Palestina/Europa L’alleanza della sinistra europea lancia un’iniziativa cittadina per Gaza. Obiettivo: spingere Bruxelles a rompere i rapporti con il governo genocida di Israele. Intervista alla leader Left, Manon Aubry
PUOI FIRMARE QUI https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it
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La capogruppo di Left all'Europarlamento, Manon Aubry – Ap
«Giustizia per la Palestina: fermiamo il commercio con i criminali!». È lo slogan dell’iniziativa dei cittadini europei che chiede di sospendere integralmente l’accordo commerciale e politico che lega Bruxelles a Tel Aviv, nonostante il genocidio a Gaza e le violazioni dei diritti umani nei Territori. È già partita la raccolta firme, lanciata ieri da European Left Alliance (Ela), organizzazione politica nata poco più di un anno fa all’interno della famiglia di Left-Sinistra europea, a cui ha recentemente aderito anche Sinistra italiana.
In una sala a pochi passi dal Parlamento europeo affollata di militanti e politici, molti con la kefiah addosso, si sono alternati esponenti della società civile palestinese e leader della sinistra europea, da Irene Montero (Podemos) a Nicola Fratoianni (Si). Abbiamo incontrato l’eurodeputata Manon Aubry (La France Insoumise), capogruppo di Left all’Eurocamera.
L’iniziativa dei cittadini europei da voi promossa è un atto d’accusa contro le istituzioni europee che non hanno fatto nulla di concreto per Gaza?
È un modo di denunciare la complicità dell’Ue, che attraverso l’accordo di associazione con Israele partecipa al finanziamento del genocidio nella Striscia. Von der Leyen aveva promesso di sospendere la partnership con Israele, ma nel corso dei mesi questa promessa è stata abbandonata. Dato che l’Ue è incapace di decidere, diamo la parola ai cittadini.
Quali sono le tappe principali dell’iniziativa?
Vogliamo arrivare a un milione di firme nei prossimi giorni e mesi. Ufficialmente abbiamo un anno di tempo, ma bisogna fare il più rapidamente possibile: di fronte al massacro non c’è un giorno da perdere. Poi l’esecutivo europeo avrà sei mesi per rispondere e anche il Parlamento dovrà prendere posizione. La mobilitazione democratica è un modo di rispondere al silenzio mediatico, insopportabile, ed è un modo per spingere l’Ue ad agire.
L’Europa è il primo finanziatore in termini di aiuti alla Palestina, ma il presidente Usa Donald Trump vuole escluderla da ogni ruolo decisionale sul futuro di Gaza. Un paradosso?
Le relazioni internazionali sono in una fase di stravolgimento, come si vede nel caso del Venezuela, quando i leader europei si rallegrano dell’azione americana e si congratulano con il rapitore anziché preoccuparsi del rapito. Quanto alla Palestina, non possiamo dimenticare che Bruxelles non vuole rompere il legame privilegiato con Benjamin Netanyahu, diventando così primo finanziatore del genocidio.
L’Ue si trova ora di fronte a un’altra crisi in Asia occidentale, quella che vediamo consumarsi in Iran sotto i nostri occhi. Sta agendo bene?
In questi giorni il regime di Teheran orchestra l’isolamento per reprimere la rivolta del popolo contro l’autocrazia. L’Ue è debole anche in questo caso, mentre avrebbe potuto utilizzare prima una serie di strumenti diplomatici, non semplicemente accettare l’impotenza a cui essa stessa si costringe.
Un’altra crisi internazionale, come quella della Groenlandia, esemplifica bene l’incertezza della politica globale dell’Ue: prima grida «giù le mani», poi cerca il compromesso con gli Usa. Se non si esce da questa ambiguità, l’Europa rischia di scomparire?
Le nuove minacce trumpiane sulla Groenlandia sono la conseguenza diretta dell’incapacità dell’Ue di farsi ascoltare sulla scena internazionale. Bruxelles non ha reagito a una sequenza di violazioni del diritto internazionale, l’ultima il rapimento del presidente venezuelano Maduro. L’atteggiamento compiacente verso la Casa bianca non può che essere percepito come incoraggiamento a violare il diritto internazionale: ieri il Venezuela, oggi la Groenlandia, domani Gran Bretagna o Francia, chissà.
Per Trump al massimo il globo può essere spartito in sfere d’influenza insieme a Putin e Xi Jinping. In questo scenario, all’Europa resta un ruolo?
Se e solo se l’Ue riesce a difendere l’ordine internazionale del Dopoguerra, non quando aderisce al disegno trumpiano. La Sinistra europea non può lasciare che ciò accada. È una delle ragioni per cui dell’iniziativa: il diritto deve prevalere sulla forza.
