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«Dear Madam, dazi al 30%». Arriva a Bruxelles la lettera di Trump ed è una dichiarazione di guerra. L’Europa ribolle, ambasciatori dei 27 convocati oggi, von der Leyen: «Negoziamo ma pronti a contromisure». Qualcosa si è rotto tra le due sponde dell’Atlantico

L'esattore Arriva a Bruxelles la lettera minatoria di Trump, il momento più basso tra gli Usa e la Ue

Donald Trump alla Casa bianca foto Evan Vucci/Ap Donald Trump alla Casa bianca – Evan Vucci /Ap

La lettera di Trump è arrivata a Bruxelles: 30% di dazi dal 1. agosto. E la Ue intende sfruttare le tre settimane che ci separano dal 1° agosto, giorno stabilito da Donald Trump per mettere in atto il suo ricatto tariffario su tutte le importazioni dalla Ue – ferme restando le “tariffe settoriali” in vigore, cioè 50% su alluminio e acciaio, 25% sulle auto – per continuare a trattare con Washington. Ma «prenderemo tutte le misure necessarie per salvaguardare gli interessi della Ue», ha precisato ieri pomeriggio la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, dopo la diffusione della “lettera” di Trump sullo house organ Truth Social. Trump manda “lettere” perché non riesce a concludere accordi: ne ha spedite una ventina in questi giorni, minacciando dazi proibitivi. Ad aprile aveva promesso «90 accordi in 90 giorni», per ora ne ha due, uno con la Gran Bretagna, qualche paginetta poco chiara su dazi al 10%, e uno con il Vietnam, anche se questo paese non ha ancora firmato, mentre con la Cina c’è un braccio di ferro di reazioni e contro-reazioni.

OGGI SI RIUNISCONO gli ambasciatori dei 27, lunedì i ministri del commercio. Fino a ieri sera non è stato confermato nessun nuovo appuntamento con i negoziatori Usa, a Bruxelles dicono che le trattative erano già molto avanzate e avevano fatto sperare in un accordo, già pesante, del 10% di dazi che Trump si ostina a chiamare «reciproci», ma che non lo sono affatto: per la Wto la media delle tariffe doganali europee è del 5%. La Ue stava negoziando per ottenere accordi settoriali più favorevoli per l’auto (14 milioni di posti di lavoro diretti nei 27), gli alcolici, gli aerei.

La Ue non darà a Trump la soddisfazione di assumere la responsabilità di chiudere le trattative, ma prende in considerazione «contromisure proporzionate, se necessario». Per von der Leyen «imporre dei dazi del 30% sull’export Ue sconvolge le reti di approvvigionamento transatlantiche essenziali a detrimento delle imprese, dei consumatori e dei pazienti nelle due sponde dell’Atlantico».

Ieri Trump ha annunciato anche dazi al 30% per il Messico, che ha ricevuto una lettera quasi fotocopia di quella spedita a Bruxelles, ma la “colpa” cambia, per la Ue è il «deficit commerciale» che gli Usa «soffrono» (in realtà, nemmeno 50 miliardi), per il Messico è il fentanyl che continua a entrare negli Usa. Anche il Canada, che si è preso il 35%, è accusato di facilitare l’entrata negli Usa del fentanyl (i dati dei doganieri smentiscono). Mentre per il Brasile sarà il 50%, ma contro Lula non si prendono neppure più i guanti della finzione economica: la decisione è politica, per difendere Bolsonaro e sfidare la giustizia brasiliana. Trump fa planare la minaccia anche sul rame che dovrebbe subire il 50% dal 1° agosto, i prodotti farmaceutici, i semi-conduttori.

CI VORRANNO UN PO’ di giorni per vederci più chiaro sulla risposta Ue. Intanto, bisognerà osservare i

mercati finanziari e i corsi dei buoni del Tesoro Usa: il 2 aprile, proclamato “giorno della liberazione”, Trump aveva fatto marcia indietro e concesso 90 giorni di “grazia” a causa del vento di panico sollevato nelle borse mondiali. Trump minaccia preventivamente: non fate ritorsioni, «se per qualsiasi ragione decidete di alzare i vostri dazi e rispondere, allora, qualunque tariffa decidiate, sarà aggiunta al 30% che imponiamo». Ma non ci saranno dazi se gli europei trasferiranno la produzione negli Usa e «se la Ue apre i mercati chiusi» agli Usa, se elimina «le tariffe e le barriere non tariffarie, ci possono essere modifiche».

Von de Leyen ribatte: «Poche economie al mondo sono uguali alla Ue per l’apertura e l’adesione a pratiche di equo commercio». Emerge una risposta: «Continueremo ad approfondire partnership globali, solidamente ancorate ai principi del commercio internazionale basato sulle regole». E Trump spara contro le regole Ue, le «barriere non tariffarie»: sono nel mirino le norme sanitarie (che impediscono per esempio l’import del pollo lavato con la candeggina) o culturali (come l’”eccezione” francese sul finanziamento del cinema).

IL CANADA, COLPITO al 35%, ha deciso di sfruttare il tempo fino al 1° agosto, e così ha rinunciato ad applicare la ritorsione di alzare dal 25% al 50% i dazi sull’acciaio Usa previsti il 21 luglio. La Ue potrebbe seguire questa tattica, rinunciando ad applicare la risposta prevista per questo lunedì all’aumento dei dazi su metalli e auto: un primo round del valore di 21, 5 miliardi di ritorsioni (in particolare diamanti, soja, moto), a cui avrebbe dovuto far seguito un secondo tempo, per 95 miliardi in prospettiva (aerei, alcol, energia elettrica).

Ma ci sono sempre i bazooka: colpire i servizi digitali Usa, dove la Ue è in deficit (a differenza dei beni) e l’ultima arma dell’Aci, lo Strumento anti-coercizione. Macron lo evoca, con «viva disapprovazione» della minaccia del 30%. La Germania chiede «pragmatismo».