Faenza, 15 febbraio 2026
Oltre 200 persone in Piazza della Libertà contro il DDL Bongiorno: “Solo Sì è Sì. Senza consenso è stupro.”
Una piazza partecipata, determinata e intergenerazionale.
Domenica 15 febbraio, oltre 200 persone hanno riempito Piazza della Libertà a Faenza per chiedere il ritiro della proposta di modifica dell’art. 609 bis del codice penale in materia di violenza sessuale, approvata il 27 gennaio in Commissione Giustizia.
La mobilitazione si è svolta in coordinamento con le iniziative promosse in tutta la Romagna e nell’ambito della giornata nazionale lanciata da D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, Non Una Di Meno e dalla campagna No Sui Nostri Corpi.
L’intervento centrale è stato quello di Silvia Dal Pane per SOS Donna, che ha illustrato con precisione le criticità giuridiche del DDL Bongiorno, richiamando il documento elaborato dalle avvocate di D.i.Re. Silvia ha spiegato che l’introduzione della “necessità di dissenso” rischia di spostare il baricentro del processo sulla persona offesa, moltiplicando domande come: “Hai dimostrato il tuo dissenso? Puoi provarlo?”
Ha ricordato che già oggi i procedimenti per violenza sessuale sono lunghi e dolorosi, e che la giurisprudenza ha costruito negli anni un’interpretazione del consenso capace di riconoscere le situazioni in cui non è possibile esprimerlo: la paura che paralizza, le condizioni di vulnerabilità, le relazioni di potere, l’impossibilità fisica o psicologica di reagire. Tornare a un impianto centrato sulla prova del dissenso significherebbe aggravare la vittimizzazione secondaria e scoraggiare ulteriormente le denunce, che sono già una minima parte dei casi reali.
Ilaria, per Incontri di Genere, ha letto la convocazione del sit-in, ribadendo che la violenza sessuale non è una “incomprensione”, ma un atto di potere e controllo, e che eliminare il riferimento al consenso significa indebolire la tutela di chi subisce violenza.
Babs Mazzotti ha collocato il DDL dentro una cornice politica più ampia. Ha denunciato l’impianto misogino e patriarcale che accompagna il retrofront delle destre, a partire dalla narrazione sulle “false denunce”, una costruzione funzionale a rafforzare l’idea che le donne siano manipolatrici e bugiarde.
Ha aggiunto che per anni chi denunciava gli attacchi ai diritti delle donne e delle persone LGBTQIAP+ si è sentitə rispondere che si trattava di “diversivi”, di “distrazioni” rispetto ai “veri problemi”. Oggi, invece, appare evidente che questi attacchi sono al centro di un progetto politico preciso. Questo progetto ha un nome: patriarcato. E chiamarlo con il suo nome non è retorica, ma analisi della realtà.
Particolarmente intenso l’intervento del Collettivo Colibrì, studentesse del Liceo Torricelli Ballardini di Faenza, che hanno parlato della paura tra le giovani, dell’aumento della violenza tra pari, dell’esistenza di “liste dello stupro” nelle scuole e della negazione di un’educazione sessuo-affettiva strutturale.
Sul tema è intervenuto anche OSA Faenza, ribadendo che l’educazione sessuo-affettiva deve essere obbligatoria e non lasciata alla volontarietà delle singole scuole.
Ha preso parola Riflessi, gruppo di autocoscienza maschile, che ha interrogato la costruzione della maschilità come performance che non ammette rifiuto né fallimento, e quindi potenzialmente violenta e nociva per tuttə. Un appello rivolto in particolare a chi si riconosce nella maschilità e sceglie di mettersi in discussione.
La piazza ha mostrato una composizione transfemminista ampia e plurale: donne delle lotte degli anni Settanta, persone LGBTQIAP+, giovani, sindacati, associazioni, collettivi. Una presenza attraversata da differenze ma unita nel ribadire che senza consenso libero, attuale ed esplicito è stupro.
La mobilitazione continua.
Il 28 febbraio 2026 si terrà la manifestazione nazionale a Roma contro il DDL Bongiorno: dai territori romagnoli si sta organizzando un bus e si chiede uno sforzo collettivo anche economico per garantire una partecipazione ampia.
In vista dell’8 marzo, è stato inoltre lanciato un appello ai sindacati perché il 9 marzo sia giornata di sciopero contro un sistema che continua a mettere in discussione autodeterminazione e libertà.
Il presidio è stato promosso da:
Associazione SOS Donna ODV – Centro Antiviolenza dell’URF; Incontri di Genere; Riflessi; REA Collettivo di Genere Forlì; Arci Prometeo; Sorelle Festival; Associazione Fatti d’Arte; Arci Castel Bolognese.
Hanno aderito:
Teatro Due Mondi; Fronte Comune; L’Altra Faenza; PSI; Collettivo Colibrì; Faenza per la Palestina – BDS Faenza; OSA Faenza; CGIL; UIL Ravenna; Gruppo Donne Democratiche Faenza; Movimento 5 Stelle Faenza; Gruppo Territoriale Faenza – Unione Romagna Faentina.
Per informazioni e adesioni:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Solo Sì è Sì. Nessun arretramento sui diritti.
