Dopo le tre ravvicinate alluvioni del maggio 2023 e del settembre 2024, dopo l’allarme natalizio del 2025 dovremmo aver compreso, tutti, che un profondo cambiamento climatico è in atto e che ci riguarda da vicino.
E’ cambiata la temperatura dell’Adriatico, è cambiata la circolazione delle correnti sulla pianura Padana, è cambiata la natura e l’intensità delle precipitazioni: non si può continuare come prima, come se nulla fosse: serve una strategia complessiva, serve un piano per gli interi bacini idrografici, dalle sorgenti alle foci, serve mettere in sicurezza una città, i suoi abitanti, i loro beni.
Tutti si devono mettere in gioco: è necessario cambiare i nostri paradigmi, i nostri comportamenti, l'uso del territorio, la pianificazione urbana, i materiali delle costruzioni; è necessario ripensare alla prevenzione, alla manutenzione ordinaria, alle opere di salvaguardia e di rinforzo, ai piani d’emergenza. Proteggere la città è un problema che riguarda tutti, non solo chi si è trovato l’acqua in casa, fino al tetto.
Il PAI, tenta di affrontare questa sfida; i suoi limiti ed errori vanno corretti, ed è il senso delle osservazioni che diversi soggetti portatori di interessi, pubblici e privati, singoli cittadini, associazioni e comitati stanno elaborando e si preparano a presentare; ma errori e previsioni da controllare, non possono mettere in discussione lo strumento in sé e la strategia generale d’intervento, altrimenti non si comprende come poter affrontare quello che l’alluvione del 16 maggio 2023 ci ha presentato come un vero e proprio collasso del sistema idrografico dell’Emilia Romagna, con epicentro nelle nostre zone.
Sulle osservazioni che saranno presentate dobbiamo esigere che ci siamo rapidi riscontri da parte dell’Autorità di bacino e dalla Regione, con un coinvolgimento attivo degli Enti Locali, per poi definire le priorità degli interventi e precise tempistiche della loro realizzazione.
Sarebbe opportuno che nel mentre avanzano osservazioni, gli enti pubblici interessati si attrezzassero anche per i poderosi compiti di progettazione, affidamento dei lavori e controllo che li attendono, con il duplice obiettivo di velocizzare l’esecuzione delle opere e di garantirne la qualità.
Sono narrazioni semplicistiche, fuorvianti e pigre intellettualmente quelle sostenute in particolare da candidati delle destre, quelle che affermano che basterebbero opere di manutenzione ordinaria o singoli interventi a monte per affrontare ciò che è, invece, un cambiamento climatico radicale ed epocale.
Certo, sono necessarie le manutenzioni, i possibili allargamenti di tratti golenali, i rafforzamenti degli argini; è necessario adattare costruzioni e spazi rurali a possibili esondazioni; sono necessarie misure più precise di protezione civile; ma sentire ancora nei dibattiti elettorali - attribuire la responsabilità dei cedimenti arginali alle nutrie, è sconsolante.
In realtà, sono nuovi interventi strutturali quelli dei quali abbiamo bisogno: casse di espansione a monte dei centri abitati (sia quelle progettate da tempo e non terminate, sia quelle nuove); aree di laminazione, da verificare secondo precise indicazioni progettuali; infine, in una logica di prevenzione del danno e come misura d’attuare in casi estremi, si devono prendere in considerazione anche aree di tracimazione controllata.
Il nostro territorio è completamente antropizzato; non possiamo non tenere conto di questo dato di fatto. I diritti di proprietà e la tutela delle attività produttive sono fattori fondamentali da tenere in grande considerazione nella pianificazione della sicurezza idraulica. Ma il principio del buon padre di famiglia, da intendere in senso lato come principio ispiratore dell’azione pubblica per la sicurezza di tutti, non può prescindere da piani d’intervento d’emergenza in caso di piene pericolose che mettano a rischio l’incolumità delle persone.
Assicurazioni, incentivi, rimborsi e altri strumenti di compensazione economico e finanziaria sono necessari per garantire un equilibrio virtuoso tra interessi pubblici e interessi privati. E prima ancora della monetizzazione del rischio, occorre procedere con il dialogo, la cooperazione, il coinvolgimento attivo dei proprietari e dei produttori delle aree eventualmente indicate come adatte per affrontareemergenze estreme. A questo proposito siamo in attesa che si definisca il quadro legislativo regionale.
Su questioni così complesse è naturale che ci sia una dialettica tra posizioni diverse. L’importante è condividere l’obiettivo finale, che per noi non può che essere la tranquillità di tutti; tranquillità idraulica, economica e psicologica.
Gli angeli del fango ce l’hanno ricordato: solo la solidarietà di tutti porta tutti a sentirsi sicuri e migliori. Noi lavoreremo con questo spirito e convinzione.
