Ex Ilva Dure critiche all’esecutivo per le azioni degli agenti. Iv: «Urso se ne vada»
Lo stabilimento ex Ilva di Taranto
Per le opposizioni è «inaccettabile» l’uso dei lacrimogeni contro gli operai a Genova. «Sono la prova provata dell’incompetenza del ministro delle Imprese Urso e dell’ignavia della premier Meloni, a cui i sindacati hanno chiesto di prendere in mano il dossier senza però ricevere risposta», denuncia dal M5S il capogruppo in commissione lavoro alla Camera Dario Carotenuto, che ha presentato una interrogazione parlamentare. «Invece di risposte, gli operai hanno trovato lacrimogeni e zone rosse, in una gestione dell’ordine pubblico sproporzionata e inadeguata che finisce per criminalizzare chi chiede ascolto e prospettive», attacca Andrea Orlando insieme ai vertici liguri del Pd. «Non è accettabile che chi lotta per il proprio lavoro rischi una denuncia penale».
Ma il fuoco delle forze progressiste è diretto verso palazzo Chigi soprattutto per la mancanza di soluzioni alla crisi dell’acciaio. «Siamo al fianco dei lavoratori e chiediamo al governo di aprire immediatamente un tavolo serio e trasparente. Senza un intervento pubblico deciso e senza la nazionalizzazione dell’ex Ilva, non esiste una prospettiva reale né per i lavoratori né per le città coinvolte. I lavoratori hanno diritto a sapere se il governo intenda davvero difendere l’industria e l’occupazione o se preferisca continuare a prendere tempo, nascondendo la verità», prosegue Orlando. Dal Pd si fa sentire anche il responsabile economico Antonio Misiani: «La crisi dell’ex Ilva sta precipitando e il silenzio della presidente Meloni è ormai ingiustificabile. È evidente che le rassicurazioni e le promesse del ministro Urso non bastano più. Manca un percorso credibile di rilancio, mancano scelte chiare sul futuro della siderurgia italiana. Gli impianti rischiano di spegnersi e con essi una parte fondamentale dell’industria nazionale. Per questo chiediamo con forza alla presidente del Consiglio di convocare subito un tavolo a Palazzo Chigi. Non è più il momento di rinvii o dichiarazioni generiche».
«Il governo della destra prosegue nelle sue politiche industriali suicide e l’unica risposta che riesce a dare sono manganellate e lacrimogeni contro i lavoratori», dice Nicola Fratoianni. «Una situazione ormai insostenibile. Urso in quanto a incompetenza sta davvero battendo tutti i sui colleghi ministri. Facciano quelle scelte di politica industriale che finora non hanno voluto fare per salvare l’industria siderurgica. E non tocchino neanche un capello a chi lotta per il proprio posto di lavoro». Raffaella Paita di Iv rincara: «Non si comprende cosa aspetti il ministro Urso ad andare a casa. La vicenda dell’ex Ilva è ormai chiaramente sfuggita da mano al governo e sta diventando una questione sociale gravissima. Non si può pensare di rimediare a tre anni di inerzia assoluta con vuote promesse o soluzioni miracolistiche che non esistono».
Il ministro delle Imprese ieri ha incontrati le istituzioni piemontesi per discutere degli stabilimenti ex Ilva di Racconigi e Novi ligure. «Non vi è alcun piano di chiusura», ha affermato Urso, «semmai di rilancio e ripresa produttiva, per la quale sono state assicurate le risorse necessarie nel decreto-legge del 1° dicembre, ora in conversione in Parlamento». Il ministro ha confermato che «tutto il personale di Novi Ligure resterà al lavoro» e che «non vi è stato alcun incremento della cassa integrazione». Oggi a Roma Urso vedrà il governatore della Liguria Marco Bucci e la sindaca di Genova Salis e poi i vertici delle istituzioni pugliesi. L’11 dicembre sarà ascoltato in commissione Industria al Senato. (and.car)
