Crisi climatica I dazi di Trump si abbattono su un settore che già deve contare i costi di alluvioni e siccità
Crisi climatica in Emilia Romagna – Imagoeconomica
La crisi climatica ha provocato danni per 45 miliardi di euro in Ue nell’ultimo anno e l’Italia è tra i paesi più colpiti. Lo certifica un rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) sui costi degli eventi meteo estremi, pubblicato il 2 luglio. Alluvioni, ondate di calore e temporali (resi sempre più frequenti e violenti dal riscaldamento globale) non fanno solo tanti morti, ma hanno anche pesanti conseguenze sull’economia, soprattutto nel settore primario. Che si aggiungono a quelle indotte dai dazi di Trump. Ancora non esiste un calcolo dei decessi dovuti alle temperature estreme dei giorni scorsi. Dal 1980 al 2023 hanno superato i 245mila in Europa, secondo l’Eea. Solo nell’estate 2022 l’Istituto globale di salute di Barcellona ne ha contati 68mila, di cui 13mila in Italia. Un decesso su due «non si sarebbe verificato senza il riscaldamento indotto dall’uomo», ha affermato l’istituto. Quest’anno il termometro ha battuto nuovi record. Già nel 2024 la temperatura media in Italia ha superato per la prima volta la soglia critica di più 1,5 gradi rispetto al periodo preindustriale.
SUI COSTI stimati dall’Eea, lo Stato con le maggiori perdite economiche dovute alla crisi climatica nel periodo 1980-2023 è la Germania con 180 miliardi. Seguono Italia (135 miliardi), Francia (130), Spagna (97) e Polonia (20). Il settore più colpito è l’agricoltura, che rappresenta il 27% del Pil italiano, per un valore aggiunto di 38,2 miliardi. Siccità, grandinate e allagamenti sono ormai fenomeni costanti e compromettono la produzione di cibo e quindi la sicurezza alimentare del Paese. L’ultimo rapporto economico Istat sull’agricoltura, riferito al 2023, ha evidenziato una riduzione di volume del 2,4% «fortemente influenzata dai fattori climatici avversi che hanno caratterizzato gran parte dell’anno, compromettendo i risultati di molte colture». In termini economici, ha significato una perdita di 17 miliardi, di cui 800 milioni solo a causa delle alluvioni in Emilia-Romagna e Toscana. Ne è conseguito un aumento medio dei prezzi del 4,2% rispetto all’anno precedente.
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Retromarcia Ue sul climaLA TENDENZA è in peggioramento: «Temperature primaverili al di sotto della media, prolungate e ripetute ondate di calore eccezionali durante l’estate, accompagnate da carenza di precipitazioni, mentre molte aree del Paese hanno registrato un clima mite e asciutto durante l’autunno e inverno», riassume l’Istat. I cali produttivi maggiori riguardano la frutta fresca (meno 9,8%), il vino (meno 9,5%) e le patate (meno 6,8%, col prezzo aumentato del 38% in un anno). La siccità colpisce soprattutto il Sud, ma nessuna regione italiana è risparmiata. Dal Veneto alla Sicilia, la vendemmia viene anticipata ogni anno per le temperature elevate. Nei vigneti stanno prendendo sempre più piede gli invasi e le reti ombreggianti per proteggere l’uva dalla carenza idrica e dai raggi solari. A soffrire il caldo sono anche le mucche, che secondo Coldiretti stanno producendo il 15% di latte in meno a causa dell’afa. In Lombardia, da dove arriva la metà del latte italiano, si stanno installando i ventilatori nelle stalle e il prezzo è aumentato del 10% in un anno. Frutta e verdura sono minacciate dalle grandinate estive, sempre più frequenti; mentre il caldo estremo fa marcire i pomodori e maturare con troppo anticipo i cereali. Molti agricoltori si stanno tutelando con le polizze, i cui premi sono quasi raddoppiati negli ultimi dieci anni: per 100 euro di valore assicurato, segnala Unipol, si è passati da 6 euro di premio medio nel 2010 a 10 euro nel 2022. Ma sempre meno imprese possono permetterselo: le perdite economiche sono in aumento e perciò l’accessibilità della copertura assicurativa diminuisce, soprattutto per le aziende di piccole e medie dimensioni.
L’INSUFFICIENZA di interventi politici per il contrasto alla crisi climatica peggiora la situazione. Ogni estate arrivano puntuali gli allarmi per le conseguenze del caldo, a cui seguono i soliti interventi post-emergenza. Ma mentre i dazi di Trump hanno scatenato azioni globali immediate e frenetiche, poco o nulla si fa per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento. Tanto meno quest’anno, con l’Ue e il governo italiano più concentrati sul riarmo che sulla mitigazione del riscaldamento globale. I negazionisti puntano il dito contro i costi della transizione ecologica, ma l’inazione ci sta costando molto di più.
Giornalista specializzato in temi ambientali, economici e normativi legati alle coste, al mare e al turismo. Ha pubblicato “La linea fragile” e “Turismo insostenibile”
