Rotta su Gaza La minaccia del ministro della sicurezza nazionale Ben Gvir. Il piano di pace è «irrilevante». Ministero della Salute: in 24 ore uccisi 98 palestinesi e 9 persone, di cui 3 bambini, sono morte di fame
Funerali di palestinesi uccisi in un attacco israeliano – Omar Ashtawy/APA Images via ZUMA Press Wire
Il ministro della sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha presentato ieri alla stampa i piani israeliani per la gestione della Global Sumud flotilla. I volontari che tentano di rompere il blocco israeliano su Gaza, navigando in maniera pacifica in acque internazionali, verranno trattati come fossero terroristi. Il leader suprematista di estrema destra ha minacciato di arrestare tutti i partecipanti alla missione e gettarli nelle prigioni di massima sicurezza di Ketziot e Damon. Crede che privarli della libertà e tenerli in isolamento possa spezzare la loro volontà e insieme impedire che altre imbarcazioni seguano l’esempio. «Non permetteremo alle persone che sostengono il terrorismo di vivere nell’agiatezza – ha dichiarato il capo di Potere ebraico – Affronteranno tutte le conseguenze delle loro azioni».
DA QUANDO ha ottenuto la sua nomina all’interno del governo di Benyamin Netanyahu, Ben Gvir si diverte a torturare e umiliare i detenuti palestinesi, suggerendo di togliere loro il cibo, costringendoli a guardare immagini di Gaza distrutta dall’esercito israeliano, minacciando la pena di morte. La sua idea è di utilizzare gli stessi (o quasi) metodi per chi prova a portare cibo via mare alla popolazione affamata della Striscia. Considera l’assedio che il mondo chiama carestia un diritto d’Israele, e le acque internazionali, acque israeliane. Ha detto anche che tutte le navi verranno sequestrate e utilizzate dalla marina, perché Tel Aviv giudica illegali e pro-Hamas i tentativi di rompere il blocco di beni essenziali.
Il piano per la Global Sumud flotilla è stato votato durante il gabinetto di sicurezza riunitosi domenica sera, il secondo incontro in meno di una settimana. Anche questa volta, i ministri israeliani hanno discusso esclusivamente dei piani militari per Gaza City, delle risposte alle azioni internazionali di solidarietà e alle intenzioni di riconoscimento dello stato di Palestina.
TRA LE POSSIBILI ritorsioni c’è l’annessione della Cisgiordania occupata, le sanzioni contro l’Autorità nazionale palestinese (Anp) e lo sfollamento di alcuni villaggi in Cisgiordania. Tutte azioni che, a dire il vero, Israele mette già in pratica. Neanche questa volta, invece, si è discusso del piano di pace presentato da Egitto e Qatar e già accettato da Hamas. Sono trascorsi quindici giorni ma Netanyahu continua a rifiutarsi anche solo di prenderlo in considerazione. «È irrilevante», ha detto il premier a Ben Gvir, che avrebbe voluto votarlo solo per respingerlo ufficialmente. Secondo le fonti dei media israeliani il capo di stato maggiore, Eyal Zamir, sarebbe tornato, senza successo, a sostenere l’ipotesi negoziale per la restituzione degli ostaggi. Ma i piani militari per l’occupazione di Gaza City proseguono senza sosta, tra distruzione, sfollamento e terribili bombardamenti.
L’AGENZIA DI STAMPA Reuters ha raccolto testimonianze sull’utilizzo, da parte dell’esercito, di veicoli esplosivi attivati a distanza. Non si tratta di una novità assoluta ma questa volta i mezzi corazzati, trasformati in autobombe telecomandate, livellano interi edifici e spingono la popolazione a lasciare case e quartieri. Tel Aviv continua a lanciare volantini minacciosi, ordinando ai palestinesi di dirigersi verso sud, perché l’esercito sta avanzando. «Le persone sono confuse, rimangono e muoiono, o se ne vanno verso il nulla», ha dichiarato alla Reuters Mohammad Abu Abdallah, residente di Sheikh Radwan. Il ministero della salute di Gaza ha fatto sapere che in 24 ore sono stati uccisi 98 palestinesi e nove persone, di cui tre bambini, sono morte di fame.
MENTRE GRAN PARTE del mondo si prepara all’inizio di un nuovo anno scolastico, circa 700mila studenti di Gaza continuano a essere privati del proprio diritto all’istruzione. Le scuole sono ridotte in macerie o trasformate in rifugi, considerate obiettivi legittimi per l’esercito di Tel Aviv. L’istruzione è sotto attacco anche in Cisgiordania, dove l’Unrwa (l’agenzia Onu per i profughi palestinesi) ha denunciato interruzioni scolastiche senza precedenti. Per la prima volta nella sua storia, l’agenzia non ha potuto garantire l’apertura degli istituti a Gerusalemme est occupata, dove Israele ha chiuso con la forza sei delle sue scuole. Anche dieci istituti dei campi profughi del nord, quelli attaccati e sfollati da Israele, sono rimasti chiuse, mentre nel resto della Cisgiordania il ministero dell’istruzione palestinese ha rimandato di una settimana l’inizio delle lezioni.
In questo contesto, ieri, l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha festeggiato l’inizio dell’anno scolastico in un istituto israeliano al confine con Gaza, dichiarando che lo stato ebraico ha il diritto di difendersi per «proteggere i bambini in tutta la terra di Israele». Intanto, centinaia di studenti e insegnanti israeliani manifestavano per chiedere un accordo di liberazione degli ostaggi ancora a Gaza.
