizzare i legittimi proprietari, qualunque sia la loro natura, anzi potrebbero aprirsi prospettive interessanti per tutti, dando corso al riutilizzo dell’esistente e alla rigenerazione urbana, come la legge urbanistica privilegia.

Sulla Transizione energetica

La questione energetica, gli approvvigionamenti, i costi delle bollette, sono ancora più critici in questo periodo di tensioni e guerre internazionali.Il territorio faentino vede già ora una produzione di energia elettrica, prevalentemente da fonte rinnovabile, superiore ai consumi (anche se ancora gli obiettivi da raggiungere in tutto il paese sono lontani); a questo si aggiungono altri importanti progetti, come l'Energy Park da parte della Fondazione del Monte Faenza, la società agricola Le Cicogne, Crédit Agricole, ed Hera, per una produzione ulteriore di 14 Mw.

Per questo abbiamo avanzato la proposta di lanciare una campagna per promuovere e incentivare il passaggio da fonti fossili all'elettrificazione (per varie utilizzazioni domestiche, produttive, mobilità ecc.).

Per queste azioni, che comporterebbero anche investimenti per cittadini e imprese, oltre ad utilizzare gli strumenti di incentivazione previsti, il conto termico 3.0, ecc, sarebbe possibile convenire con le aziende più significative che hanno investito e investono in impianti energetici (e legittimamente ne traggono un profitto), un coinvolgimento che, nell'ambito degli impegni sulla Responsabilità Sociale d'Impresa, preveda la messa a disposizione di una piccola quota di risorse?

Di questo, come dello sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili, che stanno crescendo, vorremmo discutere nel tavolo di confronto sul Piano di Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), che, come recita l'atto di approvazione si impegna a “mobilitare la società civile al fine di sviluppare insieme a loro, il Piano di Azione”, ma che non si riunisce dal 2023.

Sull'Economia circolare

E' l'alternativa all'”usa e getta”, dove invece che bruciare e seppellire, gran parte degli scarti e dei rifiuti possono essere recuperati e diventare risorse per un ri-uso e per alimentare altri processi produttivi. La raccolta differenziata dei diversi materiali è parte di questo processo.

L'attuale organizzazione va certamente messa a punto, ma va respinta l'idea di chi vorrebbe tornare al vecchio sistema di raccolta.

L'introduzione della tariffa puntuale (TARIP), dove cittadini e attività produttive pagano solo per la quantità di rifiuti indifferenziati, deve essere rapidamente applicata portando ad un effettivo risparmio, tenendo anche conto che Hera, che gestisce il servizio, ha un ritorno economico dalla vendita dei diversi materiali differenziati.

Occorre promuovere un cambio nei comportamenti da parte di tutti: ogni singolo cittadino, così come ogni attività economica e produttiva, devono orientarsi verso beni più durevoli e riciclabili, produrre meno rifiuti e smaltirli nel modo corretto, favorendo anche il recupero di beni che, magari riparati, possono essere riusati e avere una seconda vita. L'apertura del Centro di riuso, per il quale da tempo ci battiamo, può dare un forte impulso a queste pratiche, perché “è meglio riusare che buttare”.

Sulla Mobilità sostenibile

A Faenza ci si muove abbastanza in bici e a piedi? No, il mezzo prevalente, anche per brevi tragitti in città, è l’auto.
Forse anche perché a Faenza il sistema della mobilità sostenibile non è adeguato, e qualsiasi ciclista e pedone lo può verificare in ogni luogo della città: prevalenza totale delle ciclopedonali rispetto alle ciclabili, frammentazione dei tratti, segnali contraddittori, difficoltà nel riconoscere i percorsi, ecc.
Nostre priorità: rilanciare la Consulta della Bicicletta, alla quale abbiamo partecipato invano per cinque anni, aprendola ai cittadini; potenziare e qualificare l’ufficio tecnico della mobilità; iniziare, finalmente, a progettare la “ricucitura” degli infiniti pezzettini di ciclopedonali sparsi a caso nella città; dare comunicazione adeguata ed efficace di ogni iniziativa; infine, porsi l’obiettivo del PUMS di trasferire una quota significativa degli spostamenti urbani dall’auto alla bici e ai mezzi pubblici.

Sulla Gestione del verde

Verde pubblico: questione complessa e importante per il futuro della città, resa più attuale dalle sfide climatiche e ambientali.
A Faenza esiste un Servizio Giardini comunale che, nel mantenere un vasto sistema di parchi e aree verdi, cerca di trovare soluzioni alle due opposte richieste dei cittadini: sicurezza e tutela del verde in città.
Nostre priorità: mantenere attivo efficiente ed autonomo il Servizio Giardini; coinvolgere e informare i cittadini sugli interventi necessari per la manutenzione sicura e di qualità del verde; pianificare gli interventi urbanistici in modo tale da riunire le sparse aree verdi in corridoi continui; promuovere una cultura degli alberi nelle scuole ed in forme nuove.

Sulla Partecipazione

Da tempo segnaliamo che sulla tanto sbandierata questione della “partecipazione” le Amministrazioni che si sono succedute, hanno mostrato un atteggiamento parziale e a volte contraddittorio.

E' vero che sono previsti diversi tavoli e “percorsi partecipativi”, ma a volte non particolarmente efficaci, o solo propagandistici.

Contemporaneamente altre questioni restano aperte, altri tavoli non vengono convocati da tempo.

L'attivazione dei nuovi quartieri è importante, ma non è sufficiente.

Le informazioni e il coinvolgimento dei “portatori di interesse”, almeno di quelli diffusi come le nostre associazioni, non può avvenire solo su nostra richiesta, spesso in ritardo, magari dopo avere già deciso. Oppure dover ricorre all'”accesso a gli atti”, per trovare informazioni.

Oltre che agli Amministratori, intendiamo rivolgerci anche a consiglieri/e più sensibili affinché, pur nel rispetto delle reciproche autonomie, si possa accedere a informazioni e confronti in tempo reale e valorizzare di più anche il confronto nel Consiglio Comunale.

Vorremmo poter costruire una “partecipazione” non solo formale, ma sostanziale, senza inutili vincoli burocratici.

                                                                                                                                                                                                     Consiglio Circolo Legambiente Lamone Faenza