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Un sacco bullo La premier annuncia un testo in Aula per il sì al riconoscimento «ma senza Hamas». Una mossa contro le opposizioni, come lei stessa ammette: «Non credo che il sì allo Stato possa produrre risultati concreti». Pd, 5s e Avs: «No a trucchi e giochi di prestigio». La discussione alle camere il 2 ottobre, gelo di Salvini. I giallorossi lavorano a un testo comune. Neppure Calenda sifida: «Dal governo solo scuse per non fare ciò che è giusto»

Sì alla Palestina senza disturbare Netanyahu. La mozione di Meloni Giorgia Meloni all'assemblea Onu – Ansa

Prima ha provato, a reti unificate, a bollare la marea delle piazze propal di lunedì come violenti e terroristi. Poi si è resa conto che anche tra i suoi elettori il genocidio in Palestina non è molto popolare. E così, da New York, Giorgia Meloni ha deciso di provare a uscire dall’angolo con una mossa che, nelle sue intenzioni, dovrebbe mettere in difficoltà le opposizioni.

DOPO L’ANNUNCIO DI MACRON e Starmer sul riconoscimento della Palestina, la premier ha deciso di seguire la scia. A modo suo. Invece di muoversi come governo, visto che il Parlamento italiano ha già approvato nel 2015 un testo che autorizza l’esecutivo in tal senso, Meloni ha deciso di presentare una mozione parlamentare (con tutta probabilità il 2 ottobre, data in cui il ministro Tajani doveva riferire sul tema) per il sì allo stato palestinese subordinato a due condizioni: la liberazione di tutti gli ostaggi israeliani e l’esclusione di Hamas dal futuro governo di Gaza.

LA MOSSA È MIRATA quasi esclusivamente a «stanare» le opposizioni. A metterle in difficoltà, sperando che il loro prevedibile no al testo del centrodestra possa essere bollato come una vicinanza con Hamas. «Personalmente – ha spiegato ieri ai giornalisti a margine dell’assemblea Onu- continuo a considerare che il riconoscimento della Palestina in assenza di uno Stato che abbia i requisiti della sovranità non produce risultati tangibili, concreti per i palestinesi. Dopodiché si dice che il riconoscimento può essere un’efficace strumento di pressione politica e va bene, però dobbiamo anche capire su chi. Io penso che la principale pressione politica vada fatta nei confronti di Hamas che ha iniziato questa guerra e impedisce che la guerra finisca rifiutandosi di consegnare gli ostaggi».

Il suo braccio destro Giovanbattista Fazzolari rincara la dose, svelando il trucco: «Ora l’auspicio è che non ci sia alcuna ambiguità su Hamas e che il Parlamento voti compatto la mozione della maggioranza». Concentrata sulle opposizioni, Meloni non si accorge però che il suo vicepremier Matteo Salvini, che dovrebbe firmare la mozione con Fdi e Fi, è di tutt’altra idea. «Riconoscere oggi lo Stato di Palestina è una follia, un suicidio, un favore ai terroristi di Hamas. Si tratta di uno stato inesistente, non si sa neppure dove comincia e dove finisce», dice il leghista dalle Marche, replicando alla proposta del candidato del centrosinistra Matteo Ricci di un atto politico della regione in favore dei palestinesi.

LE OPPOSIZIONI NON ABBOCCANO. «Un misero espediente che conferma l’ignavia del nostro governo», attacca Giuseppe Conte. «Il riconoscimento di uno Stato è un atto formale, che in questo caso ha anche un alto valore simbolico e politico. O lo fai o non lo fai. Perché l’Italia non può unirsi ad altri 150 e più Paesi che hanno già riconosciuto la Palestina? L’ipocrisia del nostro governo che continua a stare al fianco di Netanyahu è davvero oscena».

Sulla stessa linea anche Nicola Fratoianni di Avs: «Si tratta dell’ennesimo capitolo del teatrino ipocrita del governo Meloni sul genocidio in Palestina. Uno Stato o lo riconosci o no. Non è accettabile che la premier si inventi continui sotterfugi”. Elly Schlein è altrettanto dura: «Meloni comincia a capire che sulla Palestina sta perdendo la faccia di fronte al mondo e alla nostra opinione pubblica. Ma non è il momento di giochi di prestigio e delle prese in giro. Riconosce lo Stato di Palestina oppure no? Basta propaganda. Farlo significa riconoscere l’Anp, non certo i terroristi di Hamas che non possono essere il futuro di Gaza. O pensa che Francia, Spagna e Regno Unito abbiano fatto il contrario? Il governo di centrodestra non dovrebbe far altro che votare le nostre mozioni che ha sempre bocciato. E assumere con urgenza tutte le altre decisioni necessarie per fermare i crimini di Netanyahu, come le sanzioni».

I GIALLOROSSI, DUNQUE, vanno verso una mozione comune (sulla falsariga delle due già presentate tra aprile e giugno) contrapposta a quella delle destre. Stavolta Meloni dovrà andare in Parlamento e metterci la faccia, non limitarsi a brevi punti stampa con i giornalisti al seguito. Lo scontro nelle aule di Camera e Senato si annuncia durissimo. I centristi di Iv, Azione e +Europa dovrebbero presentare testi diversi. Ma anche Calenda non si fida di Meloni: «Nessuno ha mai proposto di coinvolgere Hamas nel processo politico: dalla premier una scusa per non fare ciò che è giusto».