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TRUMP PRETENDE L'INTERRUZIONE DEL PROGRAMMA DI COOPERAZIONE SANITARIA CHE, NEGLI ULTIMI DUE ANNI, HA PORTATO NELLA REGIONE CALABRESE OLTRE 400 MEDICI E OPERATORI SANITARI CUBANI – IL MOTIVO? IL TYCOON, CHE HA GIA' IMPOSTO IL BLOCCO ALLE IMPORTAZIONI DI PETROLIO NELL'ISOLA CARAIBICA, VUOLE INTERROMPERE IL FLUSSO DI DENARO SPEDITO IN PATRIA DAI CAMICI BIANCHI – IL GOVERNATORE DI FORZA ITALIA, ROBERTO OCCHIUTO, NON CI PENSA PROPRIO AD ACCONTENTARE L'AMICO AMERICANO DELLA SORA GIORGIA, ANCHE PERCHÉ SENZA I MEDICI CUBANI IL SISTEMA SANITARIO CALABRESE GIÀ IN AFFANNO ANDREBBE IN TILT…

C'è una guerra silenziosa che si combatte lontano dai riflettori dei grandi conflitti, nelle corsie degli ospedali e nei pronto soccorso della regione più povera d'Italia, e questa guerra ha il volto inaspettato di un pugno di medici arrivati da lontano, dall'isola caraibica che da sessant'anni resiste all'embargo più lungo della storia moderna. La Calabria, terra di emigrazione e di partenze, negli ultimi tre anni è diventata meta di arrivo per oltre quattrocento professionisti cubani della sanità, giunti a bordo di aerei charter per tenere in piedi un sistema sanitario regionale che altrimenti sarebbe già collassato sotto il peso delle sue stesse crepe strutturali . E ora, proprio mentre quei medici e infermieri si sono integrati nei reparti, mentre imparano il dialetto e salvano vite con competenza e umanità, arriva da Washington un ordine secco: interrompere il programma, rimandare i cubani a casa, bloccare il flusso di denaro che dalle loro buste paga torna all'Avana, perché ogni euro che finisce nelle casse del regime castrista è un euro che tiene in vita un sistema che l'amministrazione Trump vuole vedere morire .

Il braccio di ferro è iniziato in sordina, con le consuete pressioni diplomatiche che gli Stati Uniti esercitano da decenni su chiunque osi intrattenere rapporti troppo stretti con Cuba, ma nelle ultime settimane si è trasformato in una resa dei conti vera e propria, culminata nella visita a Catanzaro di Mike Hammer, l'incaricato d'affari statunitense a Cuba, accompagnato dal console generale a Napoli Terrence Flynn, venuti a parlare faccia a faccia con il governatore Roberto Occhiuto per chiedergli formalmente di chiudere i battenti alla missione sanitaria caraibica . Una richiesta che suona come un'ingiunzione, perché quando il rappresentante della prima potenza mondiale si presenta nel palazzo della Regione, non viene a fare una chiacchierata informale, ma a dettare condizioni, e a ricordare che sulla bilancia dei rapporti bilaterali il peso di Washington è di gran lunga superiore a quello di un piccolo angolo del Mezzogiorno d'Italia.

Ma Occhiuto, che di Forza Italia è uno dei dirigenti più influenti e che molti vedono come possibile futuro leader del partito dopo la scomparsa di Berlusconi, non ha alcuna intenzione di piegarsi, e la sua resistenza ha il sapore antico della difesa della sovranità e della sanità pubblica. "I medici cubani che stanno consentendo di mantenere aperti gli ospedali e i pronto soccorso della Calabria sono ancora una necessità per la nostra Regione", ha dichiarato senza mezzi termini dopo l'incontro con i diplomatici americani, aggiungendo che la sua priorità assoluta è garantire il diritto alla cura dei cittadini calabresi, che già vivono un sistema sanitario in condizioni di grande difficoltà . Una posizione netta, che suona come uno schiaffo morale alle pretese statunitensi, perché davanti alla vita delle persone, davanti a un bambino che rischia di morire perché manca un medico in rianimazione, le ragioni della geopolitica diventano improvvisamente carta straccia.

La storia di questi medici cubani in Calabria è una storia di successo che pochi avrebbero scommesso, e che invece si è rivelata un modello di integrazione e di efficienza. Sono arrivati a partire dalla fine del 2022, dopo che la regione aveva esaurito ogni tentativo di reclutare personale italiano, e si sono trovati catapultati in una realtà fatta di turni massacranti, strutture fatiscenti e pazienti che spesso li guardavano con sospetto, salvo poi imparare ad amarli quando hanno visto la loro dedizione . Nelle corsie degli ospedali di Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, questi medici hanno coperto ruoli chiave in pronto soccorso, cardiologia, pediatria, rianimazione, chirurgia, e la loro presenza ha permesso di tenere aperti reparti che altrimenti avrebbero dovuto chiudere per mancanza di personale . La loro competenza è diventata leggendaria, come nel caso della dottoressa Alathiel Alexander Pérez, cubana di Santiago, che in un ospedale della provincia di Cosenza ha intubato una bambina di sette anni in arresto respiratorio violando tutti i protocolli perché non c'era tempo di aspettare l'anestesista, salvandole la vita e guadagnandosi una medaglia dal governatore e l'affetto di un'intera comunità .

Oggi, quei medici si trovano nel mirino di una strategia che va ben oltre i confini calabresi e che coinvolge l'intera politica estera statunitense verso Cuba. Trump, che già a gennaio ha firmato un ordine esecutivo per inasprire l'embargo e minacciare sanzioni ai paesi che acquistano petrolio dall'isola, ha deciso che è arrivato il momento di colpire un'altra fonte di sostentamento per L'Avana: le rimesse dei medici all'estero, una delle principali voci di entrata per il regime castrista . E così, dopo aver fallito nel tentativo di isolare Cuba sul piano energetico, l'amministrazione americana prova a tagliare i ponti anche sul piano sanitario, usando la leva diplomatica per costringere i paesi amici a rinunciare alla collaborazione con i medici cubani, con la minaccia implicita di ritorsioni commerciali per chi non si adegua .

La posizione di Occhiuto, in questo quadro, è delicatissima. Da un lato, non può permettersi di perdere i medici cubani, perché senza di loro il sistema sanitario calabrese andrebbe in tilt e lui ne porterebbe la responsabilità politica davanti ai cittadini. Dall'altro, non può nemmeno ignorare le pressioni di Washington, perché la Calabria ha bisogno anche dei fondi europei e delle relazioni internazionali che passano attraverso il governo italiano, e un conflitto aperto con gli Stati Uniti potrebbe avere conseguenze imprevedibili. Così, il governatore ha scelto una linea di compromesso, che tiene insieme la fermezza sui principi e la flessibilità sulle forme: i medici cubani già in servizio resteranno, anzi, per loro è prevista addirittura una proroga dei contratti, ma per le nuove assunzioni la Regione aprirà a medici di qualsiasi nazionalità, purché vengano a lavorare in Calabria, e su questo ha chiesto e ottenuto la disponibilità del Dipartimento di Stato americano a supportare il reclutamento .

È una soluzione che salva capra e cavoli, e che consente a Occhiuto di presentarsi come il governatore che non si piega ai diktat stranieri ma allo stesso tempo come l'amministratore pragmatico che cerca soluzioni condivise. Ma la realtà dei fatti è che la Calabria continuerà ad avere bisogno di medici stranieri per anni, perché il problema non è la provenienza geografica dei camici bianchi, ma la cronica incapacità del sistema italiano di formare e trattenere personale sanitario in quantità sufficiente. I concorsi vanno deserti, i giovani medici fuggono all'estero o nel privato, e le regioni più povere pagano lo scotto di questa emorragia con servizi sempre più carenti e liste d'attesa sempre più lunghe. In questo contesto, i medici cubani sono stati una ancora di salvezza, e perderli significherebbe condannare migliaia di cittadini a viaggi della speranza verso altre regioni o, peggio, a rinunciare alle cure.

La reazione della politica non si è fatta attendere. Angelo Bonelli, leader di Europa Verde e della Sinistra Italiana, ha definito le pressioni americane "inaccettabili" e ha chiesto a Giorgia Meloni di intervenire per "contrastare l'ingerenza indebita di una nazione straniera negli affari interni del nostro Paese" . Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che di Forza Italia è il segretario nazionale, ha garantito il sostegno del governo alla Calabria, anche se con la cautela di chi deve bilanciare i rapporti con l'alleato americano . E intanto, a Cuba, il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha denunciato pubblicamente le azioni statunitensi, parlando di "campagna diffamatoria" e di "pressioni diplomatiche" volte a distruggere la cooperazione medica cubana, che in sessant'anni ha portato cure e assistenza in 165 paesi del mondo .

Nel frattempo, nei pronto soccorso calabresi, la vita continua. I medici cubani fanno i loro turni, visitano i pazienti, scrivono le cartelle cliniche in un italiano che migliora ogni giorno, e forse non sanno nemmeno che lontano da lì, negli uffici eleganti del Dipartimento di Stato, qualcuno sta decidendo il loro destino. Per loro, la guerra è un'altra: è la guerra contro la morte, contro la malattia, contro il tempo che scorre inesorabile mentre un paziente attende di essere visitato. E in quella guerra, loro sono dalla parte giusta. Lo sanno i cittadini che li ringraziano, lo sanno i colleghi italiani che ne apprezzano la professionalità, lo sa Occhiuto che li difende. E forse, alla fine, lo sapranno anche a Washington.