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La legge del male L’arcivescovo di Palermo dopo gli insulti ricevuti per il messaggio sui morti in mare. In un testo rivolto a Mediterranea aveva criticato le politiche di Ue e Italia. «I centri in Albania sono un assurdo», afferma il religioso

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Palermo, l’arcivescovo Corrado Lorefice, foto Ansa Palermo, l’arcivescovo Corrado Lorefice – Foto Ansa

«Queste vittime sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento», ha detto nei giorni scorsi l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. Il messaggio, rivolto all’ong Mediterranea, ha rotto il silenzio sui mille migranti dispersi in mare durante il ciclone Harry. In risposta sono arrivati attacchi e insulti.

È colpa dei social o quest’odio racconta qualcosa di profondo della nostra società?
Ultimamente la narrazione rispetto al fenomeno della mobilità umana, voglio chiamarlo così, è parte di una precisa campagna che ha l’obiettivo di fomentare un’emergenza che non c’è. Serve a distogliere l’attenzione dai problemi veri. Quando si carica l’opinione pubblica in questo modo, quando si individua un nemico e si fa crescere la paura, la reazione purtroppo è quella aggressiva e violenta che ritroviamo nell’uso dei social. Il problema è aver dimenticato che chi attraversa il Mediterraneo è prima di tutto un volto umano, una vita vissuta, un’attesa, una speranza. Persone con relazioni, parenti, famiglie. C’è una montatura che distoglie dalla comprensione dei fatti. Questa gente non viene a invadere o a delinquere, chiede solo i suoi diritti. Perché io occidentale posso andare ovunque ma non può farlo un africano o un asiatico?

Lei ha detto che «i corpi umani riconsegnati dal mare sono una chiara denuncia di chi per mera propaganda populista rivendica il risultato della riduzione degli sbarchi». Un riferimento diretto al governo Meloni.
Le scelte che sta facendo questo governo sono sotto i nostri occhi. Ma vorrei anche ricordare che gli accordi con la guardia costiera libica vengono da più lontano, penso a Minniti o altri. Stiamo perdendo di vista una visione complessiva che riguarda la dignità della persona umana. È così che salta il diritto internazionale e salta tutto. Succede quando dimentichiamo che l’altro ha diritto alla vita e alla libertà. Da qui nascono scelte sbagliate e leggi ingiuste.

I centri in Albania vengono da una legge ingiusta?
I centri in Albania sono un assurdo. Per quello che sono costati e per quello che significano. Tutto avviene sotto i nostri occhi. Eppure, e penso ai lager in Libia, ci stiamo abituando a qualsiasi cosa. Addirittura stiamo cercando giustificazioni per nuovi campi di concentramento in Europa.

Sul tema dei migranti il Partito popolare europeo, che ha una storia di conservatorismo liberale e si rifà ai valori cristiani, continua a votare con le destre più estreme. C’è un rischio per la democrazia?
Oggi è questo il tema. Io sono cristiano ma sono anche italiano. Oltre al libro della Bibbia, c’è il libro della Costituzione. Sono in corso gravi attacchi alla nostra Costituzione che ci è stata regalata dalle diverse visioni antropologiche che là dentro hanno trovato l’unanimità sui grandi valori. L’articolo 3 sull’uguaglianza e l’11 sul rifiuto della guerra sono doni che non possono essere manipolati dai partiti. Soprattutto nei momenti di crisi, la Costituzione deve essere la piattaforma di partenza per la lettura dei fenomeni da affrontare.

Si può essere cristiani e respingere i migranti?
No, sono categorico. Significherebbe non conoscere il messaggio di Gesù Cristo. «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete accolto», riporta Matteo nel Vangelo. Possiamo scriverlo a caratteri cubitali: chi è convinto di poter respingere o far affogare la gente nel Mediterraneo non può ritenersi cristiano.

Per il presidente Usa Trump l’immigrazione sta distruggendo la civiltà occidentale. L’arrivo di migranti musulmani è una minaccia per l’Europa?
No. Anche perché la maggior parte di quelli che arrivano in Italia sono cristiani, hanno ricevuto il mio stesso battesimo pur avendo confessioni differenti. Quello della religione è un falso problema usato per alimentare la paura dell’invasione. Un falso problema utile a chi ha responsabilità attuali di governo per depistare dalle vere questioni che affliggono la nostra nazione. A cominciare dalla sfida del lavoro, dei giovani costretti ad andare via come hanno fatto i nostri nonni partiti per altri continenti. Purtroppo stiamo perdendo la memoria che noi siamo stati e siamo migranti. Come abbiamo perso la memoria della seconda guerra mondiale.

Oggi l’Ucraina e Gaza, domani forse l’Iran, Cuba e Taiwan. Intanto il riarmo avanza ovunque, Italia compresa. La «guerra mondiale a pezzi» di cui parlava Francesco si può ancora fermare o è tardi e non resta che prendervi parte?
Non bisogna assolutamente prendervi parte. La guerra era, è e sarà sempre un’irrazionalità. L’unica cosa razionale da fare è la pace. Anche se oggi, per interessi economici e certi profili dei capi di questo mondo, è senza dubbio un momento di grande di trepidazione e crisi. Ecco perché ci vuole più che mai un’assunzione di responsabilità, un sussulto, di uomini e donne che promuovano la pace. Dobbiamo gridare che l’unica via è la pace.