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Territori da cedere, Zelensky per la prima volta apre all’ipotesi, demandando però agli ucraini la decisione finale con un referendum. Ma il segretario della Nato Rutte va a tutto riarmo: «Europa prossimo obiettivo». Bruxelles avvia l’iter per il congelamento sine die degli asset russi. E Trump si spazientisce con i leader dei Volenterosi che chiedono un incontro: «Solo se c’è da firmare un accordo di pace»

Exit poll Zelensky apre a uno dei punti più critici del negoziato, ma evoca una sorta di referendum. Mossa geniale, o disperata, che spiazza

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Volodymyr Zelensky foto Ap Volodymyr Zelensky

Per Volodymyr Zelensky è il momento di fare chiarezza con l’Ucraina. Ciò che resta del Donetsk verrà ceduto o no alla Russia? «Credo che il popolo ucraino risponderà a questa domanda. Attraverso le elezioni o un referendum, ma deve esserci una posizione del popolo». La dichiarazione ha spiazzato tutti, soprattutto gli avversari, nessuno immaginava questo ennesimo colpo di scena che demanda una decisione altamente impopolare. Il richiamo alla decisione collettiva difficilmente potrà essere osteggiato, persino dai vertici militari più intransigenti. A essere maliziosi potremmo anche vederci una mossa elettorale geniale o disperata e una cosa non esclude l’altra. Gli Usa stanno esercitando pressioni per la firma di un accordo? Non proprio, «non c’è un ultimatum» ma Washington vuole chiarezza entro Natale. E poi la novità: la «zona economica libera» nei territori attualmente contesi, con il ritiro delle forze ucraine e il divieto di ingresso per i soldati russi.

LA CONFERENZA STAMPA che il presidente ucraino ha tenuto ieri a Kiev fa chiarezza su molti punti. Il caos degli ultimi giorni era stato sfruttato dai nemici per accusarlo e persino tra chi gli è ancora fedele iniziava a serpeggiare un certo malcontento. Zelensky invece ha voluto palesare il lavoro svolto finora – almeno la parte pubblicabile – e dimostrare che non solo qualcosa si sta muovendo, ma che «è il momento di restare uniti». Innanzitutto una conferma: mercoledì è stato effettivamente presentato un «piano di pace rivisto» agli Usa. Si tratta «del punto di vista ucraino ma conteneva anche questioni europee e quindi rifletteva anche un punto di vista europeo». Non è un piano definitivo ma una risposta «a quanto precedentemente ricevuto» da Kiev. Il leader ucraino ha confermato che i «due punti chiave di disaccordo sono i territori del Donetsk, e tutto ciò che è correlato, la centrale nucleare di Zaporizhzhia».

AI RUSSI NON VERRÀ CHIESTO di ritirarsi dal Donbass e dalle posizioni occupate nel Kherson e Zaporizhzhia (le 4 regioni inserite da Putin nella costituzione russa come territori della Federazione) ma di lasciare le aree controllate a Kharkiv, Dnipropetrovsk e Sumy. Ma di questo Zelensky non si è mostrato contento, chiarendo indirettamente il motivo del mancato accordo: «Perché la controparte non si ritira per la stessa distanza nella direzione opposta?».

 
Per gli Usa le forze ucraine devono lasciare il Donetsk e il patto è che i russi non entrino in questo territorio già chiamato «zona economica libera»
Volodymyr Zelensky

Ai giornalisti il presidente ha ribadito, come già sostenuto qualche giorno fa, di non avere il diritto «costituzionale» né «morale di cedere la terra ucraina», e che «solo i cittadini ucraini devono avere l’ultima parola». In ogni caso sembra che sulla riduzione dell’esercito si sia trovato un

punto d’incontro e che gli effettivi potranno essere mantenuti a 800mila unità (e non dimezzati come chiedeva Mosca). L’altra questione irrisolta è quella delle garanzie di sicurezza che sono «tra gli elementi più critici per tutti i passi successivi». Zelensky ne ha parlato ieri con una nutrita delegazione Usa, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario della Guerra Pete Hegseth, gli inviati della Casa bianca Steve Witkoff e Jared Kushner e i generali Keane e Grynkewich e da Josh Gruenbaum, commissario del Servizio di acquisizioni federali.

LA DOMANDA che il presidente ucraino si pone è «quali azioni intraprenderanno i partner se la Russia decidesse di lanciare nuovamente la sua aggressione». Kiev aspetta (e spera) che si possa mettere per iscritto, tramite accordi vincolanti, soprattutto l’impegno degli Usa a intervenire in caso di recrudescenza del conflitto. Nel frattempo, con i capi della coalizione dei Volenterosi, Francia Gran bretagna e Germania, l’Ucraina sta lavorando per «assicurare che le garanzie di sicurezza includano componenti serie di deterrenza europea e siano affidabili». Non si nomina il contingente di pace anglo-francese che i due Paesi si starebbero preparando a inviare sul campo il giorno dopo la firma del cessate il fuoco e sul quale il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha ribadito «sarebbero obiettivi legittimi».

Chi invece è tornato a qualche mese fa è il segretario della Nato Mark Rutte, che ieri ha rispolverato diversi ritornelli del riarmo europeo: «Siamo il prossimo obiettivo di Mosca» perciò bisogna «virare verso una mentalità di guerra», «il tempo di agire è ora ed è necessario aumentare la spesa militare», «la sicurezza dell’Ucraina è la nostra sicurezza».

UN ULTERIORE CHIARIMENTO è arrivato sulle dinamiche delle discussioni. «Attualmente, il piano di pace contiene 20 punti» dice Zelensky, «costantemente elaborati e aggiornati. Ma questa è la base su cui si baserà il numero corrispondente di documenti di un possibile accordo di pace». Perciò il piano non è un documento unico, «ma un complesso di documenti». Inoltre, «contiene diversi elementi, come: l’economia e la ripresa postbellica, le garanzie di sicurezza e altri elementi stabiliti dal quadro del documento di base, e poi, in base a questo o quel punto che richiede dettagli, verrà redatto un altro documento separato», ha spiegato Zelensky. Ciò spiegherebbe anche la differenza di versioni e la confusione sul numero di punti nel testo (28, 16, 20, 7…).

A sera la portavoce della Casa bianca, Karoline Leavitt, ha chiarito che però Trump ne ha abbastanza: «È frustrato (da ucraini e russi, ndr), se c’è una chance reale di firmare un accordo di pace, se pensiamo che quegli incontri siano degni di qualcuno, manderemo un rappresentante».

È UNA RISPOSTA CHIARA ai Volenterosi che avevano più volte chiesto un incontro con il presidente Usa, magari questo fine settimana e in una località europea da stabilire. Ma il gruppo e i vertici Ue proseguono sulla linea del sostegno a Kiev fino a una «pace giusta», concetto che come il piano di pace sembra mutare continuamente.