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Senza padroni Oggi anche noi, un giornale senza padroni, facciamo sciopero.

Un’edicola a Anzio foto di Andrea Sabbadini

Aderiamo alla giornata di lotta decisa dal sindacato di giornalisti italiani contro gli editori che non intendono riconoscere il valore del lavoro giornalistico e pensano di scaricare sulle redazioni il peso della crisi.

Domani non saremo nelle edicole, non troverete il podcast Una mattina e oggi il sito non sarà aggiornato. Il contratto per il quale è indetto lo sciopero ci riguarda solo marginalmente, in ogni caso non applicheremmo le norme proposte dai datori di lavoro che penalizzano i nuovi assunti; siamo una cooperativa, non abbiamo un editore contro il quale scioperare e fermandoci creiamo un disagio ai nostri lettori e danneggiamo economicamente solo noi stessi.

Eppure, dopo averne ampiamente discusso in assemblea, abbiamo ugualmente deciso di scioperare.

Prendiamo lo sciopero sempre molto sul serio. A uno sciopero era dedicata la prima pagina del primo numero del manifesto quotidiano, ormai quasi 55 anni fa. Recentemente ci è capitato di polemizzare con il sindacato confederale perché tardava a fermarsi contro i massacri israeliani a Gaza.

Quando la decisione finalmente è arrivata, lo scorso 3 ottobre, abbiamo scioperato lavorando, per continuare a informare sulla Flotilla alla quale abbiamo devoluto la giornata di paga. Ma oggi è diverso, non ci fermiamo per una forma di solidarietà con gli altri giornalisti: lo facciamo perché le ragioni profonde di questo sciopero vanno molto al di là del rinnovo del contratto di lavoro, che pure tarda da nove anni, e le sentiamo nostre.

Il modo in cui i padroni di giornali, radio, tv e siti stanno conducendo le trattative è infatti la dimostrazione più evidente della svalutazione del lavoro giornalistico. Già pesantemente ridimensionato, e da molti anni, sotto i colpi di un'innovazione tecnologica che i padroni hanno utilizzato come strumento di rapina dei dati degli utenti e dei redditi dei lavoratori. Intere redazioni sostituite dalla raccolta di notizie sui social, precariato dilagante e paghe da fame sono la regola.

Artefici delle loro disgrazie, in questo modo gli editori non hanno fatto altro che legarsi a modelli economici di totale dipendenza dal dominio delle big tech. La crisi si è avvitata su se stessa e l'Intelligenza artificiale sta assestando quello che rischia di essere l'ultimo colpo. Nel frattempo le proprietà sono andate concentrandosi, i conflitti di interesse degli editori “spuri” non si notano quasi più. E la capacità di racconto critico della realtà si è assai ridotta, cosa di cui l'attuale maggioranza di destra non può che essere soddisfatta, visti i legami stretti con molti editori e il favore che incontra in quasi tutti gli altri. Quale sia l'idea del giornalismo del governo, del resto, lo testimonia la presidente del Consiglio, per la quale persino Trump è troppo disponibile verso la stampa.

Eppure forme di resistenza giornalistica, capacità di inchiesta, racconti non allineati fioriscono all'ombra delle grandi concentrazioni di potere, in rete e non solo in rete. E tra i resistenti ci siamo anche noi, che possiamo contare sul sostegno delle lettrici e dei lettori, in crescita tanto che il manifesto costituisce un piccolo caso dentro la crisi dei media nazionali. Rivendichiamo a testa alta, contro le minacce che puntualmente si ripetono ogni anno, il diritto al finanziamento pubblico per le cooperative e i giornali non profit, così come contro le distorsioni del mercato avviene nei principali paesi europei e ovunque si sia compreso che la buona informazione è un bene comune. Sopratutto in una fase di guerre mondiali che si combattono diffondendo notizie false e ammazzando giornalisti veri.

Per tutti questi motivi aderiamo allo sciopero di oggi, cosa che in passato non sempre abbiamo fatto proprio perché non abbiamo interesse a sostenere piattaforme corporative. Ma siamo in un passaggio stretto per tutte le giornaliste e i giornalisti il cui lavoro ha molto a che vedere con la qualità della democrazia italiana. E' uno sciopero, il nostro, due volte indipendente. Non dipende dalla lotta contro un padrone, che non c'è, e lo abbiamo deciso in piena libertà come espressione della nostra indipendenza di lavoratrici e lavoratori, compagne e compagni della cooperativa. Ne subiremo il costo e per questo ci rivolgiamo a voi, che potete mostrarci solidarietà in un modo semplice.

Sottoscrivendo un abbonamento, quello che volete, proprio nel giorno dello sciopero. Da domani torniamo.

Partecipa.

Vogliamo continuare a fare un manifesto libero, per tutte e tutti.

il manifesto