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Terra rimossa Distrutta la torre al-Roya, 17 piani di uffici, ong, centri educativi. 65 morti in 24 ore

Il bombardamento della torre al-Roya, a Gaza City Epa/Haitham Imad Il bombardamento della torre al-Roya, a Gaza City – Epa/Haitham Imad

I profughi di Gaza City arrivano in queste ore a Mawasi, sperando di trovare un posto nell’affollatissima area del sud. Chi può, chiama amici e parenti annunciando la partenza, per chiedere di riservare un posto in cui piantare la tenda. Molti non hanno nulla e non possono fare altro che passare le notti nelle strutture danneggiate, dove si dorme insieme e non esistono privacy né servizi. Nelle ore più calde tutti escono dai rifugi – che diventano invivibili – e vagano alla ricerca di qualcosa da mangiare.

IL CIBO è insufficiente e per trovare l’acqua potabile si percorrono a volte chilometri. Le condizioni sanitarie sono disperate e i bombardamenti diventano sempre più sanguinosi.

L’esercito accompagna gli ordini di sfollamento di Gaza City con promesse di rifugi e possibilità che non esistono. L’organizzazione israeliana Gisha, che si occupa delle limitazioni alla libertà di movimento imposte ai palestinesi, ha accusato Tel Aviv di interessarsi alla popolazione civile di Gaza solo quando «mette a repentaglio la sua capacità di continuare a decimare la Striscia». Le misure umanitarie annunciate, secondo l’ong «sono lontane anni luce dai reali bisogni della popolazione», non c’è nulla di umanitario «nel cercare di stipare un milione di persone in una piccola area non al sicuro dai bombardamenti. Questa assurdità riassume la discrepanza tra la realtà catastrofica e la propaganda israeliana».

Ma a Gaza City prosegue la campagna di distruzione delle torri e degli edifici residenziali. La protezione civile della Striscia ha denunciato la demolizione di 50 strutture, inclusi grattacieli che ospitavano migliaia di persone, di cui molti sfollati. Il portavoce Mahmoud Basal ha dichiarato che i militari prendono deliberatamente di mira strutture circondate da profughi, per costringere la popolazione a sfollare. Circa duecento rifugi tendati sono stati distrutti. Il premier Benyamin Netanyahu ha confermato i numeri dei palazzi abbattuti dagli aerei israeliani, affermando che è «solo l’inizio dell’intensa operazione principale: l’incursione via terra delle nostre forze, che si stanno organizzando e radunando, a Gaza City». Ha poi rivolto le sue minacce direttamente alla popolazione civile: «Ascoltatemi attentamente: siete stati avvertiti; andatevene da lì!»

IERI ISRAELE ha pubblicato un ordine di evacuazione per un complesso e per tutti gli sfollati accampati nelle vicinanze. La modalità è la stessa: con una telefonata si avvisano i residenti dell’imminente attacco e si lasciano pochi minuti per raccogliere i beni essenziali ed evacuare. Poi le persone attendono, guardando da lontano la distruzione delle proprie case e della città. Il grattacielo Al-Roya era sede di uffici e di redazioni giornalistiche (come quella di Qatar al-Araby). Ospitava una palestra, saloni di bellezza, cliniche, centri educativi e si trovava nei pressi dell’università al-Azhar. La torre commerciale di 17 piani è stata colpita due volte alle fondamenta e si è sbriciolata. L’impatto ha danneggiato i palazzi vicini e distrutto le tende dei profughi. Il motivo ufficiale dell’abbattimento, come per le altre 49 strutture, è che fosse utilizzata da Hamas per controllare i movimenti dei soldati e per stoccare esplosivi. Anche se dai video non sembra vi siano state esplosioni secondarie. Il movimento palestinese respinge le accuse.

IL BRACCIO ARMATO di Hamas ha attaccato ieri all’alba un accampamento di soldati nel quartiere di Sheikh Radwan, a Jabaliya. È un’area del nord in cui l’esercito è presente da settimane e che ha visto almeno tre operazioni militari da ottobre 2023. Secondo la ricostruzione, i combattenti hanno lanciato una granata dentro un carro armato e sparato al comandante, uccidendo quattro soldati. A Gaza in 24 ore sono state uccise 65 persone, 14 in attesa di aiuti. Altri sei palestinesi sono morti di fame.

DOMENICA il presidente degli Stati uniti, Donald Trump, ha scritto sul suo Truth Social che Israele ha accettato i termini della sua proposta di cessate il fuoco. E ha intimato ad Hamas di fare lo stesso: «È l’ultimo avviso. Non ce ne sarà un altro». Ma dopo l’annuncio, Netanyahu ha ridimensionato l’impegno, dicendo che sta considerando «molto seriamente» la proposta. Hamas ha confermato di aver ricevuto il piano e affermato di essere pronta a sedersi immediatamente al tavolo dei negoziati e di accettare di liberare tutti gli ostaggi insieme, in cambio di «una chiara dichiarazione sulla fine della guerra, un ritiro completo da Gaza e l’istituzione di un comitato incaricato di gestire la Striscia».

Quest’ultimo, secondo il gruppo, sarebbe composto da palestinesi che non fanno parte del movimento.