Lo Stato maggiore della Difesa incontra rappresentanti militari israeliani per discutere «un piano di cooperazione bilaterale». Invitate le aziende interessate a vendere sistemi dual use a Tel Aviv. Meloni e Crosetto hanno sempre detto: «Niente armi dopo il 7 ottobre»
I cooperanti Le dubbie rassicurazioni del governo sul traffico bellico e la guerra a Gaza
Il ministro della Difesa Guido Crosetto e Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni – LaPresse
«Continuiamo a lavorare per la fine permanente delle ostilità» questo è il massimo che si è concesso Giorgia Meloni sulla guerra a Gaza, in una delle rare apparizioni in aula per il premier time dello scorso 7 maggio. Insomma, se si cercano posizioni precise e condanne determinate dell’azione del governo israeliano non se ne trovano. Quanto al commercio di armi, la presidente del consiglio e il ministro della difesa, Guido Crosetto, hanno rivendicato, e siamo al 15 ottobre del 2024, «il blocco completo di tutte le nuove licenze di esportazione».
Meloni parlava alla camera in occasione delle comunicazioni al parlamento prima del Consiglio europeo. Disse che la posizione dell’Italia «era molto più stringente e restrittiva di quella applicata da altri partner di riferimento». «Sulle nuove licenze abbiamo bloccato tutto – precisava ancora Meloni – Facciamo la valutazione caso per caso solo sulle vecchie licenze e laddove c’è il rischio che questo materiale possa essere impiegato nella crisi in atto non procediamo». Poi citò il caso delle «munizioni marittime dimostrative» la cui licenza era stata «sospesa e poi revocata». Rivolgendosi alle opposizioni aveva detto: «Se c’è stata qualche svista da parte della Uama, l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento, correremo ai ripari».
L’organismo di cui parlava Meloni risponde al ministero degli esteri ed è stato al centro di un piccolo caso relativo al traffico di armi con Israele. È accaduto nel
marzo del 2024, quando prese a circolare una versione non ancora approvata dalla presidenza del consiglio della nota dell’Uama contenuta nella relazione annuale che il governo, come prevede la legge 185 del 1990 sul commercio di materiale bellico, deve inviare alle camere. «Le caratteristiche dell’offensiva israeliana su Gaza, in reazione al criminale assalto condotto da Hamas hanno indotto a valutare la concessione di nuove autorizzazioni verso Israele con particolare prudenza – si leggeva nella nota – È stata dunque sospesa la concessione di nuove autorizzazioni all’esportazione di armamenti. Non sono stati invece adottati provvedimenti di sospensione o revoca delle esportazioni verso Israele autorizzate prima del 7 ottobre, avendone valutato caso per caso». Ma quando i parlamentari ricevettero il testo, passato il filtro di Palazzo Chigi, si scoprì che questo ultimo passaggio era stato espunto.
Ancora prima, era il dicembre 2023, Meloni assicurò davanti al Senato: «Noi non stiamo trasferendo armi a Israele». Due mesi fa, è stato il turno di Crosetto. «Il governo rispetta con rigore la normativa nazionale e internazionale in materia di esportazione degli armamenti – ha detto rispondendo alla camera a un’interrogazione di Avs – Le caratteristiche dell’intervento israeliano su Gaza in relazione al criminale attacco di Hamas e l’estendersi dell’operazione militare nel sud del Libano hanno indotto il governo a sospendere la concessione di nuove autorizzazioni di esportazione. Abbiamo usato un approccio cauto, equilibrato e particolarmente restrittivo».
