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Il pericolo a destra La strategia è condivisa. La Germania ha preso la direzione dell’Italia, un tratto di penna sui finanziamenti per le Ong. Il problema non è concreto, è propagandistico

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4c920b46-8be8-4efe-98ef-fc9efd0599a6 August 10, 2026, Ceuta, Spain: A group of minors wait to be registered at a National Police station on 10 August 2026 in Ceuta (Spain). The city is home to thousands of people awaiting repatriation, including more than 1,300 minors, whilst calls circulating on social media are raising fears of a new mass influx of migrants…10 AUGUST 2026;MIGRATION;MOROCCO;UNACCOMPANIED MINORS;MIGRANTS;IMMIGRATION;BORDERS;IMMIGRANTS..Gabriela Sardá Núñez / Europa Press..08/10/2026 (Credit Image: © Gabriela Sardá NúñEz/Contacto via ZUMA Press)

Il contenzioso Italia-Germania è chiuso, anzi non si è mai aperto. Da due giorni lo ripetono sia palazzo Chigi che l’ambasciata tedesca: «Cooperazione stretta», «fiducia reciproca». Lo scontro sarà pure inesistente ma il casus belli resta lì, tutt’altro che risolto.

Sulla stampa tedesca il ministero degli interni insiste. La Germania «si aspetta che a partire dalla data del 12 giugno vengano nuovamente effettuati i trasferimenti verso l’Italia e la Grecia». Il primo, quello della cittadina somala entrata in Germania passando per l’Italia a marzo, resta fissato per il 19 agosto. Il Viminale, altrettanto amichevole, conferma però che non se ne parla.

Per la dublinante il confine sarà blindato. In caso contrario il precedente varrebbe per tutti i reprobi passati dal confine colabrodo italiano e diretti in Germania dal dicembre scorso, data dell’accordo sulle nuove norme europee sull’asilo, al 12 giugno, luminoso giorno in cui il medesimo è entrato in vigore. Disputa leguleia sulla pelle di pochi disperati. Il caso, proprio perché assurdo, è eloquente e indicativo.

È vero che nessuno, a Berlino e meno ancora a Roma, vuole tensioni di sorta. Sul tavolo frammentato dell’Europa i due Paesi hanno interessi in comune e vicinanze politiche significative. Le dimensioni del problema, anche a considerare tutti i sei mesi che l’Italia considera già coperti dalla sanatoria sui dublinanti e la Germania no, sono comunque risibili. La strategia di fondo sull’immigrazione è condivisa. Col cancellierato Merz la Germania ha invertito la rotta imboccando la direzione invocata dall’Italia, un tratto di penna sui finanziamenti per le Ong. Ma il problema resta. Non è concreto e neppure politico. È propagandistico. La Germania, alle soglie di elezioni in Sassonia e Pomerania che potrebbero avere effetti deflagranti e costare il posto a Merz, deve mostrare il pugno di ferro non solo nei confronti dei clandestini ma anche dell’Italia. Per gli elettori reali e potenziali dell’AfD non è che gli italiani siano molto diversi dagli immigrati: è ora di rimetterli al loro posto.

Il governo italiano deve tenere duro. Anche un solo ingresso, una singola migrante che dovesse varcare i sacri confini il 19 agosto sarebbe carburante per il nemico Vannacci che martella. In Italia il leader che versa oggi nelle condizioni più difficili è Matteo Salvini, salassato dal suo ex vice, assediato da una Lega lombarda che non vede l’ora di toglierselo dai piedi.

Dunque, mentre Meloni e Tajani fanno l’impossibile per ridimensionare il caso, il leghista attacca: «Invitiamo gli amici tedeschi a riportarsi in patria tutte le navi tedesche delle Ong tedesche che hanno preso l’Italia per un campo profughi. Prima di rimandarci indietro anche una sola persona, tolgano la bandiera tedesca a queste Ong». Nel comunicato del vicepremier la parola «tedesco» è ripetuta una decina di volte in poche righe e siamo a un passo dal «crucco».

Il sovranismo è fatto così: che lo voglia o meno degenera sempre in nazionalismi l’un contro l’altro armati. I soliti “italiani”. Gli eterni “tedeschi”. Sull’altro fronte, quello dello scontro invece conclamato con la Spagna, va peggio. Domani Pinatedosi riferirà di fronte alla commissione Schengen. Il progetto, confermato tra un ringhio e l’altro da Salvini, sarebbe quello di riaprire i confini dopo ferragosto, previo accordo mediato dal commissario europeo Barroso perché la Spagna faccia lo stesso poco dopo. Ma Sánchez, che proprio come l’Italia ha le urne dietro l’angolo, non può dimenticare l’onta subita con la sospensione di Schengen decisa da Roma.

Il ministro degli esteri Albares, da Ceuta, attacca a testa bassa: «L’atteggiamento dell’Italia non è stato di solidarietà e sostegno come il resto d’Europa». Il governo italiano si è fatto invece guidare da «interessi di parte e esigenze elettorali».

Proprio l’Italia, poi, che «registra un numero maggiore di ingressi irregolari rispetto alla Spagna» e primeggia quanto a «movimenti secondari di migranti». Nobile contesa.

Meloni ha fatto davvero passi avanti nel suo progetto di rendere l’Europa una fortezza. Peccato che per quella via sia destinata a diventare al proprio interno un campo di battaglia.