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Il limite ignoto Reportage da Druzhkivka: intorno all’hotel da cui sono passati tutti i giornalisti c’è solo puzza di bruciato e polvere da sparo

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Druzhkivka, un uomo porta in bicicletta i pochi beni alimentari che si trovano in città foto di Sabato Angieri Druzhkivka, un uomo porta in bicicletta i pochi beni alimentari che si trovano in città

«Civile o militare?». «Giornalista». Il «Mah» che il soldato al posto di blocco si lascia scappare sarebbe degno di Totò, con gli angoli della bocca che gli scendono fino al mento, comunque ci lascia passare ammonendo di rientrare prima del buio e di «non stare troppo sulla strada». La strada è quella che da Kramatorsk, capoluogo del Donetsk ucraino e fortezza designata per l’ultima battaglia del Donbass, porta a sud.

Ormai le posizioni ucraine finiscono a Kostiantinivka, a circa 30 km, ma già dai sobborghi di Kramatorsk iniziano le reti che sovrastano la strada e la “proteggono” la strada dai droni a fibra ottica. E in città si dice che sono già arrivati anche i droni Fpv (First person view, quelli con la telecamera, che permettono al pilota di decidere in tempo reale cosa colpire). Neanche l’artiglieria tace: quasi tutte le notti è un continuo di esplosioni e colpi di contraerea. Insomma i russi sono molto vicini e la situazione non è buona.

TRA KRAMATORSK e Kostiantinivka c’è un piccolo centro chiamato Druzhkivka, famoso tra i forestieri soprattutto per l’hotel Man, dove tutti i giornalisti di passaggio si sono fermati almeno una volta. A inizio guerra le dirette dal Man si sprecavano, ora le macchine sfrecciano a tutta velocità e nessuno si attarda troppo qui intorno. Qualche tempo fa Evgeny, che a settembre ci aveva portato a Kostiantinivka con il suo portavalori riadattato per le evacuazioni, è stato colpito da un drone proprio di fronte alla pensilina dell’hotel. Soldi per un altro mezzo blindato non ce ne sono e ora Prolisok (la sua associazione) non va oltre Druzhkivka su una vecchia Lada arancione. Anche qui c’è parecchio da fare: l’intera area è diventata seconda linea e la situazione per i civili peggiora di giorno in giorno.

Sempre da questa strada i russi proveranno a entrare a Kramatorsk e in paese tra qualche tempo non si potrà più tornare. Mentre beviamo un caffè arriva Volodya, di 77 anni, con le buste della spesa. «Bella giornata eh?» dice con un ghigno di denti gialli ma ancora forti. A casa sua, dice, non arriva più l’acqua, la corrente e il gas. Ma allora come fa per riscaldarsi? «Che riscaldamento e riscaldamento, devo camminare 7 km per procurarmi una pagnotta, ecco come mi scaldo!». Passa un soldato e Volodya gli rivolge il suo ghigno beffardo «i russi picchiano forte eh?». L’uomo, prima sovrappensiero, si volta e lo squadra cattivo ma continua dritto.

Ma perché Volodya non se ne va? «Ho una fattoria, con l’orto, un cane e dei gatti, non me ne posso andare e poi verso dove? Stanno distruggendo tutto…» passa un altro soldato e lui di nuovo «i russi si avvicinano eh?». Questa volta però il militare si arrabbia e iniziano a discutere. «Lo vedi cavolo, se stanno seduti lì (indica un bancomat accanto all’ingresso dell’hotel, ndr) con la loro banda, prendono i soldi, loro ce l’hanno i soldi… fanculo tutto, hanno distrutto tutto» e se ne va imprecando.

Nelle stradine interne qualcuno ancora c’è, alcune stime dicono 3mila persone ma è difficile verificare. Fa freddo e sono tutti coperti fino al viso, ma non c’è ancora il ghiaccio che tra poco renderà difficile anche spostarsi sulle biciclette. Chi ne ha una ha un tesoro: c’è chi ci attacca un carrellino assemblato alla buona, chi costruisce sproporzionati portapacchi sui quali finiscono boccioni d’acqua, sacchi di farina, pezzi di legno o qualsiasi cosa possa aiutare a sopravvivere.

L’ALIMENTARI è aperto, i pochi civili (perlopiù anziani) presenti ci guardano con curiosità. Due donne sono in piedi di fronte a un espositore con gli opuscoli dei Testimoni di Geova. Ma in una situazione del genere trovano il tempo di fare proseliti? «La Bibbia dice che prima del Giorno del Giudizio sette angeli suoneranno sette trombe… ma quando non lo sappiamo, perché la data non è specificata» esordisce fatale. Non ha paura? «Da un lato sì, soprattutto di notte, spesso non dormo perché è un continuo di esplosioni. Ma dall’altro non voglio andare da nessuna parte perché sono stata due anni nella regione di Dnipropetrovsk e alla fine anche lì era la stessa cosa: esplosioni, paura, angoscia. Meglio stare a casa mia a questo punto. Casa è sempre il posto migliore, anche se quando colpiscono vicino a me non so che fare» torna terrena. Suona la sirena, si sentono dei boati più forti, colpi in uscita. «Non ti preoccupare per la lingua» conclude Goar, «io vivo qui da 38 anni e ancora mi dicono che ho un accento forte». È armena, di Gyumri, e ci mettiamo a parlare della guerra in Nagorno-Karabakh. Al mercato una signora con un fondo di scatola di cartone adibito a vassoio pieno di frutta secca si volta sarcastica «e tu che ci fai qui?». Tutti i presenti, una decina di persone, ci fissano ridendo, ma di una risata bonaria, «aaaah, italiano». La donna non ci lascia ripartire senza una manciata di frutta secca.

VICINO ALLA CHIESA, dov’è in corso la funzione, si avvicina un cane. È incredibile come anche nel contesto più desolato i cani riescano subito a farsi percepire come amici. Il suo sguardo tra impaurito e complice sembra chiederti se non ti senti un po’ in colpa per il fatto che lo lascerai lì. Passano tre soldati diretti verso una casa sicura, di fretta perché se c’è un drone che li segue potrebbe essere la loro ultima spesa, il cane ci si attacca alle gambe e abbaia. Si sente un’esplosione molto forte, poi un’altra, la strada inizia a svuotarsi e i vecchi che arrancano sulle vecchie bici robuste si affrettano verso casa. Una donna che a malapena arriva al manubrio spinge un pesante carico con 4 boccioni d’acqua. Ci offriamo di aiutarla. Non solo non vuole, ma inveisce contro di noi e contro il cane. Dietro di lei, sul cancello di una casa abbandonata, hanno dipinto due colombe della pace che volano su una specie di spirito santo luminoso. Intorno gli alberi sono secchi, il cielo spento, i ronzii dei droni confondono i pensieri e ti spingono guardare in alto. Ma non vedi quasi mai niente e cammini con la testa per aria guardandoti continuamente alle spalle. Chi ha perso la testa lo riconosci perché non ci fa più caso.

INTORNO AL MAN Si sente puzza di bruciato e di polvere da sparo, hanno colpito qualcosa ma non si vede dove. In compenso si vedono gli stormi di corvi che accorrono. Neri, senza paura, se ne fregano delle esplosioni e non si spostano neanche se gli passi accanto, ma ti fissano inespressivi. Setacciano la terra per carogne, cadaveri e rifiuti e ingoiano tutto in attesa della prossima offensiva.