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Dopo che l'ultimo Consiglio Comunale di questa Amministrazione, sulla vicenda della palestra nel parco del Seminario, ha riconosciuto in via generale l’interesse pubblico perseguito dall’iniziativa … che tuttavia ... non impegna in alcun modo l’Ente per il seguito del procedimento... a questo punto dovrà essere il nuovo Consiglio Comunale ad esprimersi, dopo l'esame della conferenza dei servizi sulla richiesta di Permesso di Costruire, oltre che l’approvazione della convenzione con il privato interessato alla costruzione.

La richiesta di questo permesso è stata tempestiva. Lo abbiamo esaminato e, riservandoci un maggiore approfondimento, abbiamo rilevato alcune novità, rispetto a quando indicato nel precedente SIO (Schema di Inquadramento Operativo) sul quale, i diversi enti preposti, avevano indicato precise condizioni.

Una prima novità è che la richiesta riguarda solo la palestra e non più l'oratorio di pertinenza del seminario, che sarebbe dovuto sorgere a fianco. Si tratta di una rinuncia definitiva a questa costruzione ?

Le diverse obiezioni sul traffico indotto, sull'accesso e sulla carenza di parcheggi sarebbe stata risolta semplicemente prevedendo un allargamento dell'attuale ingresso carrabile e alcuni spazi per parcheggi interni all'area, non risolvendo il fabbisogno, ma occupando in questo modo altro spazio e consumo di suolo (1478 + 465 mq).

La condizione posta dalla Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio di limitare l'altezza massima a 8 m non verrebbe seguita, mantenendo invece una altezza di 9,50 m, con la motivazione che sarebbe necessaria per l'attività sportiva prevalente (pallavolo). In questo caso non si rispetterebbe la condizione posta, che potrebbe essere assolta solo con una diversa soluzione progettuale o, come la commissione suggeriva, che il piano terra fosse parzialmente interrato (Cosa che prevederebbe il coinvolgimento della Soprintendenza archeologica, dovendo approfondire gli scavi per più di 1 metro, oltre che un aggravio dei costi).

L'assolvimento delle prestazioni richieste dal RUE per compensare la cementificazione, secondo la Commissione, dovrebbe prevedere di rendere inedificabili le restanti parti scoperte di aree che resterebbero di proprietà del seminario. Questo dovrebbe significare che in quell'area non si costruisce più nulla, a partire dall'oratorio.

Queste sommarie considerazioni ci portano a maggior ragione a considerare inopportuno la costruzione della palestra in quest'area e a invitare tutte le parti in causa a valutare tutte le possibili alternative, prendendo in considerazione spazi e contenitori già esistenti.

Anche per questo continuiamo a richiedere che venga predisposto rapidamente il censimento degli edifici e delle aree dismesse”, indicato dalla legge regionale, che aveva lo scopo dichiarato Dall’espansione delle città alla rigenerazione urbana. Con un obiettivo tra tutti: arrivare al consumo di suolo a saldo zero”. Finora questo non è successo, ma dovrà essere perseguito nel nuovo PUG, il Piano Urbanistico Generale (purtroppo in ritardo, anche per l'emergenza alluvioni).

La corretta applicazione dell’art.15 della Legge urbanistica dovrebbe censire oggettivamente tutti i contenitori non utilizzati nella città costruita, qualunque sia la proprietà: comunale, di altri enti pubblici, di banche, fondazioni, istituzioni religiose, oltre che singoli privati.

Questo per valutare le reali possibilità di una rigenerazione urbana che riutilizzi gli spazi e contenitori presenti ed evitare, per quanto possibile, ulteriori cementificazioni e sensibilizzare tutti i soggetti in campo verso questi obiettivi.

Ci siamo già permessi di indicare qualcuno di questi spazi, che potrebbero essere utilizzati anche per la palestra (….) ma molti altri potrebbero essere individuati.

Ad esempio, nella zona ex fiera, oltre alla nuova Casa della Salute, il padiglione est, già utilizzato da società sportive, non potrebbe essere ampliato? Ma, tra altri, ci sono tanti contenitori, in parte inutilizzati, anche nella disponibilità della Diocesi e di altri enti religiosi (….).

Nessuna intenzione di penalizzare i legittimi proprietari, qualunque sia la loro natura, anzi potrebbero aprirsi prospettive interessanti per tutti, dando corso al riutilizzo dell’esistente e alla rigenerazione urbana, come la legge urbanistica privilegia.

Da parte nostra ci permetteremo di continuare a sollecitare tutte le parti in causa.

                                                                                                                                     Circolo Legambiente Lamone Faenza

 

“Le Istituzioni si attivino immediatamente per garantire la liberazione degli attivisti arrestati”

Roma, 30 aprile - “L’attacco avvenuto stanotte da parte dell’esercito israeliano nei confronti di alcune imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, in acque internazionali di competenza europea, costituisce l’ennesima grave violazione del diritto internazionale da parte di Israele. Esprimiamo solidarietà e vicinanza alle attiviste e agli attivisti vittime di questo atto violento”. Lo afferma, in una nota, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini .  

“Chiediamo con forza alle istituzioni italiane ed europee - prosegue il leader della Confederazione - di attivarsi immediatamente per garantire la liberazione degli attivisti arrestati, di condannare con fermezza Israele per le ripetute violazioni del diritto internazionale, sospendere ogni accordo commerciale e militare, dismettere le politiche di guerra e riarmo e garantire pace e certezza di aiuti umanitari alla popolazione”.

“Oggi - aggiunge Landini - saremo in piazza in occasione dei presìdi di solidarietà convocati in diverse città d’Italia, in sostegno alla Flottiglia e per fermare la spirale terrificante di violenza che non è mai cessata né a Gaza né in Cisgiordania dopo l’entrata in vigore della cosiddetta tregua”.

“È ora che il Governo italiano assuma una posizione chiara e ferma, priva di ambiguità, sospenda l’invio di armi a Israele e a tutti i governi dei Paesi in guerra e compia il gesto politico, significativo, di riconoscere finalmente lo Stato di Palestina”, conclude Landini.

Dopo le tensioni al corteo del 25 aprile a Milano e lo scontro sulla Brigata ebraica, esplode la polemica tra l’associazione partigiani e la comunità ebraica. Pagliarulo: “Dichiarazioni false e provocatorie”; Meghnagi accusa: “Istigazione all’antisemitismo, denuncerò io loro"

Anpi risponde al presidente della comunità ebraica di Milano Meghnagi: “Accuse farneticanti e strumentali, ci vedremo in tribunale”

 

Il giorno dopo le tensioni, arriva lo scambio di accuse con l’Anpi che replica e annuncia il ricorso alle vie legali. Lo scontro politico e istituzionale esploso dopo il corteo del 25 aprile a Milano prosegue con una dura replica dell’Anpi alle accuse del presidente della comunità ebraica cittadina Walker Meghnagi. Al centro della polemica, quanto accaduto durante la manifestazione, quando la partecipazione della Brigata ebraica è stata bloccata per circa due ore tra contestazioni e tensioni lungo il percorso. Meghnagi ha accusato l’Anpi di essere “dietro tutto questo”,

Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Italia Solare e Legambiente inviano una proposta per rafforzare il disegno di legge attualmente in discussione e allinearlo agli obiettivi di decarbonizzazione.

“Maggiore autonomia energetica, riduzione del prezzo dell’energia, azzeramento delle emissioni e coinvolgimento delle comunità locali sono i principi sui quali deve basarsi l’intervento della Regione. No all’aumento della dipendenza dalle fonti fossili e all’attesa del nuovo nucleare, troppo lontano per dare risposte al qui e ora.”

I materiali presentati sono visualizzabili qui Materiali CS 20_04

L’obiettivo è chiaro: la Regione Emilia-Romagna deve dotarsi di leggi e strumenti di programmazione che consentano di arrivare all’obiettivo dell’autonomia delle fonti energetiche fossili.
È con questo spirito che Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Italia Solare e Legambiente hanno presentato le loro proposte alla Regione nell’ambito del confronto sulla nuova legge per l’individuazione delle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili, attualmente in discussione in Assemblea legislativa, e hanno pubblicato oggi un documento di principi da seguire per la definizione di una legge regionale al passo con le necessità di famiglie e imprese del territorio emiliano-romagnolo.

“Crediamo che questa legge, oltre a considerare la dimensione locale e le criticità attualmente presenti all’interno dei processi autorizzativi, purtroppo non superabili in questa fase, debba avere chiaro l’obiettivo della decarbonizzazione completa del sistema energetico italiano e regionale.”
Le finalità presentate dalle associazioni che chiedono questo cambio di passo sono numerose e partono dall’analisi della situazione internazionale.

“In primis, prendiamo atto dello scenario geopolitico odierno: il sistema energetico attuale ci rende fortemente dipendenti dalle importazioni di sostanze fossili, e quando l’offerta si riduce subiamo direttamente l’aumento dei prezzi di carburanti ed elettricità. Solo la produzione da fonti rinnovabili, se sviluppata in modo adeguato e con gli opportuni strumenti per l’immagazzinamento dell’energia prodotta, può liberarci da questa dipendenza.”

Il secondo punto è legato al primo, e riguarda l’aspetto economico.
“Le fonti rinnovabili sono già ‘mature’, quindi economiche e realizzabili in tempi rapidi, se autorizzate. Sono lo strumento migliore per aumentare rapidamente la produzione elettrica domestica, riducendo allo stesso tempo il ricorso alle sostanze fossili. Prima riusciamo ad annullare il ricorso alle fonti fossili, prima riportiamo i prezzi dell’energia a valori accessibili, per le famiglie e per le imprese del territorio. Per inciso, altre soluzioni, come il nucleare, richiedono tempi più lunghi per questioni di complessità e sicurezza degli impianti.”

Il terzo punto è legato alla necessità di rispettare gli obiettivi di mitigazione del cambiamento climatico.
“Vogliamo una legge regionale sulle aree idonee chiara e inattaccabile, per evitare il rischio di ricorsi che mettano un freno alla transizione energetica. Prima raggiungiamo gli obiettivi di azzeramento dei combustibili fossili in circolazione, prima riusciremo a riportare sotto controllo gli effetti del cambiamento climatico che continuano a colpire le comunità di tutto il mondo, oltre che il territorio italiano.”

Le associazioni indicano poi una necessità fondamentale: devono essere rispettate le tempistiche e delle procedure per il rilascio dei titoli autorizzatori.
“Il rispetto delle tempi e delle procedure previste a livello nazionale da parte degli Enti locali preposti alla gestione dei processi autorizzativi deve essere garantito”, sottolineano. “Tenuto conto dei vincoli e dei processi partecipativi, i proponenti devono avere la certezza che, proponendo iniziative rispettose del territorio, queste vedranno ricevere i dovuti titoli abilitativi nei tempi previsti. Lo stesso vale ovviamente per i dinieghi, in caso di iniziative in contrasto con le normative vigenti.”
Viene rimarcata poi la necessità che le ulteriori aree idonee sul territorio regionale non possano corrispondere a percentuali risibili sul totale della superficie.
“Anche in tali aree”, ricordano, “le procedure autorizzative dovranno seguire processi di profonda analisi delle compatibilità ambientali e paesaggistiche per tutelare il territorio. L’impatto degli impianti deve comunque essere valutato per il loro periodo di validità, e cioè per la vita utile degli stessi, al termine della quale vige il ripristino totale del territorio ospitante.”

Le associazioni concludono il documento con un riferimento all’importanza del coinvolgimento delle comunità locali. “Solo attraverso la corretta informazione e la partecipazione dei cittadini al processo di transizione energetica si potrà creare un livello di consapevolezza e di responsabilità condivisa che oggi manca”, sottolineano le associazioni. “I timori delle persone e le difficoltà delle Amministrazioni comunali sono più che comprensibili in assenza di un dibattito informato e della possibilità di confrontarsi pubblicamente con dati oggettivi, in particolare relativi agli obiettivi della transizione energetica e alle motivazioni per cui la normativa nazionale ed europea promuove la diffusione degli impianti a fonti rinnovabili. Al contempo, serve responsabilità da parte dei proponenti dei progetti nell’aprire il confronto con i territori interessati, e impegno da parte delle Amministrazioni locali nell’analizzare i progetti in modo serio, obiettivo e non strumentale, come talvolta può capitare.”

“Siamo a disposizione”, concludono, “per confrontarci con cittadini, associazioni e Pubblica Amministrazione per sostenere questa fase di transizione verso un modello di sistema energetico più diffuso, più economico e meno dannoso per l’ambiente e le comunità. Abbiamo tante motivazioni per procedere in questa direzione.”

Coordinamento FREE

Energia per l’Italia
Italia Solare
Legambiente Emilia-Romagna

legambiente - Idee Green

Faenza 18 04 2026

Piccola sintesi dall'incontro del 16 aprile

Giovedì 16 scorso abbiamo organizzato un “Confronto aperto” partendo dalla domanda “ Si può arrivare ad una visione condivisa sulle criticità e sui necessari interventi contro i rischi delle alluvioni?

Sappiamo che è complicato, ma pensiamo sia necessario arrivare ad alcune sintesi possibili tra comprovate competenze tecniche-scientifiche e i bisogni, le esperienze, le percezioni di chi – cittadini e comitati – hanno vissuto direttamente gli eventi alluvionali.

E' naturale che permanga una dialettica, ed è legittimo che i Comitati facciano valere i loro punti di vista, ma l'obiettivo deve essere quello di trovare alcuni punti fondamentali sui quali uniformare comportamenti, scelte e priorità, ed arrivare ad avviare rapidamente almeno i primi interventi necessari.

Tuttavia, nel dibattito corrente, assistiamo ancora a semplificazioni e narrazioni fuorvianti che devono essere chiarite: c'è ancora chi nega gli effetti dei cambiamenti climatici o pensa che basti “pulire i fiumi” senza nessun altro intervento e senza altre opere di mitigazione.

Non è il caso di polemizzare con posizioni ideologiche estreme (in fondo c'è anche chi pensa che la terra sia piatta o è contro tutti i vaccini).

Riteniamo invece che alcuni tecnici, che pure hanno o hanno avuto esperienze dirette nella gestione dei fiumi, sostengano strumentalmente, complice la campagna elettorale, alcune posizioni fuorvianti.

Così come sono affermazioni esagerate quelle di associazioni imprenditoriali che dichiarano di rischiare la perdita dell'80% del valore delle aziende, se si applicassero i necessari vincoli territoriali.

A questo proposito - pensiamo sarebbe necessario - e chiediamo, un approfondimento scientifico (oltre che all'Autorità di Bacino, ai consorzi di bonifica, all'Università ....) che dimostri con dati precisi quanto potrebbero incidere, sulle portate e sul deflusso delle acque:

- una corretta manutenzione dei fiumi (che deve essere fatta, ma considerando che un ecosistema vivo non può diventare un canale);

- la verifica della fattibilità e poi degli impatti e dei possibili benefici, di interventi a monte (zone fragili anche per i movimenti franosi da affrontare anch'essi) quali briglie, laghetti (che pensiamo abbiano grandi problemi di gestione e un “rendimento” molto relativo).

Per quanto riguarda le ipotesi di opere indicate dal PAI-PO, sarà necessario richiedere all'Autorità di Bacino e alla Regione un rapido riscontro alle osservazioni che arriveranno, per passare alla fase di verifica sui progetti opportunamente ridefiniti, secondo chiare priorità.

Successivamente anche gli Enti Locali dovranno fare la loro parte sulla verifica degli appalti e dei lavori.

In specifico, sui bacini del Lamone e del Senio non c'è dubbio che occorrerà partire dalle casse di espansione a monte dei centri abitati, sia quelle da tempo progettate e non terminate, sia quelle nuove.

Poi, oltre a questi interventi, pensiamo vadano valutate anche le aree di laminazione accennate, secondo precise indicazioni progettuali.

Infine, dopo gli altri interventi, crediamo possano essere sperimentate come misura emergenziale - e in zone appropriate – anche aree di tracimazione controllata.

Naturalmente tutti questi interventi, che hanno importanti impatti sul territorio e su chi vive e lavora nelle vicinanze, devono trovare il più ampio coinvolgimento e devono essere previste le giuste compensazioni e risarcimenti.

A questo proposito è necessario che la Regione Emilia-Romagna predisponga rapidamente il testo di legge sui risarcimenti non solo per le aree agricole, ma anche per le possibili necessarie delocalizzazioni di abitazioni, aprendo presto il confronto pubblico sui suoi contenuti, così come ha fatto la regione Piemonte.

                                                                                                                                                                  Circolo Legambiente Lamone Faenza

                                                                                                                                                                  Legambiente Regionale Emilia Romagna

 

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Avevamo capito che Legacoop Romagna si stava impegnando per la transizione energetica, per lo sviluppo delle CER, per aggregare domanda e offerta, invece leggiamo che la Direzione fa i seminari per il ritorno al nucleare?

Abbiamo partecipato qualche giorno fa alla presentazione di Energia Romagna, il progetto di Legacoop Romagna, nato per sviluppare una rete diffusa di Comunità Energetiche Rinnovabili: ne sono già state costituite quattro nel territorio romagnolo e imolese, aggregate nel network Energia Romagna.

E' stato affermato che non si tratta di un progetto pilota, ma una infrastruttura già in costruzione con 80 soci, di cui 50 imprese, 250 utenze coinvolte.

Nel corso del 2026 è previsto l’allaccio di nuovi impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di circa 10 MW.

Buone notizie, che si affiancano ad altre iniziative analoghe che si stanno avviando nei nostri territori: come la “Comunità energetica rinnovabile Ecologia integrale” della Diocesi di Faenza e Imola; la costituita CER pubblica da parte degli Enti Locali e dell'ASP.

Oltre alla decisione di variare il Regolamento urbanistico edilizio per consentire l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti del centro storico; allo sviluppo di tanti impianti rinnovabili, piccoli e medi, che singoli privati e aziende stanno installando; fino al recente annuncio di un grande impianto, come l'Energy park con una produzione prevista di 14 MW.

Tant'è che il territorio faentino vede già ora una produzione di energia elettrica, prevalentemente da fonte rinnovabile, superiore ai consumi. Naturalmente, questo non basta, gli obiettivi da raggiungere in tutto il paese sono ancora lontani.

Ma è questa è la direzione verso la quale dobbiamo andare!

Cosa c'entra il nucleare con tutto ciò ?

Il nucleare che si vorrebbe riportare in Italia non rappresenta nulla di nuovo, rispetto a quello che è stato bocciato da ben due referendum popolari.

Gli interessati a rilanciare il nucleare millantano mirabolanti novità, come gli SMR di 3° o di 4° generazione, ma resta la sostanza della tecnologia del nucleare da fissione che presenta pericoli e rischi non risolti e che si sono già verificati in passato con danni alle persone, all’ambiente e all’economia.

Ma oltre ai rischi e ai problemi di smaltimento delle scorie (che ancora non si sa dove collocare) il nucleare non è conveniente. I costi di produzione di elettricità da energie rinnovabili sono molto più bassi e per rendere convenienti quelli dell’energia prodotta da nucleare da fissione occorrerebbero garanzie e finanziamenti pubblici molto più alti.

Si usino piuttosto le risorse disponibili per finanziare una transizione energetica che ci faccia uscire il più rapidamente possibile dalle fonti fossili.

 

Per questo torniamo ad avanzare una proposta: oltre ad aumentare la produzione di energia rinnovabile occorre passare alla elettrificazione dei consumi: servono azioni di promozione e incentivazione per accelerare il passaggio da fonti fossili all'elettrificazione (per diverse utilizzazioni domestiche, produttive, mobilità, ecc.).

Per queste azioni, che comporterebbero anche investimenti per i singoli cittadini, sarebbe possibile convenire con le aziende più significative che hanno investito e investono in impianti energetici, un coinvolgimento che, nell'ambito degli impegni sulla Responsabilità Sociale d'Impresa, preveda la messa a disposizione di una piccola quota di risorse ?

E' una proposta che sottoponiamo anche agli amministratori che si candidano a governare il nostro territorio per i prossimi anni.

Faenza 17 04 2026                                                                                                                    Circolo Legambiente Lamone Faenza