14 OTTOBRE A UDINE Il sindaco della città friulana ha chiesto il rinvio della partita, per il ct Gattuso: «Giocare è nostro dovere». La Figc pensa a una donazione umanitaria, per i comitati che stanno organizzando la manifestazione è un'ipotesi ipocrita e tardiva
«Israele non è stato escluso dalle competizioni internazionali. Ma di fronte a un dramma che non ha eguali negli ultimi 80 anni, davanti a tanta sofferenza, io dico: fermiamoci, giocare adesso sarebbe inopportuno». Lo ha dichiarato ieri al Messaggero Veneto Alberto Felice De Toni, sindaco di centrosinistra di Udine. E il caso della partita Italia-Israele, da giocare nella città friulana il prossimo 14 ottobre, è ripartito. De Toni ha premesso di non voler «fomentare polemiche», anche perché il Comune è chiamato solo a organizzare l’ordine pubblico. Lo stadio è di proprietà dell’Udinese, la decisione è della Figc, la partita è organizzata dall’Uefa. Ma che il dibattito si riaprisse era inevitabile.
IL PRIMO a esprimersi è stato il Ct della nazionale, Rino Gattuso: «Sono un uomo di pace, mi auguro che la pace ci sia in tutto il mondo, fa male al cuore vedere civili e bambini che vengono colpiti e ci lasciano la vita. Dopo, però, noi facciamo un altro mestiere, il presidente Gravina si sta dando da fare per trovare soluzioni per riuscire a fare la gara a Udine con Israele in modo perfetto. Noi dobbiamo giocare, è il nostro dovere» ha detto, smarcandosi da ogni presa di posizione. Mentre il fuoco di fila è partito dalla maggioranza, che ribadisce: la partita va giocata a ogni costo. Non farlo, dicono, sarebbe atto di antisemitismo: «Lascia veramente sgomenti l’irresponsabilità con cui il sindaco di Udine, finendo oggettivamente per alimentare tensioni di ordine pubblico, si è schierato sulla sponda di coloro che nemici di Israele finiscono per camminare accanto ai fautori dell’antisemitismo, dicendo che la partita non andrebbe disputata» ha detto il forzista Maurizio Gasparri, seguito da esponenti di FdI e Lega, compreso il vicepremier leghista Matteo Salvini. De Toni nell’intervista aveva sottolineato di temere per la tenuta dell’apparato di sicurezza: «Ci sono state manifestazioni di dissenso un anno fa (il 14 ottobre 2024 si è giocata un’altra Italia-Israele a Udine, ndr) non potranno non essercene tra un mese e mezzo». Sul punto è intervenuto direttamente il Viminale, facendo sapere che per quanto di sua competenza il match può disputarsi.
«PERCHÉ LO SPORT ABBIA VALORI, dobbiamo metterceli noi. A chi ci dice di pensare a fare gli allenatori rispondo: dal momento che alleno non sono più un cittadino?» dichiara al manifesto Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione italiana allenatori, che lo scorso 19 agosto ha inviato una lettera alla Figc chiedendo di mobilitarsi presso Uefa e Fifa per sospendere temporaneamente Israele dalle competizioni internazionali. «Noi abbiamo fatto un tentativo, per non rimanere indifferenti. Sapevamo di non riuscire a fargli cambiare idea, ma volevamo ricordare che nemmeno loro riusciranno a farla cambiare a noi» prosegue. La decisione sull’esclusione spetta agli organismi internazionali, che per muoversi, però, attendono prima che una rottura delle relazioni avvenga da parte di governi e comunità internazionale.
INTANTO LA FIGC prepara la mossa umanitaria. Alcuni giorni fa era trapelato che il presidente Gabriele Gravina avesse parlato della questione direttamente con la premier Giorgia Meloni, sondando la possibilità di devolvere l’incasso dei biglietti a un’organizzazione umanitaria che opera a Gaza. Forse la Uefa Foundations for Children, come veniva suggerito ieri.
«L’IPOTESI è sicuramente risultato della pressione dal basso che da un anno e mezzo viene esercitata nel mondo del calcio. Ma non possiamo ritenerci soddisfatti, anzi, crediamo che sia solo il tentativo, anche tardivo, della Figc di ripulirsi la coscienza senza di fatto prendere una posizione e alleggerire la pressione che sta ricevendo dai tanti tifosi solidali con la Palestina» ha ribattuto il Comitato per la Palestina di Udine, che sta organizzando una manifestazione per il giorno della gara. Un primo momento di lancio ci sarà in settimana. Il 6 settembre alle porte di Udine, a Salt di Povoletto, Francesca Albanese aprirà il festival «Diritti in festa». In serata porterà la sua testimonianza anche Loris Filippi, operatore umanitario dell’Unicef a Gaza. In mezzo è atteso l’intervento del Comitato per la Palestina, che chiamerà alla mobilitazione.
