A Torino è caduto da una gru un uomo di 69 anni L’opposizione: «Esecutivo indifferente». L’Inail: aumento del 5,2%. Nei primi sette mesi del 2025 ci sono stati già 607 decessi
Un operaio è morto e un altro è rimasto ferito in un incidente sul lavoro in via Genova a Torino – Ansa
«Una guerra di cui non frega un c..o a nessuno». Si chiama così l’appuntamento quotidiano ideato dalla pagina parodia di Confindustria che meritoriamente ogni giorno si preoccupa di consegnare ai naviganti distratti i volti e i nomi delle persone che muoiono sul lavoro. Ieri all’appello si sono aggiunti altri 4 decessi in poche ore. Un record persino per il nostro paese che ci ha abituati a percentuali di incidenti sul lavoro crescenti di anno in anno.
Se il 2024 era stato un anno nero, gli enti di ricerca confermano che il 2025 è cominciato ancora peggio. Nei primi sette mesi dell’anno l’Inail ha registrato 607 morti sul lavoro, con un aumento del 5,2%, rispetto all’anno precedente. Le denunce di infortunio sono state 350 mila, mentre le malattie professionali sono cresciute del 9,9%. Che la media di tre vittime al giorno sia destinata a peggiorare lo si è visto anche ieri, quando da nord a sud sono arrivate le notizie degli incidenti mortali successi in Piemonte, Sicilia, Lazio, Lombardia.
LA PRIMA VITTIMA è un operaio di 69 anni: è precipitato con il cestello di una gru da oltre 12 metri, a Torino. Yosif Gamal, questo il nome della vittima, lascia una moglie e tre figli in Egitto a cui ogni mese inviava parte del suo stipendio. Stava cambiando un cartellone pubblicitario su un palazzo di cinque piani quando il cestello della gru che lo sosteneva ha ceduto. Il collega settantenne che ha assistito all’incidente ha avuto un malore ed è stato ricoverato alle Molinette in stato di shock. Sulla stessa strada, via Genova, a soli trecento metri di distanza, nel 2021 successe un episodio analogo che fece tre vittime. Ma al di là della macabra coincidenza va evidenziato come i due operai di Torino fossero costretti a lavorare oltre l’età pensionabile.
A CATANIA Salvatore Sorbello, un operaio metalmeccanico di 53 anni è morto cadendo da 8 metri di altezza: stava lavorando sul tetto di un capannone. Le ultime due vittime di ieri sono rimaste schiacciate sotto i macchinari su cui stavano operando: è successo a Monza dove un uomo di 48 anni è morto nell’azienda Gusberti, specializzata in lavorazioni industriali, e a Roma. Sulla banchina del Tevere, nei pressi di Trastevere, un operaio è morto schiacciato da un muletto. Al conto si aggiungono tre feriti gravi per incidenti a Desio, Monfalcone, Novara.
«L’ENNESIMO lunedì che somiglia a troppi altri: 4 morti e 3 feriti – ha commentato il presidente nazionale Anmil Antonio Di Bella – Non possiamo più accettare che il dolore e l’indignazione si ripetano ogni giorno senza un cambiamento concreto, chiediamo un cambio di passo immediato e radicale». Richiesta a cui si associano le opposizioni. «Malgrado i proclami governativi, è evidente che per combattere questa piaga, che ogni anno costa la vita a mille persone, non si sta facendo abbastanza», ha dichiarato la vicepresidente del M5S Chiara Appendino, chiedendo l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro. Stessa richiesta di Rifondazione Comunista: «Chi risparmia sulle vite dei lavoratori deve risponderne come per un omicidio annunciato e sistematico».
L’esecutivo non sta portando «risultati» malgrado «la salute e la sicurezza sul lavoro siano un’emergenza nazionale» per la dem Chiara Gribaudo, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia. «A ottobre si svolgeranno gli Stati Generali della salute e sicurezza sul lavoro – ha ricordato l’esponente del Pd – auspico che le divisioni partitiche vengano accantonate per raggiungere soluzioni». I dem avevano chiesto di «bloccare la catena degli appalti e subappalti e il precariato, dove maggiormente si verificano incidenti mortali – ha sottolineato Maria Guerra, responsabile lavoro Pd – ma il governo è andato in direzione opposta». Meloni e i suoi ministri continuano «ad assistere in silenzio senza alcun piano e senza alcuna assunzione di responsabilità», ha attaccato anche Filiberto Zaratti di Avs. «Sappiamo che andare a lavorare e non tornare più a casa è una delle cose più terribili», ha commentato anche il presidente della Camera Fontana.
SOLLECITAZIONI che hanno convinto la ministra al Lavoro, Marina Calderone, a convocare già oggi sindacati e rappresentanti delle imprese.
