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Notizie! Comitati Locali CDC – Coordinamento per la democrazia  costituzionale

Il Coordinamento per la democrazia costituzionale (nato nel 2014 per opporsi alla riforma costituzionale del governo Renzi) lancia un appello contro la riforma della giustizia sulla quale il premier Draghi vorrebbe porre la questione di fiducia. Pur ammettendo che il «progetto introduce delle note positive che consentono un alleggerimento della macchina giudiziaria, puntano a rendere più equo il processo penale e a valorizzare la funzione rieducativa della pena», la presidenza del Cdc reputa «pericolose e insostenibili» alcune scelte della ministra Cartabia.

Uno dei bocconi più amari è il nuovo istituto introdotto con il ddl: l’improcedibilità del processo per superamento dei termini di durata massima dei giudizi di impugnazione. Il presidente Massimo Villone su questo punto si trova d’accordo con i pm antimafia Gratteri e Cafiero De Raho: «Questa soluzione – scrive – non solo non risolve il problema ma provoca effetti paradossali. Crimini anche gravi, compresi quelli di natura mafiosa, diventeranno non punibili, anche se non sono maturati i termini di prescrizione». In un lungo documento il Cdc arriva a sostenere: «È evidente che se prevarrà il partito dell’impunità, nascosto nelle pieghe della riforma, crescerà nella società il livello di sopraffazione e violenza».

Il secondo motivo di allarme riguarda «la perenne aspirazione dei poteri politici a mettere le mani sul Pm» che «ha trovato eco nella riforma con la norma che assegna al Parlamento di predeterminare con legge i criteri di priorità per l’esercizio dell’azione penale». Il Cdc considera questo un «cuneo nel modello costituzionale che sancisce l’indipendenza del Pm e l’obbligatorietà dell’azione penale a garanzia dei diritti e dell’eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge». L’appello è a mobilitarsi «per evitare soluzioni inadeguate e incostituzionali che possono provocare danni irreversibili».

Nel triennio 2017-2020 ogni abitante ha perso oltre 3 mq di campagna, per un totale di quasi 1500 ettari complessivi: il 20% dell'intero limite concesso fino al 2050 secondo la legge regionale

 Piacenza, Ravenna, Parma e Bologna le province che detengono il record di ettari consumati

Consumo di suolo: cosa prevede il disegno di legge approvato alla Camera

Legambiente commenta i dati pubblicati dal recente Rapporto di ISPRA sul consumo di suolo, con un focus sugli andamenti dell’Emilia Romagna. Lo fa tornando sul tema a un mese dalla lettera mandata ai consiglieri regionali in cui si chiedeva lo stop delle deroghe alla legge urbanistica regionale e più forza nella tutela del suolo vergine dell’Emilia-Romagna.

Prendendo in esame i dati ISPRA, che riportano una perdita di 425 ettari tra il 2019 e il 2020, si evince come, in media, ogni abitante dell’Emilia-Romagna, bambini compresi, abbia perso personalmente un metro quadrato di campagna.

Un dato preoccupante, che conferma una tendenza già in atto da tempo. A dimostrazione di ciò l’associazione, ampliando il raggio temporale al triennio 2017-2020, riporta come in soli tre anni i metri quadrati di campagna consumati per cittadino siano più di 3, per un totale di circa 1500 ettari totali nell’arco temporale preso in esame.

Uno scenario sconcertante, soprattutto alla luce del fatto che la legge regionale approvata nel 2017 prevederebbe un massimo di 7000 ettari di consumo ammissibile dal 2020 al 2050.

In definitiva, i dati mettono in luce come in soli tre anni si sia già compromesso un quantitativo pari al 20% dell’intero limite regionale.

Proprio per questo motivo Legambiente chiede da tempo che la normativa regionale cominci ad essere applicata a pieno e venga resa più restrittiva e cogente, al fine di arginare realmente il continuo assalto al territorio.

Se infatti la media regionale di consumo di suolo pro capite nello scorso anno è stata di circa 1 metro quadro a testa, ci sono comuni che vantano record negativi ben più allarmanti.

È il caso, per esempio, di Villanova sull’Arda e Sarmato (entrambi in provincia di Piacenza), che hanno prodotto un consumo record rispettivamente di 28 mq e 21 mq di campagna sacrificata per abitante. Segue San Giorgio in Piano (BO) con un consumo di 15 mq di suolo vergine (si vedano le tabelle successive).

 Se invece si considera come indicatore il totale di ettari consumati allora è il comune di Ravenna a guidare la triste classifica, con ben 64 ettari di campagna persa in un solo anno. Seguono Modena con 16 ettari e di nuovo San Giorgio in Piano (BO), che con i suoi 14 ettari consumati si guadagna il podio insieme ai due comuni capoluogo.

A livello provinciale è il territorio ravennate che nel 2020 ha consumato maggior suolo pro capite, arrivando ad un risultato doppio rispetto alle statistiche regionali.

Guardando invece al triennio 2017-2020 si conferma il protagonismo negativo delle province di Piacenza e Ravenna, seguite da Parma. Se, infatti, la media di consumo pro capite regionale si attesta attorno ai 3 mq, la provincia di Piacenza arriva quasi a 7 mq, mentre Ravenna e Parma superano i 5 mq. Su Piacenza è la logistica a creare i più forti allarmi, anche se non mancano certo i progetti per cementare aree cittadine, come quella urbana di Via Campesio e per il futuro ospedale. Nella provincia parmense le cause si riscontrano soprattutto nel peso delle infrastrutture in costruzione (si pensi all’autostrada Ti-BRe), mentre altre sono purtroppo in previsione (la tangenziale di Noceto) o progettate (l’ampliamento dell’aeroporto).

Se si guarda, invece, ai singoli comuni sono 13 quelli che nel triennio hanno consumato più di 20 mq per abitanti: di questi ben 5 sono della provincia di Piacenza.

I peggiori risultati in assoluto si riscontrano ancora a Villanova e a Sarmato, con un area di campagna consumata per abitante equivalente a quella di un bilocale (rispettivamente 71 e 54 mq).

Discorso a parte va fatto per la provincia di Bologna: analizzando i dati di consumo pro capite l’area metropolitana, infatti, sta sotto le medie regionali di consumo di suolo; un dato giustificato dal numero elevato di abitanti e da un capoluogo - stretto tra collina ed altri comuni - che ha oramai tassi di crescita molto bassi.

Discorso diverso va fatto se si guarda invece al valore assoluto degli ettari totali consumati: la Città Metropolitana è la peggiore a livello regionale e vede alcuni comuni della Pianura che spiccano per consumi davvero enormi, come Bentivoglio (40 mq) e Mordano (30 mq). Il piccolo comune bolognese ha peraltro anche una concentrazione davvero elevata di industrie a rischio incidenti rilevanti, situazione che determina una pressione ambientale molto alta. In generale poi sul bolognese gravano enormi proposte di espansioni logistiche che annunciano altro consumo di suolo.

Alla luce di questa ulteriore conferma, Legambiente ribadisce ancora una volta la necessità di lavorare per cercare di arginare il fenomeno del consumo indiscriminato di suolo, adottando strumenti normativi e soluzioni che contengano questo continuo sfregio al territorio.

Fra le varie proposte che l’associazione aveva sottoposto anche ai consiglieri regionali, vale la pena ricordare la richiesta di affrontare in maniera adeguata il consumo di suolo derivante dal comparto della logistica, adottando criteri puntuali sull’ubicazione dei poli e sui collegamenti con il trasporto pubblico e ferroviario; ma anche la necessità di attuare davvero la rigenerazione delle aree dismesse e prevedere una mappatura di queste aree sul territorio.

A questo link è possibile leggere tutte le proposte fatte da Legambiente ai consiglieri regionali.

 

ELABORAZIONI LEGAMBIENTE SU DATI ISPRA 2021

 

Primi 10 comuni per aumento pro capite di consumo di suolo 2019-2020 (elaborazione su dati ISPRA 2021)

Provincia

Comune

metri quadri - aumento per abitante 2019/20

ettari totali aumento 2019-2020

 

 

 

 

PC

Villanova sull'Arda

28.90

4.94

PC

Sarmato

21.50

6.28

BO

San Giorgio di Piano

15.00

13.65

FE

Jolanda di Savoia

12.90

3.55

PC

Caorso

12.60

6.09

BO

Mordano

12.20

5.79

PR

Fontevivo

10.50

5.88

RE

Rolo

10.30

4.15

BO

Bentivoglio

8.50

4.9

FE

Copparo

8.20

12.96

 

Primi 10 comuni per consumo di suolo assoluto, in ettari 2019-2020  (elaborazione su dati ISPRA 2021)

Provincia

Comune

ettari totali aumento 2019-2020

aumento  mq/abitante

 

 

 

 

RA

Ravenna

64

4.05

MO

Modena

16

0.88

BO

San Giorgio di Piano

14

15.10

FE

Copparo

13

8.06

MO

Sassuolo

12

3.02

PR

Parma

12

0.62

PC

Piacenza

11

1.10

RE

Reggio nell'Emilia

10

0.59

BO

San Giovanni in Persiceto

9

3.10

FC

Cesena

9

0.88


 

Dati per provincia – consumo di suolo 2019-2020

Provincia

aumento mq/abitanti 2019-2020

Incremento  consumo di suolo annuale netto in ettari 2019-2020

 

Piacenza

1.6

46.0

 

Parma

0.9

40.0

 

Reggio nell'Emilia

0.7

40.0

 

Modena

1.0

67.0

 

Bologna

0.7

76.0

 

Ferrara

0.8

28.0

 

Ravenna

2.3

90.4

 

Forlì-Cesena

0.8

30.0

 

Rimini

0.2

8.0

 

REGIONE ER

0.95

425

 

 

ULTIMI 3 ANNI

 Comuni con maggiore aumento pro capite di consumo di suolo nel triennio 2017-2020 (più di 20 mq/abitante) (elaborazione Legambiente su dati ISPRA 2021)

 

Provincia

Comune

metri quadri - aumento per abitante 2017/20

ettari totali aumento 2019-2020

PC

Villanova sull'Arda

71.6

12.23

PC

Sarmato

54.4

15.97

BO

Bentivoglio

44.6

25.58

PR

Torrile

39.5

30.72

PC

Gragnano Trebbiense

32.3

14.8

RE

Baiso

31.7

10.22

BO

Mordano

30.6

14.54

PR

Medesano

28.5

31.07

FE

Jolanda di Savoia

25.8

7.16

PC

Castel San Giovanni

25.5

35.45

FC

Gatteo

23.9

22.03

RE

Rolo

23.2

9.31

PC

Gazzola

20.9

4.43

 

Consumo di suolo per provincia - triennio 2017-2020 (più di 20 mq/abitante) (elaborazione Legambiente su dati ISPRA 2021)

Provincia

aumento per abitante 2017-2020

differenza ettari 2017-2020

Rimini

1.27

42.42

Forlì Cesena

2.70

106.59

Ravenna

5.23

204.08

Ferrara

3.01

104.1

Bologna

2.77

282.92

Modena

3.55

251.7

Reggio Emilia

3.03

161.64

Parma

5.17

234.71

Piacenza

6.70

192.75

TOTALE ER

3.54

1580.91

--

Ufficio Stampa - Legambiente Emilia Romagna

E-mail: ufficiostampa@Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Web: www.legambiente.emiliaromagna.it

Con assemblee da lunedì 19 contro lo sblocco dei licenziamenti

Licenziati con una mail 422 dipendenti della Gkn di Campi Bisenzio |  L'HuffPost

(ANSA) - ROMA, 16 LUG - Fiom, Fim e Uilm hanno proclamato due ore di sciopero con assemblee per tutti i lavoratori metalmeccanici a partire da lunedì 19 contro lo sblocco dei licenziamenti e le procedure avviate da diverse aziende (come Gkn, Whirlpool e Gianetti Ruote). Lo si legge in una nota unitaria.

    "Si tratta di decisioni inaccettabili - affermano a proposito delle procedure avviate - che colpiscono l'insieme del mondo del lavoro, che vanno contrastate con fermezza da tutti i metalmeccanici per difendere l'occupazione, il reddito dei lavoratori, impedire la riduzione della capacità industriale del Paese, evitare che altre aziende seguano questi negativi esempi e rivendicare allo stesso tempo investimenti e politiche industriali in tutto il territorio nazionale".
    Questo sciopero secondo il numero uno della Uilm, Rocco Palombella "è il primo passo verso la mobilitazione generale".
    (ANSA).

Nato il 24 giugno del 1920 a Fossolo, una frazione del comune di Faenza, Primo Zoli era cresciuto in una famiglia di braccianti, conoscendo fin dai suoi primi anni la dura realtà della miseria.

Prima dell’avvento del fascismo il padre era capo-lega dei braccianti e la madre era bidella del locale circolo socialista, poi incendiato dai fascisti.

Nel 1943, quando si trovava sotto le armi in fanteria a Ravenna, Primo conobbe Giorgio Baffè di Massalombarda che l’avvicinò al partito comunista e gli fece conoscere “l’Unità” clandestina. Festeggiarono insieme la caduta di Mussolini il 25 luglio, ma per questo atto vennero puniti. L’8 settembre tornò a casa, rimanendo nascosto per alcuni mesi. Quindi entrò a fare parte della SAP che operava nella zona di Pieve Cesato (la zona 8 collegata alla 28ª Brigata Garibaldi), sotto la guida di Angelo Muccinelli e di Gino Della Valle. Il gruppo portò a compimento molte azioni di disturbo contro i tedeschi, la più famosa resta l’incendio del ponte della Castellina.

Dopo la liberazione di Faenza, avvenuta il 17 dicembre del 1944, Primo continuò la lotta armata entrando nella 13ª Compagnia, composta interamente da faentini e comandata da Enrico Penazzi, inquadrata anch’essa nella 28ª Brigata Garibaldi e che combatterà i tedeschi fino ai primi giorni di maggio. Fece parte del picchetto di partigiani schierato in piazza a Ravenna per rendere onore ad Arrigo Boldrini decorato con la medaglia d’oro dal generale McCreery. L’8 maggio del ’45, il giorno in cui arrivò la pace, Primo Zoli era in piazza a Venezia con un gruppo di partigiani faentini.

Nel 1947 subì anch’egli la repressione contro i partigiani e venne incarcerato per alcuni mesi insieme ad alcuni suoi compagni, venendo poi assolto per non avere commesso il fatto.

Nell’immediato dopoguerra trovò lavoro nella Cooperativa Sacles di Faenza, dove si distinse nell’attività sindacale e nel 1948 dalla CGIL gli fu fatta la proposta, che accettò, di diventare sindacalista a tempo pieno nella categoria dei braccianti. Nella primavera del 1950 fu nominato segretario della Camera del Lavoro.

Negli anni seguenti, con il crescere nel faentino della cooperazione aderente alla Lega, a Primo Zoli venne affidato l’incarico di coordinatore territoriale. Negli stessi anni partecipò con impegno all’attività politica e nel 1951 fu eletto consigliere comunale a Faenza per il PCI, incarico che ricoprirà fino al 1970.

Eletto presidente dell’ANPI di Faenza, entrò a fare parte della presidenza provinciale della stessa associazione. Durante il suo lungo mandato svolse un ruolo decisivo nella nascita e nell’affermazione del Museo di Ca’ di Malanca. In particolare, va ricordato che nei primi anni Settanta, grazie proprio all’azione dell’ANPI, la Regione Emilia-Romagna acquisì quegli immobili allo scopo di farne un luogo della memoria.

Grande conoscitore dell’Appennino, Primo percorreva tutti i sentieri senza alcun bisogno di segni e carte. Questa sua grande passione, che ha coltivato fino a pochi anni fa, fu fondamentale nella realizzazione del Sentiero dei Partigiani con la collaborazione determinante del CAI di Faenza, Imola e Ravenna. Un sentiero che ripercorre i momenti salienti della Battaglia di Purocielo dell’ottobre del 1944.

Primo Zoli è stata una figura di riferimento per diverse generazioni e lascia un grande vuoto tra tutti coloro che l’anno conosciuto e stimato. Una perdita incolmabile per la sua famiglia.

La Sezione ANPI di Faenza e l’Associazione Ca’ di Malanca sono vicine alle figlie Marina e Chiara, al genero Beppe e alla nipote Anna.

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COMUNICATO STAMPA CGIL CISL UIL DI RAVENNA

Hysa Bujar di 63 anni è morto questa mattina a causa di un infortunio sul lavoro che si è verificato presso il Centro Servizi dello stabilimento Marcegaglia di Ravenna.

Hysa lavorava per la cooperativa di facchinaggio Co.Fa.Ri. L’infortunio mortale sembra avere sinistre analogie con un altro infortunio mortale avvenuto in Marcegaglia nel 2014, dove trovò la morte Lorenzo Petronici.
Solo un anno fa, in IFA, un altro terminal ravennate, ha trovato la morte Franco Pirazzoli anche lui in un infortunio ancora da chiarire e sul quale sono aperte de indagini della magistratura.
Una scia di sangue che non si arresta, nonostante i MAI PIÙ.

Hysa lascia la moglie, 2 figli e i nipoti ai quali porgiamo le nostre condoglianze e la nostra promessa di fare ogni cosa sia in nostro potere perché la morte del proprio congiunto non sia vana.
CGIL CISL UIL, unitamente alla RSU Marcegaglia ed alle Categorie di tutti i lavoratori impegnati a qualsiasi titolo negli stabilimenti Marcegaglia di Ravenna hanno proclamato lo sciopero per tutti i turni di lavoro delle giornate del 15 e del 16 luglio.

Domani i lavoratori del porto di Ravenna si fermeranno per 24 ore e alle 12 le sirene del porto suoneranno in segno di protesta per queste morti e di solidarietà con la famiglia.
Durante l’incontro avvenuto nel primo pomeriggio con la direzione aziendale di Marcegaglia le rappresentanze sindacali, dopo un sopralluogo nel sito della tragedia, hanno ribadito problematiche inerenti le carenze di personale, gli spazi angusti di lavoro ed impegni orari eccessivamente prolungati per i lavoratori impegnati negli appalti.

Lasciamo alla magistratura il compito di accertare le responsabilità di ciò che è accaduto. Alla città, alle istituzioni, agli organismi di controllo ed alle associazioni di rappresentanza la responsabilità di uno sforzo straordinario per il consolidamento di un sistema che discrimini chi non è in grado di garantire i più alti standards di sicurezza.

In questo senso, il rinnovo del protocollo sulla sicurezza del porto, che prenderà avvio nei prossimi giorni, sarà l’occasione per misurare la reale volontà degli attori economici dell’ambito portuale per mettere al primo posto la sicurezza dei lavoratori.


CGIL                CISL             UIL
M.Melandri   R.Baroncelli     C.Sama


Ravenna 15 luglio 2021