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L'urgenza climatica avanza e questo impianto equivarrebbe al oltre 150.000 piccoli fotovoltaici famigliari o a piantare milioni di alberi.

 

"Chi boccia a priori la tecnologia ha forti responsabilità verso l'azzeramento delle emissioni"

Legambiente interviene di nuovo sul dibattito relativo al progetto di eolico a largo delle coste riminesi. In particolare relativamente alle modifiche apportate al progetto, che vedono una riduzione del numero di aerogeneratori, con conseguente allontanamento degli stessi ed una aumento dello spazio utile di navigazione.

Si tratta di un passo da cogliere da parte degli Enti per potere avviare un ampio confronto di miglioramento del progetto, non ideologico e tenendo conto di tutti gli interessi in gioco. Un percorso che Legambiente ha già sollecitato lo scorso luglio alla tappa di Goletta Verde a Riccione, in presenza dell’assessore regionale Vincenzo Colla e le istituzioni locali.

Purtroppo sulla stampa si continuano a leggere ostilità a priori verso la tecnologia, senza che vengano poste in campo soluzioni alternative reali all'urgenza dei cambiamenti climatici.

Legambiente segnala che a livello di riduzione di emissioni annue di CO2 l'impianto avrebbe gli effetti di oltre 150.000 impianti fotovoltaici famigliari da 3 kW o la piantumazione di oltre 5 milioni di alberi. Questo anche tenendo conto di disponibilità di vento piuttosto cautelative.

“E nonostante questo rimane solo una piccola parte di quanto bisognerebbe fare per ottenere la neutralità carbonica al 2050 o il 100% di rinnovabili al 2035 fissati dalla Regione.” – commenta Legambiente.

Secondo il Piano Energia e Clima nazionale l’Italia dovrà impegnarsi ad installare almeno 1 GW di potenza eolica l’anno con impianti a terra e in mare per raggiungere gli obiettivi.

I numeri evidenziano dunque che la produzione rinnovabile associata ad un impianto simile, sarebbe difficilmente ottenibile negli stessi tempi con altre politiche, di cui si legge spesso sulla stampa. Certamente non si può chiamare in campo l'idrogeno, per la cui produzione serve comunque energia (al momento quella fossile).

Le politiche di risparmio energetico invece sono fondamentali e bisogna  battersi per una forte accelerazione, ma interventi sull'edilizia, sul settore turistico, sui consumi aziendali, o dei sistemi di mobilità hanno tempi non comprimibili. 

Legambiente evidenzia dunque che avanzare dubbi o criticità risulta legittimo, ma bocciare la tecnologia senza alternative credibili, comporta una forte responsabilità di fronte all'urgenza climatica.

Infine, rispetto alle segnalazioni dei pescatori sui danni alla pesca al proprio settore, va evidenziato che la forma di pesca che verrebbe limitata dalla presenza delle pale è proprio la pesca a strascico che rappresenta la modalità più dannosa e deleteria per gli ecosistemi marini. 

“Avere zone di interdizione avrebbe dunque anche una funzione positiva per la salvaguardia delle risorse e della fauna ittica.” – conclude.

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Ufficio Stampa - Legambiente Emilia Romagna

Via Massimo Gorki, 6 - 40128 Bologna
Tel: 051-241324

Fax: 051-0390796


E-mail: ufficiostampa@Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Web: www.legambiente.emiliaromagna.it

Solo per le Acer possibili cantieri per oltre 200.000 milioni e per le famiglie riduzioni delle bollette fino all'80%

 

La Regione ha annunciato la proroga del bando di finanziamento sulla rigenerazione urbana

 

Si tratta di cantieri senza consumo di suolo, necessari però buoni progetti ed una responsabilizzazione degli amministratori di condominio.

 

Tutti d'accordo al seminario di Legambiente Emilia Romagna che si è tenuto sabato scorso: il superbonus del 110% è un'enorme opportunità da sfruttare sia per imprese e lavoro, sia per ridurre gli impatti su clima e inquinamento da parte del riscaldamento domestico.
Ecologisti, costruttori, ordini professionali ed enti pubblici della regione si sono riconosciuti nel valore dell'incentivo statale per il territorio, mettendo in luce anche alcune "criticità" da superare o tenere sotto controllo.

 

Tante le ipotesi emerse durante il dibattito, in primis la necessità di un controllo sulle aziende ed i meccanismi finanziari, con il privilegio alle imprese iscritte alla white list (le liste contro le infiltrazioni mafiose previste per gli appalti pubblici), ma anche l'importanza di avere un sistema creditizio pronto, la necessità di evitare speculazioni sui materiali e l'importanza di curare anche gli aspetti sismici ed estetici. Tutti temi che potrebbero essere affrontati da un osservatorio regionale 110%.

 

Si tratta, infatti, di un potenziale cantiere diffuso che riguarderebbe migliaia di immobili. Solo le ACER, le aziende case dell'Emilia Romagna, gestiscono nella nostra regione oltre 50.000 appartamenti, e sono in fase di preparazione appalti che potrebbero andare oltre i 200.000 milioni di euro.

A maggior ragione risulta però fondamentale avere i tempi a disposizione. Necessaria dunque per tutti la necessità di una proroga dell'incentivo da parte del Governo oltre il 2021. Questo per permettere a cittadini ed imprese di affrontare i cantieri con la giusta cura progettuale e di realizzazione. Oggi invece il limite del 31 dicembre 2021 obbliga tutti a correre e rischia di non permettere a molti di arrivare pronti, o di privilegiare interventi più "semplici" e veloci, con poca cura su materiali e qualità. Anche per gli enti pubblici, Comuni e ACER, si prevede un superlavoro che deve essere gestito con adeguate risorse umane e procedure burocratiche efficaci ma veloci.

L'entità dell'incentivo statale è tale da dover ricercare i migliori progetti possibili. Infatti, il meccanismo del 110% permetterebbe di rinnovare completamente sia l'involucro che il sistema di riscaldamento delle case a costo nullo, o quasi. Per edifici costruiti tra gli anni '50 e '80 (la maggioranza del patrimonio esistente) questo permetterebbe risparmi sulla bolletta fino all'80% , con la  possibilità di eliminare o ridimensionare le caldaie a gas (integrate con pompe di calore), e la contestuale riduzione delle emissioni. Un imperativo necessario, vista l'urgenza dei cambiamenti climatici e l'entità delle risorse pubbliche concesse.

 

Per arrivare a  queste performance serve ovviamente che il progetto sia di alta qualità e che il cantiere venga seguito con la dovuta attenzione. Un'ipotesi che deve essere curata soprattutto dagli amministratori di condominio, che rivestono un ruolo importante nella scelta di professionalità adeguate e imprese serie.

 

Rispetto al dibattito Legambiente ha sottolineato l'importanza di avere finalmente una stagione di rilancio dell'edilizia sugli immobili esistenti, senza consumo di suolo. Alla precisa richiesta dell'Associazione, l'Assessore Colla ha anche anticipato che la Regione riproporrà il finanziamento sulla rigenerazione urbana, lanciato nel 2018, per potere intervenire anche sugli spazi pubblici delle città.

Rilevante anche l'esperienza del Comune di Reggio Emilia che - in collaborazione con gli ordini professionali - ha avviato uno sportello di informazione ai cittadini specifico sul superbonus.

 

Al termine del seminario Legambiente ha dunque proposto un lavoro congiunto sulla base di un documento presentato ad ANCI, Regione, Ordini professionali e associazioni di categoria, scaricabile a questo link.

"Sono questi i cantieri utili per tutti - commenta l'Associazione -  che permettono alle imprese di lavorare senza intaccare le risorse naturali. Cantieri, peraltro, che possono essere messi in campo anche in tempi rapidi, a differenza di progetti di grandi infrastrutture di dubbia utilità e alti impatti ambientali."

 

L'attività informativa di Legambiente Emilia Romagna sul 110 % proseguirà il 22 ottobre con un webinar on-line pensato per tutti i cittadini che intendono saperne di più e accedere al finanziamento. L'evento verrà trasmesso in diretta sui canali Facebook e YouTube ufficiali.

 

Maggiori dettagli a questo link.

 

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Ufficio Stampa - Legambiente Emilia Romagna

Via Massimo Gorki, 6 - 40128 Bologna
Tel: 051-241324

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In vista dello stop generale di giovedì 5 novembre, si moltiplicano in tutta Italia assemblee e astensioni dal lavoro spontanee a sostegno del rinnovo del contratto nazionale. Re David (Fiom): "La posizione di Federmeccanica è insostenibile: non si può dire ‘zero euro' per i lavoratori"

Mancano appena due settimane a giovedì 5 novembre, giornata che vedrà lo sciopero nazionale dei metalmeccanici a sostegno del rinnovo del contratto nazionale. Uno stop deciso dopo la rottura delle trattative, consumata nel vertice romano tra sindacati e Federmeccanica-Assistal di mercoledì 7 ottobre, sul nodo del salario. A determinare il blocco del confronto il “no” netto delle imprese a prevedere aumenti che vadano oltre il mero adeguamento dell’inflazione a consuntivo, che sarebbe pari ad appena circa 40 euro in tre anni.

“Non c’è da parte di Federmeccanica e Assistal alcuna disponibilità ad aumentare i minimi contrattuali oltre l’Ipca, le aziende confermano inoltre l’attuale meccanismo della rivalutazione dei minimi ex-post, a maggio dell’anno successivo”, spiegano Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, precisando di aver “chiesto un aumento dell’8 per cento sui minimi tabellari, sull’indennità di trasferta e reperibilità, dopo aver verificato l’andamento sperimentale del ccnl del 2016 sul salario e aver constatato che, negli anni di vigenza del ccnl, non si è estesa la contrattazione di secondo livello, anzi in molte imprese ci sono disdette unilaterali degli accordi in vigore”. Per queste ragioni, oltre alla richiesta di incremento dell’8% dei minimi, i sindacati chiedono di “aumentare l’elemento perequativo a 700 euro e di estenderlo alle imprese senza premio di risultato”.

L’indisponibilità delle imprese ha immediatamente provocato la sollevazione dei metalmeccanici di tutta Italia. Fiom, Fim e Uilm hanno dichiarato un pacchetto di sei ore di sciopero (quattro a livello nazionale per il 5 novembre, due a livello territoriale e aziendale), il blocco degli straordinari e della flessibilità, cui si aggiunge una campagna di assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Scioperi spontanei, inoltre, si sono registrati in tantissime fabbriche. In questi giorni vanno segnalate mobilitazioni ad Ascoli Piceno (mercoledì 21 si tiene uno sciopero provinciale di due ore), Roma (venerdì 23 ottobre si fermano le due sedi della Exprivia), a Treviso (che vedrà venerdì 30 anche l’assemblea generale di quadri e delegati Fiom), a BergamoBolognaBresciaReggio EmiliaMantovaUdineVerona e altre città italiane.

“Il tavolo è aperto dal 5 novembre dello scorso anno, ma già da allora Federmeccanica aveva lasciato intendere che non intendeva negoziare davvero”, spiega la segretaria generale della Fiom Cgil Francesca Re David. “La loro posizione è insostenibile: non si può dire ‘zero euro’ per i lavoratori, perché il contratto non dura sei mesi, ma minimo tre anni”, prosegue la dirigente sindacale, evidenziando che “lo scorso rinnovo si è chiuso praticamente senza salario e con l’impegno, non mantenuto dalle aziende, di estendere la contrattazione integrativa”. In questi anni, conclude Re David, i metalmeccanici “hanno visto il loro salario fortemente indebolito. Ora è necessario restituire una ricchezza che anche negli anni della crisi le imprese hanno accumulato, perché oggi producono la stessa ricchezza del 2007, che però è andata solo da una parte. Un accordo senza aumenti, dunque, è impensabile”.

Da registrare, infine, è la posizione di Federmeccanica. Gli industriali, ha argomentato il direttore generale Stefano Franchi, sono disposti “in ogni momento a riaprire il confronto, in un clima che sia positivo e costruttivo, se il sindacato abbandonerà il conflitto per riprendere il dialogo”. Franchi ha anche precisato che le trattative sul rinnovo “si sono interrotte, nostro malgrado, a seguito della dichiarazione da parte del sindacato dello stato di agitazione per il disaccordo sul salario, prima di aver concluso un approfondimento di tutti i temi. Il contratto, infatti, non è composto da una sola parte, ma da un insieme di elementi tutti importanti e strettamente collegati tra loro”. Federmeccanica, ha concluso, crede “nell’importanza del contratto collettivo nazionale, che deve essere punto di riferimento per tutti, ma deve essere calato nella realtà, che ora è drammatica”.

 
Ieri (9 ottobre) in occasione dello SCIOPERO NAZIONALE PER IL CLIMA
 
abbiamo deciso di ripulire gli argini del fiume Lamone. E' stata una bellissima giornata perché con delle azioni concrete ci siamo resi conto di quanto siamo circondati dal degrado ambientale, non conta se nascosto da un apparente decoro, e abbiamo dato il nostro contributo.
 
Il fiume è una risorsa fondamentale per il nostro ecosistema, i rifiuti prossimi a questo corso d'acqua sono altamente inquinanti, perché deperiscono frammentandosi in microplastiche, che vengono trasportate fino in mare (oltre che ingerite dalla fauna) contribuendo all'acidificazione del mare e allo sballamento dei meccanismi di assorbimento e rilascio dei gas climalteranti da parte degli oceani, con ripercussioni sul riscaldamento globale devastanti.
 
Nel nostro piccolo, nonostante i problemi climatici e ambientali , strutturalmente connessi ad ingiustizie sociali, siano enormi e ci sentiamo come generazione cosciente schiacciati da mastodontici sistemi antropici intersecati con quelli naturali che procedono a rilento in una riconversione sostenibile, pensiamo che sia questa la vita che ci aspetta, lottare e agire concretamente nel locale e non, unendoci con fini comuni, per trasmettere la forza a tutt* per muoversi, pressare le amministrazioni, le aziende, i partiti, i cittadini, verso un cambiamento possibile.
 
Con questo vogliamo dire che sì, per noi è stato davvero utile poterci sporcare le mani, ma è necessario che aumenti una consapevolezza tra i cittadini nel segnalare all'ente gestore dei servizi di raccolta rifiuti, ovvero Hera per il nostro comune, situazioni di inquinamento gravi, ma soprattutto dovrebbe essere ll comune di Faenza a prevedere nei bandi di gara nell'assegnazione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, monitoraggio periodico e raccolta dei rifiuti nei posti ecologicamente più sensibili per la città, o come minimo sollecitare chi se ne occupa a svolgere questo compito.
 L'azienda Tampieri si autodefìnisce una realtà di "eccellenza", attenta al territorio, all'ambiente, ai lavoratori, infatti sul proprio sito alla voce Responsabilità Sociale dell'impresa (CSR) si può leggere:
 

"Responsabilità ed etica contraddistinguono ogni giorno, dal 1928, il nostro essere e il nostro agire. Per questo mettiamo tutto il nostro impegno nella realizzazione di progetti sociali ed ambientali. Il fine dell’impresa non è solamente quello di creare profitto, ma anche fornire un valore aggiunto per tutta la comunità in cui opera".

Non sembra sia proprio così... (RED)

Le nostre aziende
 
A seguito dello strappo compiuto dalle associazioni che si sono rifiutate di firmare il rinnovo del contratto nazionale dell’industria alimentare 2019-2023 (sottoscritto nella notte del 31 luglio dopo dieci mesi di trattative e due giorni di negoziato no-stop, tra Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e Unionfood, Ancit e Assobirra), si è deciso di dichiarare in tutte le aziende, che non hanno aderito al rinnovo, lo stato di agitazione con conseguente blocco degli straordinari, a causa di scelte incomprensibili e offensive nei confronti di tanti lavoratori.

A partire dal 9 ottobre, la mobilitazione verrà rafforzata con la proclamazione di un primo pacchetto di 4 ore di sciopero per ribadire alle aziende, che non riconoscono il contratto nazionale siglato il 31 luglio, che per le organizzazioni sindacali non esistono eccellenze nel territorio che non riconoscano, ai loro dipendenti, il diritto del contratto nazionale.

“Continueremo la mobilitazione e le iniziative - affermano i segretari territoriali di Fai Cisl Flai Cgil e Uila Uil -.
Inizieremo con il picchetto di venerdì 9 ottobre, dalle ore 12, davanti allo stabilimento Tampieri a Faenza, ma manifesteremo le nostre ragioni, nei prossimi giorni, anche davanti alle altre aziende non firmatarie, fino al raggiungimento del nostro obbiettivo.”
 
 Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil