Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Clima Nel rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia torna lo scenario che prevede +2,5 gradi entro la fine del secolo

LEGGI ANCHE https://ilmanifesto.it/manifestanti-indigeni-irrompono-al-vertice

Data center Data Center

Durante la Cop30, l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) ha pubblicato il World Energy Outlook 2025, il rapporto annuale sulle tendenze dell’energia e delle emissioni. Dal report emerge che il picco dei combustibili fossili è vicino, ma la temperatura media globale aumenterà almeno di 2,5°C entro la fine del secolo rispetto all’era preindustriale.

Secondo l’Agenzia, l’uso globale di carbone, petrolio e gas raggiungerà un massimo entro il 2035. Nel dettaglio, il carbone è già in calo, il petrolio toccherà il picco entro il decennio e il gas seguirà a metà degli anni Trenta. Allo stesso tempo, la produzione di energia pulita accelera: entro il 2035 il solare crescerà del 344% e l’eolico del 178%.

LA TRANSIZIONE DOVRÀ fare i conti anche con il crescente consumo di energia dei data center e dell’intelligenza artificiale. Nel 2025, gli investimenti globali in infrastrutture digitali raggiungeranno 580 miliardi di dollari, superando per la prima volta la spesa annuale per la produzione di petrolio (540 miliardi). I data center, spiega l’analisi, sono concentrati tra Stati uniti, Cina ed Europa e in queste regioni nei prossimi è previsto un aumento della loro capacità di oltre l’85%. In Cina e in Unione europea i data center rappresentano il 6-10% della crescita della domanda di elettricità fino al 2030, una cifra molto inferiore rispetto a quella prevista per gli Stati uniti, dove per questo stesso periodo i data center copriranno circa la metà della crescita della domanda totale di elettricità.

Le previsioni dell’Agenzia sono realizzate per diversi scenari. In quello delle politiche dichiarate (Stated policies scenario, Steps) – che considera le strategie energetiche e di riduzione delle emissioni proposte e realisticamente attuabili – il mondo arriva a +2,5°C entro fine secolo. In quello delle politiche attuali (Current policies scenario, Cps), la temperatura globale tocca +2,9°C nel 2100. Nello scenario a emissioni nette zero (Net zero emissions scenario, Nze), l’unico compatibile con 1,5°C, il riscaldamento si arresta a metà secolo.

IL RITORNO DELLO SCENARIO delle politiche attuali – rimosso nel 2020 perché considerato «inimmaginabile nelle circostanze attuali» – è stato attribuito alle forti pressioni da parte del governo statunitense, che finanzia circa il 14% del bilancio dell’Iea. Secondo la testata Politico, alti funzionari dell’amministrazione Trump si sono lamentati per mesi del fatto che i rapporti dell’Agenzia «scoraggiano gli investimenti nei combustibili fossili» mostrando picchi imminenti nella domanda globale di petrolio e gas.
Tuttavia, come spiega l’Agenzia, il Cps «si basa su una lettura ristretta delle politiche attuali, assumendo che non ci sarà nessun cambiamento anche dove i governi hanno espresso l’intenzione di agire».

IN PRATICA, IL CPS descrive un mondo in cui i Paesi seguono l’esempio di Donald Trump, smantellando le proprie strategie per l’abbandono dei combustibili fossili. Ad esempio, l’ipotesi che la Cina interrompa le riforme del mercato elettrico e i target sulla produzione di energia rinnovabile e l’Ue non rispetti gli impegni di abbandono del carbone. Anche nello scenario più pessimistico, comunque, le rinnovabili diventerebbero la principale fonte energetica mondiale entro il 2050, superando petrolio e gas, nonostante l’ostilità politica e gli investimenti ridotti previsti in questo quadro.
Investimenti che, da quando è stato siglato l’Accordo di Parigi, da parte del settore oil and gas superano di 46 volte quelli in energie pulite. Negli ultimi dieci anni, le compagnie petrolifere hanno beneficiato di investimenti pari a 8,7 mila miliardi di dollari.

Il Production gap report di quest’anno – che monitora la discrepanza tra la produzione di combustibili fossili pianificata dai governi e i livelli di produzione globali compatibili con l’accordo di Parigi – mostra che i piani di estrazione di carbone, petrolio e gas al 2030 superano del 120% la soglia utile a contenere il riscaldamento globale a +1,5°.

UNA VOCE DIVERSA arriva da un Paese del Sud America – non il Brasile, che ospita la Cop e che, come Russia, India e Arabia Saudita, ha persino ampliato le proprie ambizioni di produzione dopo la Cop28, dove si decise per un abbandono graduale di petrolio, carbone e gas. La Colombia ha annunciato infatti per aprile 2026 la prima conferenza internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili. La ministra dell’Ambiente Irene Vélez l’ha definita un momento decisivo per i Paesi del Sud del mondo: «Costruiremo un futuro che metta la vita, l’equità e la sostenibilità sopra la distruzione e l’ingiustizia».