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Gaza Improbabile l’uso del farmaco come arma di guerra: «L’overdose richiede alti dosaggi». Potrebbe essere un «occultamento» per il contrabbando

Ossicodone nascosto negli aiuti alimentari Ossicodone nascosto negli aiuti alimentari

Nel corso della storia si è parlato diverse volte del possibile uso di droghe come arma di guerra. Ovvero dell’impiego di sostanze psicoattive per indebolire il nemico, creare dipendenza, fiaccarne il morale, alterare lo stato psico-fisico di forze combattenti o popolazioni civili.

A METÀ del 19esimo secolo l’impero britannico venne accusato di aver reso dipendente dall’oppio l’esercito cinese (e fette importanti della popolazione), portando alle due Guerre dell’oppio. Durante la Guerra fredda la Cia sperimentò l’Lsd (una sostanza psichedelica semisintetica) anche su civili inconsapevoli, per testarla a scopo bellico contro i sovietici. Secondo documenti declassificati, in caso di invasione dell’Urss immaginavano di diffonderla negli acquedotti delle città. L’ultima accusa di questo tipo in ordine di tempo risale a pochi giorni fa e arriva dalla Striscia di Gaza. Lo scorso 27 giugno sul canale Telegram dell’ufficio stampa del governo di Gaza, quindi di Hamas, è stata denunciata «la scoperta di pillole narcotiche di ossicodone all’interno di sacchi di farina che hanno raggiunto i cittadini dai cosiddetti ‘centri di aiuto Usa-Israele’, noti come ‘trappole della morte’».

La Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), l’organizzazione privata alla quale dal 18 maggio il governo Netanyahu ha affidato in esclusiva la distribuzione degli aiuti umanitari nella Striscia, ha respinto l’accusa quel giorno stesso in un post su X: «La farina che distribuiamo viene confezionata commercialmente e non è prodotta o gestita dal personale della Ghf. Disponiamo di protocolli di sicurezza secondo i quali qualsiasi scatola di aiuti aperta prima della distribuzione non può essere distribuita».

L’ufficio stampa del governo di Gaza, ovviamente, non ha dubbi: «Riteniamo l’occupazione israeliana pienamente responsabile di questo atroce crimine (…) un crimine di guerra e una grave violazione del diritto umanitario internazionale». E il 2 luglio ha poi diffuso un’immagine nella quale si vedono tre compresse di colore bianco e altrettante più piccole rosa disposte sopra un foglio marrone chiaro: «Pubblichiamo una nuova foto che mostra pillole narcotiche scoperte da un cittadino palestinese a Deir al-Balah all’interno di un sacco di farina proveniente dagli aiuti americano-israeliani».

IMPOSSIBILE conoscerne il reale contenuto e soprattutto l’origine, ma i dubbi sono tanti. «Se voglio usare gli oppioidi come arma di guerra non uso l’ossicodone, un farmaco comunque gestibile che richiede alti dosaggi per causare la morte per overdose», obietta subito Salvatore Giancane, medico tossicologo, autore di diverse pubblicazioni sugli oppiacei, con oltre trent’anni di esperienza nel trattamento delle dipendenze. A suo dire, un governo «userebbe il fentanyl», cinquanta volte più potente dell’eroina e 250 più della morfina, «che se si libera nell’aria fa effetto anche solo per inalazione». Ma anche ammesso sia stato scelto l’ossicodone, l’antidolorifico oppioide tra i più utilizzati al mondo, avrebbe poco senso inserirlo nella farina sotto forma di pillole, peraltro nemmeno tritate. «Inoltre l’ossicodone non è termostabile», continua Giancane, e la farina bisogna cuocerla per farne un alimento. Insomma, anche lui, come altri esperti, ritiene possa trattarsi semmai di «un metodo di occultamento». In altre parole contrabbando ai fini della sua eventuale vendita sul mercato nero a scopo ‘ricreativo’ o come antidolorifico, «anche perché l’ossicodone agisce come la morfina, che attualmente non c’è».

PRIMA di questa ennesima guerra, i pochi dati disponibili sull’uso di sostanze psicoattive a Gaza parlavano di un consumo tra la popolazione soprattutto di cannabis e tramadolo, un altro oppiaceo ancora più blando dell’ossicodone. Il 26 giugno scorso, il giorno prima del comunicato sul presunto ritrovamento delle pillole, un’unità Arrow (la polizia di Hamas) avrebbe catturato nella Striscia 17 «ladri di farina», con successiva distribuzione della stessa nei pressi delle rotatorie di Bani Suhaila e di Al-Saniya, oltre che ad Al-Bahr Street. Tra le bande accusate di rubare gli aiuti c’è quella guidata da Yasser Abu Shabab, la milizia che il governo Netanyahu starebbe sostenendo in funzione anti-Hamas. Un clan attivo nell’area di Rafah, il cui omonimo valico con l’Egitto e le gallerie sotterranee sono state usate per traffici clandestini di ogni tipo, compresi quelli di droga e farmaci psicoattivi. Dei quali è accusato da tempo anche il gruppo di Abu Shabab. E secondo alcuni media i sacchi di farina in questione provenivano proprio dai depositi di questa milizia.