Senza padroni Oggi anche noi, un giornale senza padroni, facciamo sciopero.
Aderiamo alla giornata di lotta decisa dal sindacato di giornalisti italiani contro gli editori che non intendono riconoscere il valore del lavoro giornalistico e pensano di scaricare sulle redazioni il peso della crisi.
Domani non saremo nelle edicole, non troverete il podcast Una mattina e oggi il sito non sarà aggiornato. Il contratto per il quale è indetto lo sciopero ci riguarda solo marginalmente, in ogni caso non applicheremmo le norme proposte dai datori di lavoro che penalizzano i nuovi assunti; siamo una cooperativa, non abbiamo un editore contro il quale scioperare e fermandoci creiamo un disagio ai nostri lettori e danneggiamo economicamente solo noi stessi.
Eppure, dopo averne ampiamente discusso in assemblea, abbiamo ugualmente deciso di scioperare.
Prendiamo lo sciopero sempre molto sul serio. A uno sciopero era dedicata la prima pagina del primo numero del manifesto quotidiano, ormai quasi 55 anni fa. Recentemente ci è capitato di polemizzare con il sindacato confederale perché tardava a fermarsi contro i massacri israeliani a Gaza.
Quando la decisione finalmente è arrivata, lo scorso 3 ottobre, abbiamo scioperato lavorando, per continuare a informare sulla Flotilla alla quale abbiamo devoluto la giornata di paga. Ma oggi è diverso, non ci fermiamo per una forma di solidarietà con gli altri giornalisti: lo facciamo perché le ragioni profonde di questo sciopero vanno molto al di là del rinnovo del contratto di lavoro, che pure tarda da nove anni, e le sentiamo nostre.
Il modo in cui i padroni di giornali, radio, tv e siti stanno conducendo le trattative è infatti la dimostrazione più evidente della svalutazione del lavoro giornalistico. Già pesantemente ridimensionato, e da molti anni, sotto i colpi di un'innovazione tecnologica che i padroni hanno utilizzato come strumento di rapina dei dati degli utenti e dei redditi dei lavoratori. Intere redazioni sostituite dalla raccolta di notizie sui social, precariato dilagante e paghe da fame sono la regola.
Artefici delle loro disgrazie, in questo modo gli editori non hanno fatto altro che legarsi a modelli economici di totale dipendenza dal dominio delle big tech. La crisi si è avvitata su se stessa e l'Intelligenza artificiale sta assestando quello che rischia di essere l'ultimo colpo. Nel frattempo le proprietà sono andate concentrandosi, i conflitti di interesse degli editori “spuri” non si notano quasi più. E la capacità di racconto critico della realtà si è assai ridotta, cosa di cui l'attuale maggioranza di destra non può che essere soddisfatta, visti i legami stretti con molti editori e il favore che incontra in quasi tutti gli altri. Quale sia l'idea del giornalismo del governo, del resto, lo testimonia la presidente del Consiglio, per la quale persino Trump è troppo disponibile verso la stampa.
Eppure forme di resistenza giornalistica, capacità di inchiesta, racconti non allineati fioriscono all'ombra delle grandi concentrazioni di potere, in rete e non solo in rete. E tra i resistenti ci siamo anche noi, che possiamo contare sul sostegno delle lettrici e dei lettori, in crescita tanto che il manifesto costituisce un piccolo caso dentro la crisi dei media nazionali. Rivendichiamo a testa alta, contro le minacce che puntualmente si ripetono ogni anno, il diritto al finanziamento pubblico per le cooperative e i giornali non profit, così come contro le distorsioni del mercato avviene nei principali paesi europei e ovunque si sia compreso che la buona informazione è un bene comune. Sopratutto in una fase di guerre mondiali che si combattono diffondendo notizie false e ammazzando giornalisti veri.
Per tutti questi motivi aderiamo allo sciopero di oggi, cosa che in passato non sempre abbiamo fatto proprio perché non abbiamo interesse a sostenere piattaforme corporative. Ma siamo in un passaggio stretto per tutte le giornaliste e i giornalisti il cui lavoro ha molto a che vedere con la qualità della democrazia italiana. E' uno sciopero, il nostro, due volte indipendente. Non dipende dalla lotta contro un padrone, che non c'è, e lo abbiamo deciso in piena libertà come espressione della nostra indipendenza di lavoratrici e lavoratori, compagne e compagni della cooperativa. Ne subiremo il costo e per questo ci rivolgiamo a voi, che potete mostrarci solidarietà in un modo semplice.
Sottoscrivendo un abbonamento, quello che volete, proprio nel giorno dello sciopero. Da domani torniamo.
Partecipa.
Vogliamo continuare a fare un manifesto libero, per tutte e tutti.
il manifesto
