Regionali Le destre al 52%, centrosinistra al 44%. La delusione di Ricci: «Lotta impari, hanno usato l’inchiesta per colpirmi»
Francesco Acquaroli con Arianna Meloni e Galeazzo Bignami – Gianluigi Basilietti / Ansa
Nessun testata testa. La destra conferma la guida delle Marche con il presidente uscente Francesco Acquaroli di Fdi, staccando di sette punti il centrosinistra. Se gli exit poll avevano lasciato aperta per Matteo Ricci la speranza di una sfida al fotofinish, le prime proiezioni, già alle 16, sono una secchiata d’acqua gelida: 52 contro 45%, in voti reali è un distacco di circa 50mila. Un risultato destinato a non cambiare, finisce 52,5 a 44,3%. Meloni aveva messo la faccia su questa partita, e ottiene il risultato voluto: un segnale che il suo consensoregge. Fdi è il primo partito col 27,5%, il Pd al 22,5% (in calo di 2 punti rispetto alle europee del 2024, ma la lista civica di Ricci ha preso il 7% con voti dem). A destra bene Forza Italia intorno all’8%, la Lega si ferma al 7%. A sinistra male anche M5S (5%) e Avs (4%). L’affluenza si ferma al 50%, 4 punti in meno delle europee di un anno fa.
AL COMITATO DI MATTEO RICCI, un coworking nella periferia industriale di Ancona, per oltre due ore non si vede nessuno: né parlamentari né dirigenti regionali dei partiti di centrosinistra. I pochissimi attivisti presenti appaiono sbigottiti dalle proiezioni: «È troppo presto, questo distacco non ci risulta». Matteo Ricci arriva prima del previsto, alle 17.30: ha già telefonato ad Acquaroli per le congratulazioni di rito, e la sua è una ammissione di sconfitta piena. Sale sul piccolo podio, da solo, davanti a lui qualche volontario, lo staff, di politici c’è solo il deputato Pd, romano, Claudio Mancini. «Noi avevamo proposto il cambiamento, i marchigiani hanno scelto la continuità».
L’analisi del voto si ferma più o meno qui, la delusione è fortissima. «Nessun rimpianto, rifarei la stessa campagna elettorale. Ho dato il 200% e anche di più, sapevo che era complicatissima, ho accettato per spirito di servizio». «Senza questa alleanza larga la partita non l’avremmo neppure giocata, è fondamentale averne cura: vale per le Marche e per tutta Italia». È una risposta a chi, dentro il Pd, freme per mettere in discussione l’alleanza preferenziale con M5S e Avs, che è la stessa delle altre 5 regioni di qui al voto fino a fine novembre. Ricci ammette che l’avviso di garanzia a fine luglio «mi ha ferito umanamente e politicamente, la destra l’ha strumentalizzato fino in fondo, e qualche effetto l’ha avuto. Volevamo farmi ritirare, ma io non ho mollato».
Lui avrebbe voluto «dare un contributo nazionale in questa prima sfida», ma non vuole attribuire troppi significati generali alla sua sconfitta: «Da qui a novembre voteranno regioni molto più popolose, va preso atto che la destra è ancora forte, ma le somme si tirano alla fine». «La mia vera avversaria era Meloni, non Acquaroli», soffia il candidato. «È stata una battaglia impari, loro hanno messo soldi, potere e promesse». E ancora: Troppa enfasi su Gaza? «No, rifarei anche questo. Non possiamo girarci dall’altra parte».
MENTRE RICCI PARLA ancora non sono arrivati i dati delle varie città: alla fine si vedrà che il centrosinistra è stato sconfitto anche nella provincia di Pesaro che lui ha guidato per anni: 51 a 45%, un distacco pesante che nel suo staff nessuno si aspettava e che non è compensato dalla vittoria nella città di Pesaro di cui è stato sindaco per dieci anni. Il campo progressista vince invece nella provincia e nella città di Ancona (che ha un sindaco di destra): quasi dieci punti di distacco a favore del centrosinistra nel comune capoluogo.
IL CANDIDATO PD RINGRAZIA i partiti e i leader della sua coalizione, a partire da Schlein. «Tutti si sono spesi al massimo». La segretaria Pd ricambia «a nome di tutto il partito», per «la campagna elettorale generosa e per il progetto di cambiamento che ha pazientemente costruito». «Sapevamo che non sarebbe stato facile nelle Marche. Ci abbiamo messo tanto impegno ma stavolta non e’ bastato». Ora si va avanti: «Ci aspettano altre cinque regioni al voto e il nostro impegno unitario con la coalizione progressista continua con grande determinazione». Il suo braccio destro Igor Taruffi è ancora più esplicito: «Solo un anno e mezzo un’alleanza di centrosinistra unita e compatta sarebbe stato fantascientifico. La strada è quella giusta, bisogna insistere. E tra un anno e mezzo saremo in campo per giocarci la vittoria delle politiche».
Lapidario Conte: «Abbiamo offerto una seria proposta alternativa per realizzare un cambiamento. Dobbiamo prendere atto che non ha convinto la maggioranza dei votanti». «Ci è mancata una gamba centrista della coalizione in grado di prendere voti al centrodestra», riflette Mancini, molto vicino a Goffredo Bettini. «Questo tema va affrontato al più presto».
AL COMITATO DI ACQUAROLI, pochi chilometri di stanza, è festa grande per il pericolo scampato: arriva Arianna Meloni, con il capogruppo Galeazzo Bignami: è lei la prima a prendere la parola: «Siamo orgogliosi. Dopo Marco Marsilio in Abruzzo, un altro presidente di regione di Fdi viene riconfermato: non è vero che non abbiamo una classe dirigente». E il neopresidente: «Il lavoro che abbiamo fatto con il governo nelle Marche è stato importante, la vittoria la dedico a Giorgia Meloni». «Gli elettori hanno premiato una persona che in questi anni ha lavorato senza sosta per la sua regione», il commento della premier affidato ai social. (and.car.)
