L'onere delle armi Pasquale Tridico, capodelegazione M5S a Bruxelles, su guerra, Ucraina, alleanze e programma del campo progressista
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Pasquale Tridico – Imagoeconomica
Da Nova è venuto fuori il tema del no alle armi all’Ucraina come discriminante sul programma posta dal M5S. Ne parliamo con Pasquale Tridico, capodelegazione pentastellato nel gruppo Ue di The Left. «Noi poniamo un tema reale – afferma – La politica estera del futuro governo progressista non può essere un copia incolla di quella di Meloni e Tajani. Serve discontinuità, ce lo chiedono i nostri elettori e sono sicuro anche quelli del Pd e Avs».
L’alternativa in forma secca rischia di far saltare la coalizione che si contrappone alla destra?
Continuare a inviare armi allontana la pace, questa non è una nostra opinione ma un dato di fatto acquisito dopo quasi 5 anni di guerra. Aspettiamo il tavolo di coalizione e troveremo una sintesi che concili la difesa del diritto internazionale violato in Ucraina con l’imperativo morale di ottenere la pace. La guerra non può essere la nuova normalità, come ha detto recentemente Ursula von der Leyen.
La Spagna è in piazza per la casa, la Linke vince a Berlino promettendo espropri, in Italia il governo Meloni è fortemente deficitario sulle politiche pubbliche e le spese sociali. Non c’è il rischio che polarizzare eccessivamente il dibattito sulle armi all’Ucraina, la cui incidenza sul piano del bilancio è molto relativa, depotenzi l’affondo sui temi economici e sociali?
No, le due cose sono conseguenti perché l’invio delle armi in Ucraina è connesso al tema più grande del riarmo. Le do una notizia. La Commissione economica del parlamento europeo, di cui faccio parte, ha commissionato uno studio sulle conseguenze del riarmo a un gruppo di economisti del Vienna Institute for International Economic Studies. Le conclusioni sono cristalline come la neve: oggi è possibile derogare al Patto di Stabilità per la difesa e questa maggiore spesa diventerà un impegno di bilancio duraturo accrescendo – spiega lo studio – le pressioni per il consolidamento dei conti pubblici. Per i paesi come l’Italia che hanno un elevato debito pubblico questo incremento di spesa si tradurrà in aumenti delle tasse o tagli alla spesa. Il riarmo è una zavorra per le future generazioni, visto che le risorse per supportare lo sviluppo saranno sempre di meno. Con le scelte sbagliate di oggi Giorgia Meloni ci sta condannando a un futuro di povertà e diseguaglianze.
Francesco Strazzari ha scritto sul manifesto che non basta semplicemente dire sì o no alle forniture militari a Kiev. E che queste posizioni vanno sostanziata da progetti chiari per costruire la pace. Che ne pensa?
Che ha ragione, non a caso noi proponiamo il varo di una Conferenza internazionale sul modello di quella di Helsinki del 1975 che ha gettato le basi per una cooperazione fra blocchi che prima si facevano la guerra fredda. Imporre la pace con il riarmo e la guerra è illusorio e aumenta l’insicurezza. Sulle proposte avanzate da Strazzari in sostegno ai civili il nostro contributo non è mai venuto meno, ma non va dimenticato che 60 dei 90 miliardi del prestito Safe non vanno alla popolazione ucraina, ma al sistema bellico ucraino, quindi è chiaro che la direzione dell’Ue è sbagliata.
Il M5S dice che l’Ucraina è il paese aggredito. Ma cosa garantisce che Putin accetterà il piano diplomatico?
Se non proviamo come facciamo a scoprirlo? L’Unione europea non ha neanche nominato un inviato di pace e non ha aperto nessun canale di dialogo con la Russia. Ci dicano come intendono mettere fine alle ostilità. La storia ci insegna che anche piccoli incidenti poi rischiano di trasformarsi in casus belli. Ieri il nostro Danilo Della Valle ha organizzato al Parlamento europeo un bel convegno con Lucia Annunziata e Marco Tarquinio sul multilateralismo insieme a Pax Christi. Siamo uniti anche contro il genocidio a Gaza e per le sanzioni a Israele, come dimostra la presenza ieri di molti esponenti di Pd e Avs alla proiezione al Parlamento europeo, promossa dalla nostra delegazione, del film The Bibi files e a quella a Roma di Naza. L’Unione europea deve essere protagonista del processo di pace coinvolgendo tutti gli attori internazionali, anche quelli che hanno un’idea diversa dalla nostra. E questo non significa essere naif, ma responsabili. Non lasciamo l’iniziativa a Trump.
L’Ue in questi anni ha faticato ad avere un tema trainante ma rischia di trovare come fattore comune quello militare.
Contro la trasformazione dell’economia europea in una economia di guerra siamo più uniti di quello che certa stampa vuole dipingerci. Guardiamo a quanto sta succedendo in Germania dove le fabbriche che una volta producevano automobili oggi vengono convertite per produrre sistemi militari e per la difesa. È successo a Osnabruck dove uno stabilimento Volkswagen è stato venduto a un fondo israeliano che lo riconvertirà per produrre componenti per la difesa, in linea con il riarmo europeo di Ursula Von der Leyen, Merz e Meloni. Tutto questo lasciando a casa 1100 sui 2300 lavoratori della Bassa Sassonia attualmente impiegati nello stabilimento. Poi non vi meravigliate se Afd arriva al 45%. Il campo progressista sappia offrire una alternativa vera a questa deriva.
