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Il governo cade di nuovo: sfiduciato Bayrou, la Francia sempre più nel tunnel di una crisi multipla. Macron ci riprova: promette un altro premier in fretta e stavolta vira verso i socialisti. Le Pen chiede il ritorno alle urne, Mélenchon le dimissioni del presidente. E monta la pressione sociale

Ultimo tango Avanti un altro: l’Eliseo promette un nuovo premier in tempi brevi. Si fa avanti il socialista Faure, mentre monta la pressione sociale

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Grandi bicchierate ieri sera per festeggiare la fine del governo Bayrou, di fronte ai municipi e nelle piazze da parte di cittadini arrabbiati. Un anticipo delle giornate di protesta che si profilano: domani “Bloquons tout” e poi il 18 i sindacati. E anche François Bayrou ha organizzato il suo aperitivo d’addio, con i ministri a fine corsa. Ieri poco prima delle 19, l’Assemblea Nazionale ha bocciato la fiducia al governo Bayrou, che il primo ministro aveva chiesto in base all’articolo 49.1, con un blitz inaspettato e incompreso, per evitare di essere abbattuto da un voto di “censura” sulla finanziaria.

Bayrou aveva chiesto la fiducia non su un programma, ma su una constatazione: il debito paralizza la Francia e bisogna farvi fronte. «Avete il potere di rovesciare il governo – ha detto Bayrou ai deputati – ma non di controllare la realtà», che il primo ministro ha scelto di drammatizzare, mettendo in evidenza un debito di 3.415 miliardi.

È LA PRIMA VOLTA che nella V Repubblica viene votata la sfiducia (in genere, i governi sono caduti per un voto di “censura”, presentata dai deputati): ci sono stati 364 parlamentari a votare contro la fiducia e 194 a favore. Bayrou non ha neppure raccolto tutti i voti degli alleati di governo, una decina di parlamentari (soprattutto Lr ma anche dell’alleanza macronista) hanno unito il loro voto all’opposizione, sinistra e estrema destra (oltre al gruppo Liot, territori e oltremare). Con un breve comunicato, l’Eliseo ha «preso atto» del voto, ha «accettato» le dimissioni del governo e annunciato che nominerà un nuovo primo ministro «nei prossimi giorni».

BAYROU SARÀ STAMATTINA all’Eliseo per presentare le dimissioni. Ci saranno tempi stretti per la nomina di un nuovo primo ministro? La pressione sociale spinge Emmanuel Macron a sbrigarsi (contrariamente al solito), per trovare un paravento che gli eviti di essere il bersaglio in prima linea delle giornate di protesta del 10 e del 18 settembre. Dal campo presidenziale, l’ex primo ministro Gabriel Attal propone di chiudere in una stanza, in un luogo neutro, dei politici responsabili con l’obiettivo di trovare una soluzione di accordo, guidati da una personalità «facilitatrice», che favorisca il dialogo tra posizioni diverse. Attal chiede esplicitamente a Macron di «condividere il potere».

LA FRANCE INSOUMISE presenterà oggi una mozione per chiedere le dimissioni di Macron, come unica soluzione per uscire dalla crisi. Marine Le Pen insiste su nuove elezioni anticipate – un “obbligo” costituzionale per la leader dell’estrema destra – nella speranza di far salire il Rassemblement National (e di contestare presso il Consiglio Costituzionale la sentenza di primo grado che l’ha condannata all’ineleggibilità, che resta attiva malgrado l’appello sulla condanna per il furto di più di 4 milioni al Parlamento europeo, appello che verrà giudicato dal 13 gennaio all’11 febbraio 2026).

In mano al presidente ci sono varie ipotesi:

nominare un nuovo primo ministro, ma chi? Il Ps si è fatto avanti, il segretario Olivier Faure è candidato, per un governo a guida socialista con una politica molto lontana da quella proposta finora: Ps, con la sinistra (ma senza La France Insoumise) potrebbe reggere in caso di un accordo di non censura con il centro di Macron, escludendo la destra Lr, che non vuol sentir parlare di accordo con i socialisti. Marine Tondelier, dei Verdi, chiede a Macron di ricevere i rappresentanti della sinistra in vista di una nomina.

ALTRI NOMI GIRANO, ma in un’Assemblea divisa in tre blocchi quasi equivalenti, il destino di ogni primo ministro è di essere impallinato dall’alleanza, opportunista, degli altri due gruppi. Il Nuovo Fronte Popolare, l’alleanza che era arrivata in testa in seguito alle elezioni anticipate del giugno-luglio 2024, è ormai spaccato. Oltre a Faure, potrebbe cercare un accordo con il Ps il ministro delle Finanze, Eric Lombard (che da giovane era rocardiano), poi hanno ambizioni altri ministri venuti dalla destra, Gérald Darmanin (Giustizia), Sébastien Lecornu (Difesa) o degli ex socialisti vecchia generazione, Jean-Yves Le Drian o Bernard Cazeneuve.

LA FRANCIA è di fronte a una crisi multipla: politica, istituzionale, economica e sociale. È la V Repubblica che si rivela inadeguata a rispondere alle sfide del momento. Persino le dimissioni di Macron non risolverebbero la crisi. Dalla società cresce da tempo una domanda di giustizia sociale. È il rifiuto di Bayrou di prendere in conto le richieste di una giusta distribuzione dei sacrifici – nel suo progetto di finanziaria aveva imposto austerità solo ai lavoratori, senza toccare le rendite da capitale – che ha fatto scattare la sfiducia del parlamento.