Intelligenza artificiale La Conferenza di Shanghai fa crollare i titoli tecnologici americani
Si è chiusa una settimana nera per i titoli tecnologici. A far scattare l’ultima ondata di vendite è stata Moonshot AI, startup cinese specializzata nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale, che venerdì ha presentato il nuovo modello Kimi K3, sostenendo che le sue prestazioni siano paragonabili a quelle dei sistemi più avanzati di OpenAI e Anthropic.
In poche ore sono stati spazzati via centinaia di miliardi di dollari di capitalizzazione dal settore tecnologico, riportando i mercati ai timori già emersi nei mesi scorsi con DeepSeek.
Il Philadelphia Semiconductor Index (Sox) è sceso di oltre il 20% dai picchi di giugno. L’Etf Soxl, che opera con una «leva» tripla – uno strumento finanziario pensato per amplificare di tre volte i movimenti giornalieri dell’indice, sia al rialzo sia al ribasso – ha perso più della metà del proprio valore nello stesso periodo. Nella settimana, il Nasdaq 100 ha lasciato sul terreno il 4,13%, mentre lo S&P 500 ha ceduto circa l’1,5%. Clamorosa SpaceX: 1.000 miliardi di dollari in meno dal massimo storico.
Il mercato teme che la concorrenza cinese stia avanzando più velocemente del previsto, mettendo sotto pressione le valutazioni dei grandi gruppi hi-tech e delle aziende legate ai semiconduttori.
Non solo. Oggi l’intelligenza artificiale è diventata il motore dell’intera economia statunitense. Secondo diverse stime, fino al 75% della crescita del Pil americano dipende direttamente o indirettamente dagli investimenti nell’Ia. Se rallenta quella macchina, riaffiorano subito i problemi strutturali degli Stati uniti: 40 mila miliardi di dollari di debito pubblico, rendimenti sui titoli di stato alti e un’economia reale molto meno brillante di quanto racconti Wall Street.
Gli Usa manterranno il primato su questa tecnologia e quindi sui profitti futuri? È proprio questa convinzione che la Cina sta mettendo in discussione.
I laboratori cinesi non competono più soltanto sul prezzo. Competono sulla qualità. Kimi K3 viene accreditato di prestazioni inferiori soltanto ai modelli di punta di OpenAI e Anthropic. È inoltre «open weight», cioè modificabile dagli sviluppatori, e punta direttamente al mercato professionale della programmazione, oggi uno dei segmenti più redditizi dell’intera industria dell’Ia.
Ma anche il prezzo conta. Secondo Artificial Analysis, eseguire un’attività standard con DeepSeek V4 Flash costa circa 2 centesimi contro i 2,75 dollari richiesti da Claude Fable 5 di Anthropic. Oltre cento volte meno. È questo il dato che spaventa gli investitori: se modelli con prestazioni comparabili possono essere offerti a prezzi infinitamente inferiori, salta il modello di business sul quale la Silicon Valley ha costruito capitalizzazioni da migliaia di miliardi. E se salta la Silicon Valley, vacilla uno dei principali pilastri della crescita americana.
La reazione delle Borse, manco a dirlo, è stata amplificata dalla finanziarizzazione estrema del settore. Il male oscuro dell’economia a stelle e strisce. Gli Etf a leva (pacchetti di titoli che usano derivati) rappresentano ormai il 13% dei volumi di scambio degli Etf americani pur gestendo appena l’1,2% del patrimonio complessivo. Concentrati quasi esclusivamente sugli stessi titoli – semiconduttori, Ia e «Magnifiche Sette» – trasformano ogni inversione del sentiment in una valanga di ordini automatici di vendita. Una dinamica vista recentemente anche in Corea del Sud, dove le autorità hanno dovuto bloccare le quotazioni dopo le vendite miliardarie su SK Hynix, lo scorso 16 luglio.
Naturalmente Moonshot potrebbe non essere la nuova DeepSeek. Lo stesso mercato ha parzialmente ridimensionato il panico nelle ore successive. Ma se aziende cinesi riescono a offrire prestazioni simili a costi molto inferiori, diventa più difficile giustificare aspettative di grandi profitti per Nvidia, OpenAI o Anthropic, ecc.
E se siamo davvero in presenza di una bolla dell’Ia, lo spillo che potrebbe sgonfiarla non arriverebbe necessariamente da un crollo della domanda. Potrebbe arrivare da Pechino, attraverso una concorrenza sempre più credibile, capace di comprimere i margini di profitto dei campioni americani e di mettere in discussione il presupposto su cui oggi si basano le loro stratosferiche valutazioni: il monopolio della frontiera tecnologica.
