Schengen Per quanto ingenui possano essere gli elettori italiani è ben difficile che lo scenario di un imponente flusso migratorio, con tanto di terroristi inclusi, proveniente dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta li preoccupi di più del remoto conflitto di confine tra Thailandia e Cambogia
La premier italiana Giorgia Meloni e il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez durante un incontro a Roma nel 2023 – ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Per quanto ingenui possano essere gli elettori italiani è ben difficile che lo scenario di un imponente flusso migratorio, con tanto di terroristi inclusi, proveniente dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta li preoccupi di più del remoto conflitto di confine tra Thailandia e Cambogia. Conquistare consenso su un simile terreno è cosa ardua.
Così il più banale bilancio tra costi e benefici avrebbe sconsigliato al governo italiano di sospendere gli accordi di Schengen con la Spagna, rinunciando all’occasione di fare un favore agli amici franchisti della premier. Per l’Unione europea la faccenda è comunque spinosa perché tutte le volte che un paese membro mette mano agli accordi comunitari per favorire i suoi meschini interessi di bottega ne evidenzia la fragilità e crea precedenti, destabilizza l’architettura politica dell’Unione. Non a caso a Bruxelles il malumore è evidente.
Ma attualmente l’Italia è governata da una caricatura di Trump, il quale è a sua volta una caricatura.
Tuttavia il presidente degli Stati uniti con i suoi roboanti proclami senza sostanza e senza seguito, con l’alternarsi frenetico di terrificanti scenari bellici e di paci a portata di mano, specula e fa speculare amici e parenti. Più stupidi e creduloni di qualsiasi elettorato allucinato dalla propaganda sono soltanto i mercati. Altro che «agire razionale» e mani invisibili che garantiscono gli equilibri. I capitali circolano in una combinazione di gioco d’azzardo e superstizione nella quale le giravolte di Trump e la fantascienza di Musk si trovano perfettamente a loro agio.
Chissà quale risposta darebbe l’Intelligenza artificiale più avanzata se la si interrogasse sul modo migliore di concludere il conflitto in Medio oriente o di risolvere la questione palestinese. Ma se anche riuscisse a formulare un percorso del tutto differente dalle ipotesi finora messe in campo, c’è da scommettere che non verrebbe seguito da nessuno. Analogamente il governo di Roma avrebbe potuto sottoporre all’IA l’attuale situazione migratoria prima di menarsi la zappa sui piedi, se non fosse che a servirsi dell’Intelligenza artificiale è pur sempre la stupidità naturale.
Contrariamente alle impennate di Trump, quelle del governo di Roma non creano scompiglio nel mondo ma danneggiano l’Italia. Quando si gioca costantemente sulle finzioni, sulle emergenze inventate, su fantasmatiche rappresentazioni apocalittiche, si finisce perfino col crederci e si perde ogni capacità di prevedere le conseguenze della messa in scena.
Madrid aveva già incassato la solidarietà europea e il governo italiano, affetto da esagerata autostima, si era trovato in una posizione di isolamento. Scegliendo di giocare la parte della fermezza e dell’orgoglio nazionale, Roma ha legittimato la dura reazione di Sánchez che ha esteso la sospensione delle regole di Schengen. Ha così inteso chiarire che non si gioca col fuoco, che le reazioni a catena sono sempre dietro l’angolo. In questo caso la scelta restrittiva può addirittura rivelarsi pedagogicamente salutare per l’Unione europea.
