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Da Strasburgo a Roma Il pacchetto italiano permetterà di interdire l’ingresso nelle acque territoriali

La nave di salvataggio dell’ong Ocean Viking foto di Jeremias Gonzalez / Ap La nave di salvataggio dell’ong Ocean Viking

Il ddl Migrazione sarà approvato dal cdm oggi. La nuova lista dei Paesi sicuri è stata approvata dall’Europarlamento ieri. Sincronismo mirabile. I Fratelli brindano e festeggiano. Il resto della maggioranza partecipa alla gioia ma con appena qualche discrezione in più.

Tripudio giustificato: il voto del Parlamento europeo che rende chilometrica la lista dei Paesi sicuri e spalanca le porte per la deportazione nei «Paesi terzi sicuri», sancisce il trionfo della linea durissima sul fronte dell’immigrazione. Quella sponsorizzata dalla premier italiana più che da chiunque altro. Regala anche la base giuridica necessaria per varare il ddl sull’Immigrazione.

SARÀ BENE CHE TUTTI, ma il centrosinistra più di ogni altro, inizino a rivedere approcci e strategie che hanno fatto il tempo loro, dopo aver tenuto banco per un paio di decenni. L’Europa non è più la barricata che frenava le politiche più feroci e imponeva almeno un minimo di decenza formale. Quell’Europa è passata dal capolinea al deposito dei mezzi di trasporto smessi. La barricata è stata travolta da un’egemonia della destra più radicale che si è già imposta, in attesa che la politica e i governi nazionali seguano. Come del resto si avviano a fare col passo dell’oca.

Al contrario che in un tempo non lontano, l’Europa è la via traversa che permette di travolgere le residue resistenze nei singoli Paesi. Il caso in questione è esemplare. Il Parlamento di Strasburgo convalida le norme del Migration and Asylum Act sui Paesi sicuri. Rientrano nel pacchetto anche i Paesi da cui provenivano i migranti sbattuti in Albania e rientrati di corsa su disposizione della magistratura proprio perché i Paesi di provenienza di sicuro avevano ben poco: Egitto e Bangladesh. È ancora il meno. D’ora in poi basteranno accordi bilaterali o multilaterali e figurarsi poi se siglati dall’intera Unione per impacchettare i richiedenti asilo, bollarli come inammissibili sul sacro suolo europeo e spedirli nel «paese terzo sicuro» di turno. L’ Albania, il Ruanda…

IL PACCHETTO ITALIANO è armonioso e conseguente. Permetterà di interdire l’ingresso nelle acque territoriali nei casi di «eccezionale pressione migratoria». Va da sé che quando la pressione sia da considerarsi eccezionale lo deciderà il governo. Una volta intercettati nelle acque interdette, grazie a una seconda norma ad hoc, i migranti saranno impacchettati e deportati nei Paesi terzi di cui sopra, dove resteranno rinchiusi in attesa che la loro richiesta sia esaminata. Se respinta torneranno a casa e buona fortuna. Se accettata, cioè se riusciranno a dimostrare che pur provenendo da un Paese promosso a «sicuro» dove si può quel che si vuole il loro caso sfugge a tanta sicurezza, nulla osta a reindirizzarli verso uno dei Paesi terzi col quale sono in vigore accordi: quelli pagati per tenerseli. L’importante è che in Europa non mettano piede. Anzi non vedano neppure le coste.

Certo ci vorranno ancora un po’ di mesi. L’Asylum non entrerà in vigore prima del 12 giugno (nonostante la velocizzazione suggerita dal Parlamento europeo) ed è l’unico motivo per cui il governo, su spinta del Colle, ha deciso di procedere con un ddl invece che col solito decreto. Per una volta c’è tempo e in fondo non si dovrà aspettare troppo. Il muro sarà pronto per l’estate, stagione di «pressioni migratorie eccezionali».

È LA STRATEGIA dell’«esternalizzazione» sulla quale puntava Meloni con l’esperimento albanese, troppo in fretta deriso da un’opposizione italiana abituata appunto a contare sull’Europa se non per ottenere il meglio almeno per evitare il peggio. La leader della destra italiana ha avuto più naso. Ha fiutato in anticipo una corrente gelida che spazza l’Europa e che, se da un lato gonfia le vele dei partiti cugini dei suoi Fratelli, dall’altro colonizza anche le altre forze politiche. Le migliori e più zelanti alleate della «conservatrice» Meloni, in Europa, sono state la presidente della Commissione von der Leyen, popolare, e la premier danese Mette Frederiksen, socialista. È quel che si intende quando si parla di egemonia e per contrastarla non basta appellarsi a questa o quella alta istituzione, la Corte di turno, il Parlamento europeo, i guardiani della Costituzione. Bisogna riuscire a combatterla e a sconfiggerla.