«Garanzie di sicurezza per l’Ucraina, parlo io con Putin». Trump stavolta non strapazza Zelensky poi assegna i posti in tavola all’Europa. Per il trilatelare con Kiev e Mosca però serve altro tempo. E non ci sarà il cessate il fuoco, che Macron e Merz chiedono e Meloni no
Avanti il prossimo Il Presidente Usa promette, ma non si sa bene cosa
L’incontro dei leader europei con il presidente ucraino Zelensky prima dell’incontro con Trump – Ansa
Donald Trump ieri sera ha promesso che gli Usa «saranno implicati nella sicurezza dell’Ucraina». Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz e il premier britannico, Keir Starmer, prima di arrivare a Washington hanno insistito sullo spiraglio di apertura dell’amministrazione Usa nelle ultime ore. Per Merz «una buona notizia è che gli Usa siano pronti a partecipare alle garanzie di sicurezza». Per Starmer, che parla di necessità di garanzie «d’acciaio» di cui ha bisogno Kyiv, l’offerta di garanzia degli Usa «è un passo molto positivo». Garanzie di sicurezza «solide» sono la prima domanda europea.
L’incontro di Washington deve servire per capire fino a che punto gli Usa sono disposti a contribuire dopo il cessate-il-fuoco, che per gli europei resta fermamente il primo passo. Riguarda l’appoggio Usa per l’intelligence, la logistica, la difesa degli spazi aereo e marittimo, ma anche, per gli europei, la libertà garantita a Kyiv di allearsi con chi vuole.
«Il momento è estremamente grave, sia per l’Ucraina sia per la sicurezza di tutta l’Europa», ha riassunto Emmanuel Macron. Per questo motivo, sette dirigenti europei erano ieri a Washington, per accompagnare Volodymyr Zelensky al rischioso appuntamento alla Casa Bianca, dopo il brutto precedente di umiliazione del febbraio scorso. Una decisione senza precedenti, una proposta del presidente finlandese Alexandre Stubb (rappresenta la Coalizione dei volonterosi, uno dei leader europei che più riesce a farsi ascoltare da Trump, anche grazie alle sue qualità nel golf), accettata dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, dal segretario della Nato, Mark Rutte, dal presidente francese, dai primi ministri di Germania, Gran Bretagna e Italia. A Washington, all’alba, prima dell’incontro con Trump e il suo staff, Zelensky ha fatto il punto con i 7 europei, per accordi dell’ultimo minuto sulla strategia, tenuto conto delle oscillazioni di Trump, che in Alaska ha ceduto a Putin.
Si è aperta in queste ore una nuova fase diplomatica, ma la
paura è che prevalga la legge del più forte. La decisione di essere presenti a Washington accanto a Zelensky è un tentativo di riportare al centro il rispetto di regole collettive. Con una linea rossa: l’Ucraina non deve essere forzata a cedere dei territori. C’è la storia dell’Europa a dirlo, le conquiste con la forza sono un elemento del passato (del resto è da decenni che nessun trattato internazionale accetta di confermare queste prevaricazioni). E un processo di pacificazione: prima un cessate-il-fuoco poi il negoziato, mentre Trump ha fretta e parla di negoziato senza stop alle armi, mentre Putin bombarda l’Ucraina per uccidere il tentativo diplomatico in corso.
La Coalizione dei volonterosi è nata dopo un discorso del segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, che aveva escluso che truppe Nato fossero poste a garanzia del cessate-il-fuoco in Ucraina. Su questo punto – l’invio di una «forza di rassicurazione» – non c’è unità tra gli europei. A Washington, ieri c’erano i grandi paesi europei, una Ue allargata alla Gran Bretagna ma ristretta perché manca la Polonia, a causa delle tensioni interne attizzate dagli Usa, che ultimamente hanno preteso di avere come interlocutore il neo-presidente di estrema destra, Karol Nawrocki (del Pis), al posto del primo ministro Ppe, Donald Tusk, che al Consiglio europeo rappresenta il suo paese. Altre assenze, come la Spagna, segnalano dissensi sulla «forza di rassicurazione»: Francia e Gran Bretagna si sono dette disponibili (parlano di alcune migliaia di soldati, lontani dalle linee di contatto, con missioni di formazione e di logistica). Ma l’Italia rifiuta, come la Spagna, ma anche la Polonia, malgrado il riarmo in corso. Jan Lipavsky, ministro degli Esteri della Repubblica ceca (paese che partecipa alla Coalizione dei volonterosi) ha riassunto ieri la “posizione comune” europea: «Appoggiare l’Ucraina per ottenere future garanzie di sicurezza» e «non premiare la Russia per la sua politica imperialista». Ma nella Ue Ungheria e Slovacchia non la pensano così.
