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Spedite le prime lettere in cui Trump esige i suoi dazi ma li rinvia al 1° agosto, il costoso alleato atlantico offre una boccata d’ossigeno alla Ue che lotta per evitare tariffe peggiori del “sostenibile” 10%. Minaccia ai Brics: chi si allinea a loro sarà colpito duramente

Amico caro In attesa della "lettera" di Trump, che attacca la Ue sulle auto e sulle "troppe" regole. Il presidente Usa fa slittare ad agosto l’entrata in vigore. Ma Bruxelles spera di chiudere prima

Donald Trump, AP Donald Trump – AP

Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione, ieri era sulla difensiva al Parlamento europeo in vista del voto di sfiducia di giovedì proposto dall’estrema destra, nel suo intervento ha subito fatto riferimento alla grande questione del momento, per ridimensionare l’attacco all’esecutivo europeo di Ecr: «Quando la Commissione si siederà con gli Usa per negoziare commercio e tariffe, l’Europa dovrà mostrare la sua forza».

L’Unione europea, principale forza commerciale mondiale, sta negoziando da settimane, ma sembra subire attacchi e prese in giro da Washington. Ieri, era attesa la “lettera” di Trump sui dazi unilaterali alla Ue. Gli Usa hanno affermato di averne inviate o di essere in procinto di inviarne 12-15 ai paesi del gruppo che stanno negoziando un accordo sui dazi, ma ieri sera il commissario aall’Economia, Valdis Dombrovskis, ha affermato di non aver ancora ricevuto niente.

SONO SOLTANTO DUE i paesi che hanno già concluso un accordo, Gran Bretagna e Vietnam. Poi ci sono i reietti, senza accordo: ieri per Giappone e Corea del Sud, dazi al 25%. L’ultima scadenza per l’entrata in vigore delle tariffe è stata rimandata al primo agosto, ma Bruxelles spera di avere una risposta entro il 9 luglio, domani, la data decisa ad aprile dopo cosiddetto “Giorno della liberazione”, seguita da una moratoria di 90 giorni.

C’è stata una telefonata tra Trump e von der Leyen domenica, un «positivo scambio» secondo la Ue, una buona notizia visto che non è stato facile per la presidente della Commissione stabilire contatti con Trump, che punta all’indebolimento dell’Europa. «Posso confermare che il presidente continua a essere in contatto con i singoli capi di stato e di governo della Ue», ha precisato von der Leyen.

Dopo l’ultimo viaggio del commissario al Commercio, Maros Sefcovic a Washington la scorsa settimana, sono stati fatti «progressi sostanziali» per un accordo-quadro di principio, dice la Ue, che potrebbe essere simile a quello concluso a maggio dalla Gran Bretagna (e allora molto criticato a Bruxelles), sulla base di un 10% di dazi, con eccezioni (al ribasso) per alcuni settori.

L’IDEALE DI TASSI ZERO però si allontana. Gli Usa continuano a cercare la spaccatura tra i 27, che finora hanno però mantenuto una linea

comune di negoziato, malgrado le differenze, tra la Francia, che vorrebbe un atteggiamento più deciso, e la Germania che cerca un accordo veloce, per evitare i danni che sta subendo giornalmente l’industria automobilistica, sottoposta a una tariffa del 25% (per acciaio e alluminio è in vigore il 50%, per tutto il resto siamo al 10%).

La Ue dovrebbe poter confermare un 10% per le merci, ma avrebbe ottenuto degli sconti per gli aerei (Airbus e componenti di Boeing costruite in Europa) e per gli alcolici. Ma resterebbe il grosso ostacolo dell’auto: gli Usa vogliono imporre che i costruttori europei aprano delle fabbriche negli Usa, ma l’ultima domanda sarebbe non solo per le auto vendute negli Stati uniti, ma anche per quelle che la Ue esporta, per esempio in America latina. Inoltre, Trump, che è ossessionato dalle auto tedesche, per lui troppo numerose a New York, attacca anche su questo fronte la Ue sulle norme: via l’airbag obbligatorio o i freni abs, nella speranza di vendere auto made in Usa che non rispettano le regole. Ma Scott Bessent, il segretario al Tesoro che ieri è entrano nel ballo dei dazi in prima linea, assicura: «La mia mail è piena di nuove offerte», e ha assicurato di aver ricevuto «molte offerte nella notte».

Nel giro di due giorni, entro la scadenza del 9 luglio, dovrebbero venire annunciati i nuovi accordi.

C’è stata anche una telefonata di Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Giorgia Meloni con Ursula von der Leyen. Il cancelliere Merz ha insistito sul fatto che «il fattore tempo ha grande significato, il tempo è denaro». «In questo contesto – ha precisato ieri pomeriggio, prima dell’invio delle “lettere” da Washington – «i colloqui non sono ancora conclusi, il processo di costruzione della posizione è ancora in corso», e le trattative vanno avanti «in stretto contatto con i partner europei».

GLI STATI UNITI vorrebbero poi obbligare l’Unione europea a ridurre le norme e a sopprimere la regolamentazione del digitale, il Dma e il Dsa, accusati di voler attaccare la big tech statunitense. Ieri, Apple ha fatto ricorso all’Autorità regolatrice della Ue contro la multa di 500 milioni di euro che è stata imposta alla società Usa in base al Digital Market Act, per aver violato le norme che regolano il potere eccessivo dei giganti multinazionali (qui il quasi monopolio dell’app store).