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Stiamo cercando volontari che si uniscano ai nostri equipaggi in mare e a terra e prendano parte a una missione storica.
Siamo una coalizione di persone comuni (organizzatori, operatori umanitari, medici, artisti, sacerdoti, avvocati e marinai) che credono nella dignità umana e nel potere dell'azione non violenta.
A giugno abbiamo lanciato una mobilitazione coordinata a livello globale via terra, mare e aria. Quest'estate siamo tornati con una strategia unitaria: un unico obiettivo e un coordinamento globale come mai prima d'ora.
I nostri sforzi si basano su decenni di resistenza palestinese e di solidarietà internazionale. Sebbene apparteniamo a nazioni, religioni e convinzioni politiche diverse, siamo uniti da un'unica verità: l'assedio e il genocidio devono finire.
Siamo indipendenti, internazionali e non affiliati ad alcun governo o partito politico. La nostra lealtà è rivolta alla giustizia, alla libertà e alla sacralità della vita umana.
Nella striscia di Gaza la risposta militare israeliana agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 ha causato più di 61mila morti palestinesi, ma gli esperti dicono che mancano all’appello altre 300.000 persone. Da 22 mesi ogni giorno vengono uccise in media 90 palestinesi dalle bombe, dalla fame usata deliberatamente come arma di guerra, dalla mancanza di acqua, medicine e dal collasso del sistema sanitario.
Nessun luogo è stato risparmiato. Sono stati distrutti ospedali, scuole, chiese, moschee, mercati, campi agricoli, luoghi della socialità e della cultura. Una catastrofe umanitaria senza precedenti denunciata da gran parte della comunità internazionale.
Anche in Cisgiordania sono aumentati gli attacchi dei coloni armati contro i villaggi palestinesi con il supporto dei soldati. E ora il piano del governo israeliano di occupare tutta la Striscia di Gaza e deportare la popolazione verso sud sta suscitando condanna unanime persino da parte degli alleati storici di Israele.
Ma non basta. Occorre passare dalle parole ai fatti.
Occorre che tutti ma proprio tutti, cittadini, associazioni, organizzazioni sindacali, enti e istituzioni facciano tutto il possibile per prevenire il genocidio o fermare il genocidio in corso. È una responsabilità collettiva da parte di tutti gli attori della società, lo prevede la Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio. È un obbligo morale e giuridico confermato nell’ordinanza cautelare della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) del gennaio 2024, nell’ambito della controversia Sudafrica/Israele.
In tutti questi mesi abbiamo visto crescere la responsabilità e la mobilitazione della società civile in tutte le città in Italia, in Europa e nel mondo, in solidarietà con il popolo palestinese. Anche nella nostra città si sono moltiplicate manifestazioni, azioni e iniziative, a cui abbiamo contribuito come rete La via maestra e ogni volta abbiamo visto aumentare la partecipazione attiva delle persone.
Con difficoltà invece è avvenuta l’approvazione della mozione per il riconoscimento dello stato di Palestina da parte del Consiglio Comunale di Ravenna, dopo molti mesi di solleciti da parte della rete La via maestra che l’aveva promossa in tutti i Comuni della Provincia di Ravenna e di cui ancora non si ha informazione della sua attuazione.
Allo stesso modo chiediamo alla nuova Amministrazione comunale e ai Comuni della Provincia, un cambio di passo, chiediamo di uscire dal silenzio, di esprimersi pubblicamente per il cessate il fuoco, la fine del genocidio in corso a Gaza e il rispetto del diritto internazionale.
Tanto più che dal giugno 2025 è stata opportunamente re-istituita la delega alla Pace, ma se non si intraprendono azioni politiche concrete e di responsabilità, la delega rischia di rimanere una misura di facciata. Abbiamo avviato una positiva interlocuzione con l’assessora con delega alla Pace, con la quale collaboreremo a partire dalla partecipazione alla Marcia della pace Perugia Assisi del prossimo 12 ottobre.
Tuttavia, ribadiamo che l’impegno per la pace deve essere di tutta l’Amministrazione comunale, alla quale chiediamo di assumere iniziative sia simboliche sia concrete e operative, come stanno facendo in questi mesi, e in particolare in queste drammatiche settimane, molti altri Comuni grandi e piccoli in Italia.
Prima di tutto l’interruzione di ogni rapporto istituzionale, commerciale o economico con enti e aziende israeliane coinvolte nell’occupazione e nella repressione del popolo palestinese, come richiesto anche dal Presidente della Regione Emilia Romagna Michele de Pascale; essere parte attiva nel vigilare sulla legalità e sulla trasparenza dei traffici nel porto di Ravenna. In seguito agli episodi di transito di carichi di armamenti o materiale a doppio uso (civile/militare) riteniamo necessario un maggiore impegno e una sinergia fra Amministrazione comunale, autorità competenti, lavoratori portuali e società civile per garantire il rispetto della legge 185/90 che regola esportazione, importazione e transito di materiali di armamento.
Molte altre misure si possono adottare, ne suggeriamo solo alcune:
Con rinnovato senso di responsabilità e urgenza chiediamo che il comune di Ravenna si attivi per discutere, pianificare e rendere pubbliche misure efficaci per interrompere ogni tipo di rapporto con il regime israeliano e per contribuire concretamente alla costruzione di una pace giusta e duratura per il popolo palestinese. Un ulteriore prolungamento del silenzio istituzionale, in un momento così cruciale, rischia di essere interpretato come una forma di complicità passiva.
Rete La Via Maestra Insieme per la pace Ravenna
Roma, 9 agosto - “Onorevole Presidente Meloni, a nome delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati che rappresentiamo, Le chiediamo di fare ogni sforzo politico e diplomatico affinché si raggiunga il cessate il fuoco e sia garantita l'assistenza umanitaria alla popolazione palestinese di Gaza, ristabilendo l'agibilità delle agenzie preposte del sistema Onu e delle Ong umanitarie”. È quanto si legge in una lettera che i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, Maurizio Landini, Daniela Fumarola, PierPaolo Bombardieri hanno inviato oggi alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
“Chiediamo, in particolare - proseguono i tre segretari generali - di utilizzare tutti gli strumenti previsti dagli accordi e dal diritto internazionale per contrastare i piani di annessione dei territori palestinesi e della Striscia di Gaza, annunciati nei giorni scorsi dalla Knesset e dal governo israeliano”.
“Il Governo italiano - aggiungono Landini, Fumarola, Bombardieri - riconosca lo Stato di Palestina, al fianco dello Stato d’Israele, con uguali diritti e responsabilità, mutuo rispetto e regole democratiche, condannando e rifiutando ogni forma di violenza e di terrorismo e promuovendo l'interlocuzione e il negoziato con l'autorità nazionale palestinese”.
“Occorre seguire in tal senso l'esempio di altri 143 stati e della stessa Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) che, nel corso dell'ultima conferenza del giugno, anche grazie allo sforzo profuso dalle organizzazioni sindacali italiane, ha riconosciuto la Palestina come stato non membro osservatore. Un atto politico e morale che - concludono Landini, Fumarola, Bombardieri - guardi all'obiettivo di dare concretezza al progetto di due popoli due Stati”.
"Altro che salvare gli ostaggi! L'annuncio dell'occupazione totale di Gaza suona come la loro condanna a morte. Ma è specialmente la conferma del progetto della Grande Israele, cioè dell'annessione della Striscia e, di fatto, dell'intera Cisgiordania. Il che vuol dire proseguire nell'eccidio dei palestinesi e cacciare i superstiti. Si tratta di un progetto criminale di dimensioni bibliche che completa il massacro in corso da tempo, nonostante le proteste di tanta parte dello stesso mondo ebraico. L'appoggio di Trump a tale progetto è una sentenza di condanna definitiva sul suo operato. L'inerzia e il silenzio dell'occidente è il punto più di un abisso morale in cui da tempo sta scivolando. Mai come oggi occorre la cessazione di qualsiasi traffico d'armi e la sospensione immediata del trattato commerciale UE-Israele. È desolante il comportamento del governo italiano che brilla per collusione. Giorgia Meloni dia una prova di dignità richiamando l'ambasciatore e, ove il progetto di Netanyahu venisse messo in pratica, mettendo in discussione le relazioni diplomatiche con Israele."
Gianfranco Pagliarulo Presidente nazionale ANPI
DICHIARAZIONE CONGIUNTA DELLA SOCIETA’ CIVILE ITALIANA ATTIVA PER LA PACE IN PALESTINA E ISRAELE
Mentre la comunità internazionale fatica a prendere atto della portata del disastro umanitario che colpisce l’intera popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, il Parlamento israeliano approva una risoluzione per l’annessione della Cisgiordania.
A seguire, il governo israeliano rende esplicito il proprio progetto: un piano di occupazione, prima militare e poi civile, della Striscia di Gaza.
Non si parla più di liberazione degli ostaggi, né dell’eliminazione di Hamas. L’obiettivo dichiarato sembra essere la definitiva cancellazione della questione palestinese, attraverso la realizzazione del progetto del “Grande Israele”, dal Giordano al Mediterraneo, con la forza e ad ogni costo. Un obiettivo che si vuole conseguire anche con il ricorso alla fame e alla sete come strumenti di guerra, con la sostituzione delle agenzie dell’Onu e delle Ong nella distribuzione degli aiuti da parte della fantomatica GHF (Gaza Foundation Humanitarian) che si è già macchiata di crimini di guerra contro la popolazione affamata in fila per il cibo.
A tutto questo ci opponiamo con fermezza, con la forza della nostra storia, della nostra coscienza, del diritto internazionale.
Questa deriva autoritaria e violenta va fermata, perché si sta traducendo in una vera e propria azione genocida, che rischia di cancellare ogni prospettiva di riconoscimento dei diritti del popolo palestinese e qualunque possibilità di convivenza tra uguali.
Sarà la distruzione di un popolo e l’inizio di una fase buia per l’intera umanità.
L’Italia e l’Europa non possono essere complici di questo disegno. Ci sono obblighi precisi che discendono dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio a cui il nostro Paese e la Ue devono attenersi affinché l’intento genocidario si arresti e non arrivi alla cancellazione/espulsione dei palestinesi dalla propria terra
Non è più il tempo delle sole parole o delle dichiarazioni rituali.
Chiediamo con urgenza al Parlamento e al Governo italiano di:
assumere una posizione di ferma condanna verso i crimini contro l’umanità commessi dal governo israeliano;
pretendere l’apertura di tutti i valichi, la fine del blocco degli aiuti e il ritorno, per la loro distribuzione da parte delle agenzie dell’Onu e delle Ong;
sospendere ogni invio di armamenti verso Israele e ogni forma di cooperazione militare con il governo israeliano;
sostenere la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele fino a quando non sarà raggiunto un cessate il fuoco a Gaza, cesseranno le violazioni dei diritti umani e terminerà l’occupazione dei territori palestinesi, garantendo al contempo assistenza umanitaria e sicurezza alla popolazione civile;
assumere iniziative di protezione e di sostegno dei giudici della Corte Penale Internazionale e della Relatrice Onu sui Diritti Umani nei territori palestinesi occupati, colpiti dalle sanzioni illegali dell’Amministrazione USA;
Chiediamo inoltre che l’Italia si unisca ai 143 Stati che hanno già riconosciuto lo Stato di Palestina, prima che sia troppo tardi, per affermare un diritto universale e inalienabile.
Da parte nostra continueremo a sostenere l’attività dei “gruppi misti” israelo-palestinesi che sono l’unica speranza per un futuro amico e condiviso, gli obiettori israeliani che si rifiutano di combattere, ed i resistenti nonviolenti palestinesi che cercano una via di riconciliazione.
Infine, sollecitiamo il nostro Paese ad assumere con determinazione l’iniziativa, in sede europea e internazionale, per la convocazione di una conferenza di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di costruire una pace giusta e duratura: unica strada possibile per isolare la violenza e fondare convivenza e sicurezza condivisa in tutto il Medio Oriente.
Primi firmatari:
Sergio Bassoli – Coordinatore dell’Esecutivo Rete Pace Disarmo
Emiliano Manfredonia – Presidente ACLI
Gianfranco Pagliarulo – Presidente ANPI
Silvia Stilli – Presidente AOI
Walter Massa – Presidente ARCI
Gianna Benucci – Portavoce nazionale Associazione per la Pace
Luisa Morgantini – Presidente AssopacePalestina
Enzo Ferrara – Presidente Centro Studi Sereno Regis di Torino
Maurizio Landini – Segretario Generale CGIL
Rossella Miccio – Presidente EMERGENCY
Flavio Lotti – Presidente Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace
Maria Elena Lacquaniti – Coordinatrice GlAm Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia
Stefano Ciafani – Presidente Legambiente
Luigi Ciotti – Presidente Libera e Gruppo Abele
Francesca Rispoli – Presidente Libera
Valentina Cuppi – Sindaca di Marzabotto
Mao Valpiana – Presidente Movimento Nonviolento
Fiorella Prodi – Presidente Nexus Solidarietà Internazionale Emilia Romagna ets
Giulio Marcon – Portavoce Sbilanciamoci!
Giulia Torrini – CoPresidente Un Ponte Per
Invitiamo presidenti, portavoce, segretari di associazioni della società civile così come sindaci ad unirsi alla nostra voce aderendo all’appello (segnalazioni a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)