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Nella striscia di Gaza la risposta militare israeliana agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 ha causato più di 61mila morti palestinesi, ma gli esperti dicono che mancano all’appello altre 300.000 persone. Da 22 mesi ogni giorno vengono uccise in media 90 palestinesi dalle bombe, dalla fame usata deliberatamente come arma di guerra, dalla mancanza di acqua, medicine e dal collasso del sistema sanitario.

gaza

Nessun luogo è stato risparmiato. Sono stati distrutti ospedali, scuole, chiese, moschee, mercati, campi agricoli, luoghi della socialità e della cultura. Una catastrofe umanitaria senza precedenti denunciata da gran parte della comunità internazionale.

 

Anche in Cisgiordania sono aumentati gli attacchi dei coloni armati contro i villaggi palestinesi con il supporto dei soldati. E ora il piano del governo israeliano di occupare tutta la Striscia di Gaza e deportare la popolazione verso sud sta suscitando condanna unanime persino da parte degli alleati storici di Israele.

Ma non basta. Occorre passare dalle parole ai fatti.

Occorre che tutti ma proprio tutti, cittadini, associazioni, organizzazioni sindacali, enti e istituzioni facciano tutto il possibile per prevenire il genocidio o fermare il genocidio in corso. È una responsabilità collettiva da parte di tutti gli attori della società, lo prevede la Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio. È un obbligo morale e giuridico confermato nell’ordinanza cautelare della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) del gennaio 2024, nell’ambito della controversia Sudafrica/Israele.

In tutti questi mesi abbiamo visto crescere la responsabilità e la mobilitazione della società civile in tutte le città in Italia, in Europa e nel mondo, in solidarietà con il popolo palestinese. Anche nella nostra città si sono moltiplicate manifestazioni, azioni e iniziative, a cui abbiamo contribuito come rete La via maestra e ogni volta abbiamo visto aumentare la partecipazione attiva delle persone.

Con difficoltà invece è avvenuta l’approvazione della mozione per il riconoscimento dello stato di Palestina da parte del Consiglio Comunale di Ravenna, dopo molti mesi di solleciti da parte della rete La via maestra che l’aveva promossa in tutti i Comuni della Provincia di Ravenna e di cui ancora non si ha informazione della sua attuazione.

Allo stesso modo chiediamo alla nuova Amministrazione comunale e ai Comuni della Provincia, un cambio di passo, chiediamo di uscire dal silenzio, di esprimersi pubblicamente per il cessate il fuoco, la fine del genocidio in corso a Gaza e il rispetto del diritto internazionale.

Tanto più che dal giugno 2025 è stata opportunamente re-istituita la delega alla Pace, ma se non si intraprendono azioni politiche concrete e di responsabilità, la delega rischia di rimanere una misura di facciata. Abbiamo avviato una positiva interlocuzione con l’assessora con delega alla Pace, con la quale collaboreremo a partire dalla partecipazione alla Marcia della pace Perugia Assisi del prossimo 12 ottobre.

Tuttavia, ribadiamo che l’impegno per la pace deve essere di tutta l’Amministrazione comunale, alla quale chiediamo di assumere iniziative sia simboliche sia concrete e operative, come stanno facendo in questi mesi, e in particolare in queste drammatiche settimane, molti altri Comuni grandi e piccoli in Italia.

Prima di tutto l’interruzione di ogni rapporto istituzionale, commerciale o economico con enti e aziende israeliane coinvolte nell’occupazione e nella repressione del popolo palestinese, come richiesto anche dal Presidente della Regione Emilia Romagna Michele de Pascale; essere parte attiva nel vigilare sulla legalità e sulla trasparenza dei traffici nel porto di Ravenna. In seguito agli episodi di transito di carichi di armamenti o materiale a doppio uso (civile/militare) riteniamo necessario un maggiore impegno e una sinergia fra Amministrazione comunale, autorità competenti, lavoratori portuali e società civile per garantire il rispetto della legge 185/90 che regola esportazione, importazione e transito di materiali di armamento.

Molte altre misure si possono adottare, ne suggeriamo solo alcune:

  • interrompere la vendita di prodotti farmaceutici israeliani nelle farmacie comunali;
  • porre attenzione nella concessione di patrocini a eventi culturali o sportivi quando tali iniziative sono patrocinate finanziate o sostenute dall’ambasciata di Israele, dal governo israeliano o da aziende coinvolte nell’occupazione;
  • accogliere i profughi palestinesi e incentivare la cooperazione con i presidi sanitari dell’ONU presenti nei territori occupati;
  • incentivare le relazioni con enti territoriali omologhi palestinesi nei Territori occupati sostenendo ogni forma di cooperazione con le organizzazioni della società civile e le istituzioni culturali palestinesi;
  • conferire la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati.

Con rinnovato senso di responsabilità e urgenza chiediamo che il comune di Ravenna si attivi per discutere, pianificare e rendere pubbliche misure efficaci per interrompere ogni tipo di rapporto con il regime israeliano e per contribuire concretamente alla costruzione di una pace giusta e duratura per il popolo palestinese. Un ulteriore prolungamento del silenzio istituzionale, in un momento così cruciale, rischia di essere interpretato come una forma di complicità passiva.

Rete La Via Maestra Insieme per la pace Ravenna