Palestina Inchiesta della Cnn sui centri della Ghf: sfigurati e gettati in fosse comuni dai soldati israeliani. Ucciso il collaborazionista Abu Shabab. Trump annuncia la fase 2 ma senza dettagli: non c’è accordo sulla forza multinazionale. Tel Aviv prende tempo e il Likud boicotta il voto alla Knesset sul piano in venti punti
Nuseirat, agosto 2025: palestinesi con i pacchi alimentari nella trappola dei centri della Ghf
La più grande, Ghada, aveva 46 anni; il più piccolo Bilal appena otto. E poi Fatehi, 36 anni, Israa, 30, e Mohammed, dieci. Tutti membri della famiglia Abu Hussein, cancellata da un raid israeliano che ha centrato la loro tenda nel campo profughi di Al-Mawasi, nel sud di Gaza. Li ha sorpresi di notte, tra mercoledì e ieri. Quattro missili sganciati da un drone e «spiegati» dall’esercito israeliano come risposta a uno scontro a fuoco avvenuto ore prima tra le sue truppe e membri di Hamas.
IN QUALCHE MODO era stato lo stesso primo ministro israeliano Netanyahu a dettare pubblicamente la politica che guida Tel Aviv: «Tolleranza zero per chi colpisce i nostri soldati». Che è poi la stessa a cui si assiste da due anni, e nei decenni precedenti, e che è stata riassunta dal portavoce della protezione civile di Gaza, Mahmoud Basal: «Quanti altri massacri devono commettere perché tutti capiscano che quello che avviene a Gaza è la presa di mira sistematica e diretta di civili?».
Nessuna tregua, dunque, né passaggio alla fase due nonostante le dichiarazioni di mercoledì del presidente Usa Trump, che insiste a indicare tempi stretti per la sua realizzazione senza però fornire dettagli. Resta fumosa, tra le altre cose, la composizione della International Stabilization Force (Isf), forza multinazionale che dovrebbe gestire la sicurezza a Gaza sotto il Board of Peace.
Chi ne prenderà parte, cosa farà, non è dato sapere non perché non ce lo dicano ma perché la Isf è tuttora materia del contendere tra Israele e Turchia, in primis.
Così Tel Aviv può permettersi di prendere tempo, violare per 600 volte la tregua in otto settimane e proseguire nella sua guerra a bassa intensità. La certificazione dello stallo l’ha dato il non-voto alla Knesset di ieri: doveva approvare il piano Trump (quello già legittimato dal Consiglio di Sicurezza Onu nonostante la sua palese illegalità), ma mancava il numero minimo di parlamentari per il boicottaggio del voto da parte del Likud, il partito di Netanyahu.
IL PREMIER aveva chiarito la sua linea per il dopoguerra poche ore prima al New York Times: si è detto impegnato a reclutare collaborazionisti palestinesi che assumano il governo (ben poco sovrano) della Striscia. Come Yasser Abu Shabab, a capo delle Popular Forces, responsabili di estorsioni, saccheggi di aiuti, sostegno alle truppe israeliane, cattura di palestinesi poi ceduti all’esercito occupante e legami con l’Isis.
Ricercato da Hamas e dagli altri partiti palestinesi, ieri Abu Shabab sarebbe stato ucciso in scontri intorno Rafah. Di dettagli certi al momento non ce ne sono. Canale 12 ha riportato della sua morte nell’ospedale Soroka a Be’er Sheva; l’istituto smentisce. Molti a Gaza hanno celebrato la morte di Abu Shabab, per le strade e nelle tendopoli, accusandolo di tradimento.
Tanto più dopo le ultime indiscrezioni che vogliono Usa e Israele intenzionate a utilizzare le milizie palestinesi filo-israeliane nella zona est, oltre la linea gialla, quel 60% di Gaza da cui Tel Aviv non vuole ritirarsi e in cui Washington vuole avviare una ricostruzione parziale e punitiva.
Intanto un’inchiesta della Cnn svela nuovi brutali dettagli della collaborazione israelo-statunitense a Gaza, quella che aveva assunto il volto sanguinario e disumanizzante della Ghf, la fondazione che la scorsa estate ha distribuito pacchi alimentari a costo della vita.
VISIONANDO immagini satellitari, video e raccogliendo le testimonianze di soldati israeliani, autisti dei camion di aiuti e sopravvissuti palestinesi, l’emittente ha rivelato la pratica israeliana di schiacciare con i bulldozer i corpi dei palestinesi uccisi mentre cercavano di procurarsi del cibo per poi seppellire i resti, indistinti e indistinguibili, in fosse comuni. In alcuni casi sono stati seppelliti tempo dopo, decomposti sotto il sole torrido o mangiati dai cani. Il triangolo delle Bermuda, lo ha definito un camionista: «nessuno sa cosa è successo lì, nessuno lo saprà mai».
«Un sacco di corpi intorno a te, disarmati – aggiunge un altro – con i cani che li hanno mangiati o giocano con le ossa e i teschi…è orribile».
