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CRISI UCRAINA. Depositato all’Onu da un poco convinto ministro Di Maio senza spiegarlo, il piano italiano sull’Ucraina è contraddetto e «non letto» a Est come a Ovest. Peccato perché sarebbe una buona cosa da sostenere, in linea con la nostra Costituzione e con l’opinione pubblica del Paese. L’unica in cui non si parla di missili e cannoni

Un «piano di pace» buttato nella buca delle lettereMario Draghi e Luigi Di Maio - LaPresse/Roberto Monaldo

Che ci sia ognun lo dice ove sia nessun lo sa. L’amore degli amanti del Metastasio è come il piano di pace italiano per l’Ucraina: chi l’ha visto? È stato «depositato» alle Nazioni unite.

Ma come se il Palazzo di Vetro fosse una buca delle lettere, senza spiegarlo a nessuno, quasi scappando via da qualche cosa di cui non dico vergognarsi ma non essere troppo coinvolti, il piano italiano, impallinato da Est e Ovest, sembra che non l’abbia letto nessuno.

Peccato perché sarebbe una buona cosa da sostenere, in linea con la nostra Costituzione e con l’opinione pubblica del Paese. In più è anche l’unica iniziativa, al momento, in cui non si parla di missili e

cannoni.

UN PECCATO se l’occasione venisse sprecata. Presentato la scorsa settimana al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres dal ministro degli esteri Luigi Di Maio a nome del governo Draghi, consiste per quanto è dato sapere in quattro punti.

1 – Cessate il fuoco con il conseguente smantellamento della linea del fronte in Ucraina.

2 -Status internazionale dell’Ucraina. Contempla la neutralità del Paese basata su una «garanzia» internazionale e prevede un futuro ingresso nell’Unione europea.

3 -Il destino delle zone contese, Crimea e Donbass, che godrebbero di una piena autonomia, a patto però che Kiev conservi la sovranità sull’intero territorio nazionale.

4- Garanzie sull’equilibrio internazionale. Il piano propone un accordo multilaterale sulla pace e sulla sicurezza in Europa. Con alcune priorità: disarmo e controllo degli armamenti, prevenzione dei conflitti. Per quanto riguarda l’esercito russo si dovranno stabilire i termini del ritiro dal suolo ucraino con parallelo smantellamento delle sanzioni a Mosca.

«IL PIANO, di cui ho letto una sintesi, delinea una nuova Helsinki», commenta il generale Salvatore Farina, ex capo di stato maggiore, comandante in Bosnia e Kosovo, oggi docente di peacekeeping al corso di laurea (l’unico in Italia) in Scienza della Pace dell’Università Lateranense.

«Certo se ogni giorno dobbiamo sentire affermazioni roboanti dai leader occidentali come “l’Ucraina deve assolutamente vincere”, è difficile coltivare speranze”». Eppure Farina davanti al pubblico di studenti della Lateranense è in un certo senso ottimista: «Nelle prossime settimane è probabile una svolta e se i russi assumeranno qualche posizione di vantaggio, consolidando l’obiettivo minimo del Donbas e Mariupol, potrebbero anche negoziare».

Ma come mai il piano di pace italiano non piace? Forse non è stato «comunicato» nel modo giusto. «Da Roma non ci hanno inviato nulla, ma da quello che leggiamo sui media le proposte italiane sono talmente distaccate dalla realtà che in linea di principio è difficile che possano essere prese sul serio», ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, facendo eco alle parole de vice presidente del Consiglio di sicurezza russo ed ex presidente russo, Dmitri Medvedev.

INSOMMA I RUSSI questo piano non l’hanno letto o non gli è stato recapitato? Più o meno le stesse reazioni, con toni ovviamente diversi, le hanno avute gli ucraini.

«Qualsiasi tentativo internazionale di riportare la pace sul territorio ucraino e in Europa è benvenuto», ha detto il ministro degli Esteri ucraino Kuleba. Il quale però ha aggiunto: «Bene l’iniziativa italiana ma l’integrità territoriale dell’Ucraina va rispettata». E si vede che questo benedetto piano Kuleba non l’ha letto perché si parla di conservare la sovranità ucraina anche su eventuali territori autonomi.

Ma peggio va con gli alleati (presunti) dell’Italia. La portavoce del governo di Berlino, Christiane Hoffmann, afferma di non conoscerlo ancora e che comunque «spetta all’Ucraina decidere se il piano sia accettabile». Insomma pure i tedeschi non ne sanno nulla o dicono di non averlo visto. Sembra quasi incredibile – e comunque assai improvvisato – che su un’iniziativa del genere la diplomazia italiana non abbia consultato anche i suoi partner o per lo meno provveduto a recapitare il documento.

L’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, è apparso persino piccato: «Abbiamo preso nota del piano di pace dell’Italia…ma dal punto di vista europeo tutto questo deve passare dall’immediata cessazione dell’aggressione e dal ritiro senza condizioni dell’esercito russo». Una porta in faccia al negoziato.

MA FORSE neppure noi ci crediamo. Lo stesso Di Maio afferma che «il piano di pace italiano è ancora un lavoro embrionale, ci vorrà tempo. Noi abbiamo delineato un percorso che parte da un gruppo di facilitazione internazionale e ha l’ambizione di arrivare a una nuova Helsinki». Mah..

L’impressione è che si tratti di un’iniziativa arruffona – visto che secondo il ministro è «embrionale» – messa in piedi dal governo Draghi per tenere buoni alleati di governo come M5S, Lega e Forza Italia, contrari spesso solo a parole all’invio massiccio di armi ora pesanti e che vorrebbero un’azione diplomatica con Mosca. Dall’altra c’è anche la protesta di quel poco di sinistra pacifista che rimane.

L’IMPRESSIONE soprattutto, è che il piano sia stato elaborato all’interno della Farnesina e che la sua esistenza sia stata resa pubblica – in maniera maldestra – senza consultare le parti in conflitto né gli alleati. Eppure, anche nell’estrema sintesi che abbiamo dato del piano. non pare che sia tutta acqua sporca da buttare insieme al bambino.

Ma ci vuole determinazione e pazienza per sostenerlo, anche soltanto per arrivare a una tregua su una linea di cessate il fuoco dove, dice il generale Farina, «le truppe russe resteranno per anni». Che il governo italiano dovesse frequentare un corso di Scienza della Pace? Magari fa bene.