Cop30 Dieci Paesi, tra cui Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Uruguay, hanno firmato alla COP30 una dichiarazione sull'integrità dell'informazione climatica
Roma, attivisti del Climate pride
Proprio mentre è in corso la COP30 in Brasile, gli eventi estremi sono tornati a colpire l’Italia ricordandoci quanto sia urgente affrontare la crisi climatica, sia in termini di mitigazione, abbattendo le emissioni di CO2 e metano, sia in termini di adattamento.
Negli ultimi giorni alluvioni si sono abbattute su diverse regioni del centro-nord. In Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Veneto, gli eventi estremi hanno causato allagamenti, crolli e disagi, mettendo a repentaglio la sicurezza delle persone. Ma i danni sono anche economici: abitazioni e aziende sono state danneggiate, aumentando lo stato di insicurezza dei cittadini che si sentono sempre più soli nel fronteggiare gli effetti del mutamento climatico e della cementificazione del territorio.
Questi eventi, che ormai non si possono neppure più definire eccezionali, dovrebbero spingere tutti i governi a intervenire con rapidità e determinazione. Purtroppo, questo non sta avvenendo, complice anche una sempre più diffusa disinformazione: il ruolo dei media in questo ambito è cruciale e giustamente la scorsa settimana è stato siglato il primo documento internazionale volto a contrastare la disinformazione e il negazionismo sul cambiamento climatico e a promuovere la diffusione di dati basati su evidenze scientifiche.
Dieci Paesi, tra cui Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Uruguay, hanno firmato alla COP30 una dichiarazione sull’integrità dell’informazione climatica. La dichiarazione, sostenuta dalle Nazioni Unite, stabilisce una serie di impegni comuni per garantire la qualità delle informazioni ambientali, finanziando ricerche e programmi di formazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo: una iniziativa che, secondo il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, rappresenta “un passo decisivo per garantire che scienziati e ricercatori non debbano temere di dire la verità”.
Il nostro governo, come sempre distratto su questi temi, ha scelto di non sottoscrivere la dichiarazione. Del resto, l’Italia non sta brillando per impegno contro l’emergenza climatica: a maggio la Commissione europea ha evidenziato come il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) dell’Italia presenti gravi carenze rispetto agli obiettivi climatici europei e alle raccomandazioni già formulate nel 2023. La valutazione conferma come l’Italia sia inadempiente, avendo recepito solo parzialmente le indicazioni di Bruxelles senza colmare le profonde lacune già emerse nella versione preliminare del piano.
Anche sull’adattamento l’esecutivo è al palo: non ha ancora avviato l’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) di fine 2023 e nella legge di Bilancio in discussione in Parlamento ha previsto ulteriori tagli ai fondi sul dissesto idrogeologico.
* Responsabile Affari legali e istituzionali Wwf Italia
