«Licenziamo tutti e deloclazziamo, la colpa è del sindacato». Con queste parole il Gruppo 8, multinazionale di Singapore Htl, ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Forlì, che produceva divani […]
Operai del Gruppo 8 in presidio
«Licenziamo tutti e deloclazziamo, la colpa è del sindacato». Con queste parole il Gruppo 8, multinazionale di Singapore Htl, ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Forlì, che produceva divani di fascia alta per il settore degli arredamenti di lusso. Rimarranno senza lavoro 30 operai. La beffa è che erano stati regolarizzati solo lo scorso dicembre, dopo una lunga vertenza sindacale che ha indispettito la proprietà. La decisione, ha argomentato Gruppo 8, «è stata imposta da una campagna incessante e illegale di blocchi e intimidazioni da parte del sindacato Sudd Cobas». La multinazionale si è fatto scudo con i decreti del governo Meloni che legittimerebbero la scelta di delocalizzare in Cina: i picchetti dei lavoratori avrebbero «impedito la libera circolazione delle merci, ostacolato l’accesso dei dipendenti e creato un clima di paura, una chiara violazione del decreto Sicurezza italiano, concepito per tutelare l’attività economica e l’ordine pubblico».
IN REALTÀ proprio ottemperando in pieno alla nuova legge, le forze dell’ordine avevano anche manganellato i lavoratori durante il lungo presidio cominciato a luglio scorso per le condizioni indegne a cui erano stati costretti i dipendenti, quasi tutti pakistani. Una situazione simile a quella di tante altre aziende del distretto del divano di Forlì e Cesena che si basano sulla sfruttamento della manodopera straniera. In questo caso la Sofalegname, che opera in monocommittenza per il Gruppo 8, costringeva gli operai pakistani a lavorare 12 ore al giorno, senza riposi settimanali e a dormire su alcune brandine dentro la fabbrica. La guardia di finanza accerterà poi che erano tutti a nero e subivano il ricatto del permesso di soggiorno.
«SCENARI DA CAPORALATO», per i sindacalisti di Sudd Cobas che seguirono gli operai nella vertenza per essere contrattualizzati. A soli sei mesi dal contratto, saranno gli stessi operai, messi in ferie forzate, a scoprire i container con i materiali già pronti per essere spediti in Cina. A luglio parte quindi il presidio davanti ai cancelli e con esso la repressione delle forze dell’ordine. nei giorni scorsi è arrivata l’ufficialità dell’azienda sullo spostamento della produzione a Shanghai.
«Il progetto, fin dall’inizio, era quello: delocalizzare la produzione dove non ci sono diritti – ha commentato il Sudd Cobas -. Sono aziende come Gruppo 8 che distruggono l’immagine del Made In Italy, di fatto ha già abbandonato lo stabilimento di Forlì, fregandosene dell’accordo firmato in Prefettura che li impegnava a fare ripartire la produzione». «Gruppo 8 – ha attaccato il sindacato di base – si sente perseguitata perché i lavoratori vogliono il pagamento degli stipendi che aspettano da giugno e dei contributi Inps? O perché hanno richiesto di lavorare 8 ore invece che 12 al giorno? Con che coraggio l’azienda parla di legalità». «Da tempo denunciamo le infiltrazioni nel settore del mobile imbottito che generano sfruttamento e concorrenza sleale – spiegano Cgil e Fillea Cgil di Forlì Cesena – . Nel caso Sofalegname è stato chiaro fin dall’inizio che ci trovavamo di fronte a sfruttamento con l’uso di società di intermediazione di manodopera e caporalato internazionale».
Anche l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Paglia, ha richiamato la multinazionale ai suoi doveri. «Constatiamo il mancato rispetto degli accordi da parte di Sofalegname: pur in un contesto di difficoltà produttiva non si può individuare come unica soluzione la cessazione dell’attività, tanto meno con decisioni unilaterali». Mentre il deputato di Avs, Marco Grimaldi, sottolinea: «Non è una notizia di cronaca industriale ma l’ennesimo capitolo di una vergogna nazionale: un sistema che genera profitto sulla pelle dei lavoratori, che sfrutta, delocalizza, evade e poi invoca la legge per reprimere chi alza la testa. Dal distretto di Forlì-Cesena ai dormitori-fabbrica si consuma una violazione sistematica dei diritti fondamentali nel silenzio del governo e sotto l’etichetta ipocrita del Made in Italy: dietro ogni divano c’è un operaio sfruttato».
OGGI AL COMUNE di Forlì si terrà un tavolo con sindacati e prefettura per tentare di risolvera la vertenza ma, intanto, i sindacati hanno promosso una manifestazione in città per sabato 6 con il sostegno di Anpi, Mediterranea Saving Humans, Libera, Legambiente e Amnesty International, oltre ai partiti locali di Sinistra Italiana, M5s, Pd, Europa Verde e Prc
