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Scenari Per il presidente del consiglio Ue Costa la “forza di rassicurazione” dei volenterosi sarà «per cielo, per mare e per terra», ma regna la divisione con tante rinunce a inviare truppe

Ragazzi con una bandiera durante la Giornata dell'Europa foto Martin Divisek/Ansa Ragazzi con una bandiera durante la Giornata dell'Europa – Martin Divisek/Ansa

Confesso che ho avuto un moto di disappunto, quasi una smorfia, alle parole di Massimo D’Alema, invitato speciale alla parata di Pechino per l’80esimo della liberazione dal Giappone occupante – in Asia hanno letto diversamente e sulla loro pelle la Seconda guerra mondiale noi quella stagione di massacri e crimini l’abbiamo misconosciuta e quindi cancellata. «…Spero che arrivi da qui il messaggio di pace….”. Ma come proprio lui, il protagonista dell’allargamento armato della Nato a est con il contributo dato come presidente del Consiglio nel 1999 alla partecipazione dell’Italia alla guerra «umanitaria» nei Balcani, che parla ora di messaggio di pace.

Sbagliato il personaggio e il luogo: quella è stata una parata militare, un frontale per far capire che «nessun bullo» dice Xi può ripetere in Asia quello che è accaduto in Europa. Comunque altrettanto ridicolo Calenda.

Comunque ridicolo Calenda che gli dà quasi del «traditore» e la destra becera dei leghisti che lo sfotte perché non è Mao: perfino D’Alema riesce a capire che la Russia di Putin non è la stessa cosa della fragile mini-Jugoslavia e che il mondo unipolare a guida Usa è finito da tempo con l’arrivo sulla scena della potenza economica della nuova Cina e non solo per l’avvento del suprematista americano Trump. Isolazionista che però nel “ritiro dal dominio” partecipa ad una scia di conflitti – a cominciare dalla compartecipazione all’annientamento criminale dei palestinesi con l’appoggio a Netanyahu, ma per Gaza di “volenterosi” non se ne vedono – perché altrimenti sarebbe in discussione la primazia Usa; lanciando perdipiù la guerra dei dazi sulla quale i sovranisti nostrani ancorché volenterosi e la chiacchiera dell’indipendenza dell’Europa accettano se non plaudono come fa il governo Meloni, subiscono e abbozzano subalterni.

MA LA MIA SMORFIA è diventata una risata sonora quando ho letto le dichiarazioni del segretario della Nato Mark Rutte che anticipavano la riunione dei cosiddetti volenterosi di ieri. «Non è la Russia che può decidere sullo schieramento di truppe occidentali in Ucraina», «la Russia non ha diritto di veto sulla possibilità che le potenze occidentali inviino truppe in Ucraina, come parte delle garanzie di sicurezza per Kiev in caso di raggiungimento di un accordo di cessate il fuoco», «perché ci interessa sapere cosa pensa la Russia delle truppe in Ucraina? È un Paese sovrano. Non spetta a loro decidere», ha detto Rutte. Sorprendente, perché all’origini della guerra di aggressione russa alla sovranità ucraina c’è proprio il nodo dell’allargamento a est della massima organizzazione di forze armate in Europa, vale a dire la Nato che sostiene, secondo le affermazioni dell’ex segretario Jens Stoltenberg della Nato l’Ucraina “dal 2014”, a partire dal cambio violento di governo a Kiev dell’oscuro Euromaidan.

COMUNQUE SIA ORA la “forza di rassicurazione” decisa dai volenterosi secondo le parole del presidente del Consiglio europeo Costa si avvia «per cielo, per mare e per terra», ma intanto rimandano ad una «finalizzazione» maggiore nei prossimi giorni e a un vertice oggi degli stati europei. Rassicurano che alla forza parteciperanno anche gli Usa – Trump ha partecipato ammonendo gli europei a «non comprare più il petrolio russo» -, ma intanto Tusk per la Polonia fa sapere che «non ci saranno truppe polacche, né prima né dopo un accordo di cessate l fuoco»; che la Germania con il cancelliere Merz e con il ministro Pistorius fa sapere che devono decidere ma nei giorni scorsi hanno duramente criticato von der Leyen che anticipava la forza multinazionale europea; e che Meloni per l’Italia avverte che «truppe italiane mai» anche se insiste a suggerire la fandonia folle della «pratica dell’articolo 5» dell’Alleanza atlantica, insomma la Nato senza la Nato, quando perfino dal Corriere della Sera le hanno spiegato che si tratta di una bugia visto che “non c’è automatismo” nel soccorso nemmeno per un alleato e che il rispetto della norma sarebbe nient’altro che l’inizio della Terza guerra mondiale, intera.

MA IL VERTICE DEI volenterosi di ieri non è solo un nuovo e pericoloso “armatevi e partite”. È la pervicace e prepotente manifestazione della linea del riarmo europeo. Che fine farebbe la nuova strategia che vede migliaia di miliardi impegnati a rimilitarizzare il Continente se per caso si avviassero veri negoziati di pace? Riarmo che prevede tra l’altro, secondo le condizioni capestro della Casa bianca, l’acquisto di per miliardi di dollari di armamenti dagli Stati uniti. Infatti l’unica vera decisione presa è stata quella annunciata dal generale combattente Starmer, il leader britannico – Londra è pronta a inviare truppe dopo un ipotetico cessate il fuoco, ma a patto che ci sia la copertura Usa pure subito – e dal tenente colonnello Macron, deboli e sul piede nella fossa in patria e quindi bisognosi di un riscatto bellico: «C’è l’accordo dei Volenterosi su missili a lungo raggio a Kiev».

In perfetta sintonia con l’Alta rappresentante per la politica estera – che non c’è – dell’Unione europea Kaja Kallas, che il 27 agosto in una intervista a Die Welt ha dichiarato che l’Ucraina ha il diritto di utilizzare le armi fornite dall’Occidente per colpire obiettivi militari all’interno del territorio russo. «Gli aeroporti militari e i depositi di munizioni, anche a centinaia di chilometri dietro le linee del fronte in territorio russo, sono obiettivi legittimi».

È QUELLO CHE È accaduto dopo il vertice dell’Alaska certo anche come risposta all’incessante e sanguinosa offensiva di Putin che in Donbass avanza e che va fermato sulla linea dei combattimenti, trattando sui territori e non necessariamente cedendo, ma negoziando una sicurezza generale per l’Ucraina e l’Europa che coinvolga Mosca, non la escluda. Seguendo l’unica strategia che può garantire il futuro dell’Europa che vogliamo: il disarmo. Per ora altro che pace: l’Europa è sempre più in guerra con la Russia e senza la prospettiva della “vittoria”. Intanto non volenterosa ma contro la sua volontà, la maggioranza degli europei e degli ucraini – sperando e lavorando anche sulla maggioranza dei russi – questa guerra sanguinosa non la sostengono più. Solo il premier spagnolo Sanchez ha ricordato di tener conto soprattutto «della volontà degli europei e degli ucraini»,