Sciopero riuscito e cortei pieni per Gaza. In tutta Italia centinaia di migliaia di persone raccontano un paese diverso da quello del governo complice di Israele. Nel solco dello sdegno mondiale per il genocidio, un giorno di blocco che sblocca un nuovo protagonismo
Un mondo Come si fa a portarsi addosso il peso di quello che sappiamo, che vediamo, che leggiamo ogni giorno nei racconti da Gaza? E come si fa a non gridare il proprio sdegno, la propria rabbia, l’elementare esigenza di restare umani e dunque di fermare subito Israele e il genocidio?
Come si fa a portarsi addosso il peso di quello che sappiamo, che vediamo, che leggiamo ogni giorno nei racconti da Gaza? E come si fa a non gridare il proprio sdegno, la propria rabbia, l’elementare esigenza di restare umani e dunque di fermare subito Israele e il genocidio? Non si può, come non si può più negare o nascondere la forza di questo sentimento popolare che ieri si è manifestato così chiaro nelle strade di tutto il paese. È grande ed è forte perché è rimasto a lungo compresso dalle prudenze, dai distinguo, dalla distrazione e non raramente dall’ignavia e dalla complicità del governo e delle forze politiche ed economiche.
È un sentimento che sta diventando un movimento. Come è già successo nella storia, la lotta di un piccolo popolo indica al mondo la strada di una resistenza che non è solo alla guerra e allo stermino, ma a tutto quello che alla guerra e allo sterminio stanno dietro, anche lontano da Gaza. Lo sfruttamento senza limiti, le disuguaglianze senza freni, la violenza senza giustizia. Proprio nel momento più buio, crollano di fronte alla buona fede i tentativi di mortificare con l’accusa di antisemitismo chi per terra e per mare ha il coraggio di battersi per la salvezza dei palestinesi, e dei gazawi ancora in vita, perché ha capito che la loro salvezza è quella di tutto il mondo. E appare chiarissimo come a rinvigorire la bestia dell’antisemitismo sia stata proprio l’impunità smaccata e insopportabile che l’Occidente offre a Israele.
Ma impunità è poco perché di collaborazione allo sterminio si tratta. Per fermare Israele l’Europa parla ma non agisce, scriveva ieri il New York Times. Gli Usa neanche parlano, ma questo vale per i governi. Non per le donne e gli uomini che hanno portato i loro corpi nelle piazze per bloccare tutto.
Centinaia di migliaia di lavoratori che fanno i conti con la povertà pure non hanno esitato a scioperare per Gaza. Bene avrebbe fatto il sindacato confederale a convocare lo sciopero generale, come da queste pagine gli avevamo chiesto. I suoi iscritti erano nelle piazze chiamate ieri dal sindacato di base che dunque va ringraziato. Ma non è più questione di sigle come non avrebbe mai dovuto essere questione di primogenitura. La partecipazione ha travolto anche i promotori. Ragazze e ragazzi si sono presi la scena, sono anche loro i protagonisti della lotta contro un destino che non può essere nero. Ma nero, rosso, bianco e verde come la bandiera che la guida.
