I medici hanno giurato di curare prima di qualsiasi altra cosa al mondo. Per noi è un imperativo morale, non siamo poliziotti, non siamo agenti dell'ICE in camice al servizio del governo. Accusare dei medici perché avrebbero ritenuto alcuni immigrati come non traducibili in un CPR per ragioni di salute individuali o di sanità pubblica è umiliante per ogni medico, per ogni sanitario.
Lunedì 16 alle 13.00 sarò al flashmob davanti all'Ospedale di Ravenna per dare solidarietà ai colleghi e per dire che il nostro lavoro di cura sui singoli e sulla umanità non si processa, si rispetta. E poi farò una interrogazione in Regione per capire se la perquisizione in reparto ha avuto effetti sulla continuità di cura e assistenza, sul pubblico servizio. Intanto ho firmato questa petizione per i colleghi, per la giustizia e per l'umanità
https://www.change.org/p/appello-urgente-la-cura-non-%C3%A8-un-reato?recruiter=71770543&recru
Venerdì 13 febbraio abbiamo appreso, per mezzo stampa, che nella notte la polizia si è presentata nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna per una perquisizione, nell’ambito di un’indagine che riguarda le certificazioni sanitarie necessarie ai nulla osta per l’accompagnamento di cittadini stranieri irregolari.
Le modalità di accertamento, degne di reati violenti e contro la persona, sono risultate estremamente impattanti sull'unità operativa e sui sanitari coinvolti.
Esprimiamo solidarietà a chiunque svolga ogni giorno il proprio lavoro con competenza, responsabilità e rispetto del codice deontologico e si trovi oggi a rendere conto dei propri atti di cura e a difendersi per via legale di fronte ad un sospetto di dolo esercitato con queste modalità.
Nel massimo rispetto della magistratura, riteniamo che gli accadimenti descritti siano inaccettabili nei confronti degli operatori del servizio sanitario nazionale e determinino una strumentalizzazione, delegittimazione e messa sotto pressione del sistema e degli operatori.
Per questo noi sanitari, studenti delle professioni sanitarie e cittadini decidiamo di fermarci 10 minuti e ritrovarci insieme davanti all’ospedale, come gesto collettivo di solidarietà e di denuncia.
Vi aspettiamo lunedì 16 febbraio alle ore 13:00 sulle scale dell' entrata di via Missiroli.
CGIL e FP CGIL hanno appreso, attraverso le segnalazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché dagli organi di stampa, della perquisizione avvenuta da parte delle forze dell’ordine nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna in data 12 febbraio.
L’intervento si inserisce nell’ambito di un’indagine relativa alle certificazioni sanitarie necessarie al rilascio dei nulla osta per l’accompagnamento nei CPR delle persone soggette a provvedimenti di rimpatrio.
Nel massimo rispetto della magistratura e dell’autonomia della sua azione, verso cui si ripone piena fiducia, CGIL e FP CGIL esprimono solidarietà ai professionisti sanitari coinvolti, persone che ogni giorno garantiscono assistenza, tutela e diritti con competenza, responsabilità e nel rigoroso rispetto del codice deontologico.
Stupiscono le modalità con cui sono stati condotti gli accertamenti, assimilabili a quelle adottate per reati violenti o contro la persona, ancor più sconcertanti poiché avvenute in un luogo di cura e assistenza: l’acquisizione di documenti e supporti informatici è avvenuta con un’irruzione all’alba in un reparto di degenza, contesto complesso dove le lavoratrici e i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale operano nell’esclusivo interesse della salute delle persone assistite, accertamenti che sarebbero potuti avvenire in modalità diverse seppur con tutte le garanzie del caso.
Appaiono altrettanto gravi e inaccettabili le dichiarazioni del ministro Salvini, rilasciate sulla stampa locale, che ad indagine appena avviata riitiene suo diritto trarre delle conclusioni, e invocare “licenziamento, radiazione e arresto” nel merito di una vicenda appena entrata al vaglio degli inquirenti.
Per tutte queste motivazioni, CGIL e FP CGIL aderiranno al “Flash mob di solidarietà”, organizzato per lunedì 16 febbraio alle ore 13 presso le scale di ingresso di via Missiroli dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna.
13/02/2026
Il sindacato risponde così all’intervista che il presidente della Regione, Michele De Pascale, ha rilasciato al Corriere della Sera, “‘candindando’ il territorio – scrive l’organizzazione di rappresentanza in una nota – a ospitare un eventuale Centro di permanenza per i rimpatri”
“Sicurezza=Cpr...no grazie”. La Cgil Emilia-Romagna risponde così all’intervista che il presidente della Regione, Michele De Pascale, ha rilasciato al Corriere della Sera, “‘candindando’ il territorio – scrive l’organizzazione di rappresentanza in una nota – a ospitare un eventuale Centro di permanenza per i rimpatri. La premessa – prosegue il comunicato Cgil – è d’obbligo: il tema della sicurezza non è questione banale e deve chiamare in causa senso di responsabilità e serietà collettiva in quanto ha a che fare con la qualità della vita delle persone, di tutte le persone. Non deve essere trattato con retorica o semplicemente eluso per non incorrere in possibili contraddizioni e al contempo è sbagliato associarlo in via esclusiva al tema dell’immigrazione”.
Il sindacato lo scrive con estrema chiarezza: “La Cgil dell’Emilia-Romagna è contraria ai Cpr e tanto meno ritiene che rappresentino la risposta alla questione sicurezza. É di pochi giorni fa la pubblicazione del rapporto di monitoraggio sui Cpr elaborato dal Tai (Tavolo Asilo e Immigrazione) che plasticamente ne dimostra l’inutilità e l’inefficacia per gli obiettivi dichiarati e il degrado sociale dilagante e disumano che vivono le persone recluse”.
Per avvalorare le sue tesi, il sindacato riporta alcuni dati. Nei Cpr visitati dal Tai (Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino, Trapani) erano presenti 546 trattenuti che corrispondono a meno dello 0,2% delle persone in posizione di irregolari; a fronte di una capienza teorica complessiva pari a 1.238 posti, la capienza effettivamente disponibile si arresta a 672 posti (ovvero circa la metà di quanto formalmente previsto) per effetto dell’inagibilità di intere aree, dovuta a degrado, carenze manutentive e danni conseguenti a rivolte e proteste delle persone trattenute che vivono in condizioni disumane; l’incidenza dei rimpatri effettuati a partire da un centro di detenzione sul totale dei provvedimenti di allontanamento adottati si è attestata, per il periodo 2011-2024, su una media del 9,9%. Nel 2024 il dato registrato è del 10,4%, in calo rispetto all’anno precedente (10,5%); il costo dei Cpr per i centri sopra menzionati nel 2024 è stato pari a 19.607.757,40 euro e nel periodo 2018-2024 pari a 110.549.775,40 €.
“Per quanto riguarda le condizioni di vita delle persone recluse – scrive la Cgil Emilia-Romagna –, si rilevano gravissime limitazioni al diritto di cura, di difesa, di relazioni e protezione; ambienti fatiscenti, spazi sovraffollati o privi di reale funzione, parti comuni ridotte a corridoi spogli e opprimenti, cortili interamente cementificati che non offrono alcuna possibilità di ristoro fisico o psicologico, servizi igienici inadeguati e senza privacy; di fatto una costante compressione della dignità umana”.
“Compressione dei diritti anche per quanto riguarda la situazione occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori occupati presso i Cpr – si legge nella nota –, caratterizzata da una precarietà strutturale, mediante ricorso a contratti part time, a tempo determinato e tramite prestazioni autonome e partite Iva che incidono direttamente anche sull’organizzazione del lavoro, non tutelando la certezza degli orari e delle retribuzioni”.
Le politiche migratorie nazionali continuano ad avere un carattere emergenziale – prosegue la Cgil –, repressivo e securitario e in nessun modo rispondono alle necessità di rendere regolare la condizione delle persone migranti; basti pensare ad esempio al fallimento del Decreto Flussi che continua a produrre irregolarità, ingiustizie e alimenta il rischio di precarietà e ricattabilità delle persone nel lavoro. La sicurezza delle cittadine e dei cittadini può e deve essere garantita attraverso politiche, interventi e investimenti atti a contrastare tutte le forme di disagio sociale, le fragilità e le solitudini, riprogettando gli spazi delle città al fine di favorire e implementare i luoghi di socialità e inclusione e anche attraverso un diverso approccio alle politiche migratorie, a partire dalla necessità di una riforma complessiva del testo unico sull’immigrazione e dalla cancellazione della Legge Bossi Fini; ecco, la Cgil Emilia-Romagna si ‘candida’ a questo percorso ed è pronta a fare la sua parte”.
La Saint-Gobain ritira il ricorso al Tar contro il riconoscimento alla candidatura del sito “carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale patrimonio UNESCO.”
Ma per mantenere questo riconoscimento non si può scavare oltre il vecchio perimetro di estrazione.
Aspettiamo, dunque, che la Regione e la Saint Gobain sottoscrivano in modo chiaro che la cava non sarà ampliata.
L'unica prospettiva per salvaguardare nel tempo i posti di lavoro è di progettare da subito una riconversione dello stabilimento di produzione
del cartongesso.
Era attesa per oggi, 11 febbraio, l'udienza al Tribunale amministrativo regionale, sul ricorso mosso dalla Saint-Gobain contro il riconoscimento a Patrimonio dell'Umanità Unesco dei Gessi dell'Emilia-Romagna.
Abbiamo appreso invece che la multinazionale ha scelto di ritirare il ricorso al Tar contro il riconoscimento Unesco, “un gesto concreto reso possibile grazie al dialogo costante e costruttivo avviato con la Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna e Comuni di Casola Valsenio e Riolo Terme, che hanno espresso con chiarezza il proprio impegno a sostenere la continuità produttiva del sito romagnolo, riconoscendone il valore strategico per la tutela delle aree montane e per la valorizzazione del territorio”, si legge in una nota congiunta della Regione e dell'azienda.
Conversione sulla via di Damasco, da parte della Saint-Gobain, o l'acquisizione di qualcosa in cambio?
Confidiamo che non sia quest'ultima la ragione della marcia indietro.
Proprio per questo, come associazione locale e regionale, intendiamo interpellare tutti i soggetti in campo, ossia gli assessorati della Regione, gli Enti Locali, il Parco Regionale della Vena del Gesso, le Organizzazioni Sindacali, le Organizzazioni Ambientaliste e la stessa azienda, riproponendo una ipotesi di lavoro che da tempo stiamo avanzando:
è necessario che l'azienda si impegni a riconvertire progressivamente le attività del sito, organizzandosi per diminuire l'uso del gesso vergine, utilizzando più cartongesso di recupero, diversificando le produzioni, avviando la sperimentazione anche con altri materiali per prodotti per il settore dell'edilizia sostenibile.
Circolo Legambiente Lamone Faenza
Amici, è appena uscito il nuovo numero della nostra rivista:
✨ https://www.ecofuturo.eu/magazine/numero1_2026/
Ogni grande cambiamento, nella storia umana, è arrivato in compagnia di altrettante grandi paure.
È stato così anche per l’introduzione dell’elettricità, dell’automobile, persino della stampa, che hanno generato reazioni isteriche, luddismi più o meno consapevoli e visioni apocalittiche.
Oggi l’elettricità è in ogni casa, l’auto è un oggetto quotidiano, la stampa ha ampliato in modo incredibile l’accesso al sapere.
Noi guardiamo a quelle paure con un sorriso indulgente. I nostri nipoti, con ogni probabilità, faranno lo stesso ricordando i timori che oggi circondano la diffusione dell’intelligenza artificiale.
Questo, però, non significa che il cambiamento porti solo benessere.
Ogni tecnologia potente introduce rischi reali. Ignorarli sarebbe irresponsabile.
Ma demonizzare lo strumento equivarrebbe a rinunciare in partenza alle opportunità che questo può offrirci.
In questo numero del nostro Magazine abbiamo scelto di affrontare l’intelligenza artificiale per ciò che può essere: una leva straordinaria al servizio della sostenibilità.
Inauguriamo anche una nuova rubrica - “Il regno nascosto”, a cura del dott. Filippo Bosco - dedicata al mondo dei funghi: un universo affascinante e spesso dimenticato, fondamentale per la salute degli ecosistemi, del Pianeta e, in definitiva, anche nostra.
Ospitiamo inoltre un’intervista esclusiva a Erica Boschiero, cantautrice tra le più riconosciute e premiate del panorama italiano, voce della Natura, della pace e dell'impegno.
Buona lettura a tutti! Oppure buon ascolto, se preferite fruire dei podcast, come sempre disponibili per ogni articolo.
Da un anno realtà diverse della società civile e della cultura stanno studiando progetti di riconversione produttiva. «Dalle aziende belliche né benessere né lavoro»
LEGGI ANCHE https://www.riconversioneindustrialedipace.org/report-sul-distretto-industriale-di-roma/
di Gianni Alioti