Quirinale Il Capo dello Stato riceve i diplomatici stranieri e critica la Russia: «Chi evoca la pace non può pretendere di imporre condizioni. Non è accettabile un mondo con pochi predestinati seduti al banchetto e molti altri destinati a sperare di ricavarne solo alcune briciole»
Roma, il presidente Sergio Mattarella alla cerimonia con il Corpo Diplomatico – foto Ansa
Sull’Ucraina Sergio Mattarella non si muove di un millimetro. Parlando al Quirinale al corpo diplomatico accreditato in Italia, oltre 130 ambasciatori, non cita direttamente il piano Usa e i negoziati in corso, ma ribadisce che «l’Europa e l’Italia restano saldamente al fianco dell’Ucraina e del suo popolo, con l’obiettivo di una pace equa, giusta e duratura, rispettosa del diritto internazionale, dell’indipendenza, della sovranità, dell’integrità territoriale, della sicurezza ucraine».
IL PASSAGGIO sull’«integrità territoriale» non è una novità, ma assume un particolare significato in queste ore, in cui l’ipotesi di cessioni territoriali alla Russia non è più un tabù. Le prevede esplicitamente il piano Usa, ma anche la bozza corretta da Kiev e dai paesi Ue non le esclude. Mattarella tiene invece alta l’asticella del sostegno al popolo ucraino, e il suo è un messaggio rivolto chiaramente al governo italiano, dove la Lega non fa mistero di appoggiare il piano Usa e anche la premier Meloni è e sensibile alle ragioni di Trump.
Ecco perchè il Capo dello Stato insiste, ricordando che quello in arrivo è «il quarto Natale di guerra per il popolo ucraino». «Si moltiplicano gli attacchi russi alle città e alle infrastrutture civili ed energetiche. Le vittime civili sono sempre più numerose». Ad ascoltarlo non ci sono i diplomatici di Russia e Bielorussia, non invitati dopo lo scoppio della guerra nel 2022. E Mattarella, che nel febbraio scorso all’università di Marsiglia ha paragonato le scelte di Putin a quelle del Terzo Reich, si scaglia ancora una volta contro la Russia: «Appare insensata la pace evocata da parte di chi, muovendo guerra, pretende in realtà di imporre le proprie condizioni».
IL DISCORSO NON RIGUARDA solo il conflitto ucraino. Ma l’idea stessa di un nuovo ordine mondiale con pochi «predestinati seduti al banchetto» e molti «a sperare nelle briciole». Un ordine internazionale basato sulla legge del più forte, sulla logica di potenza, sul tramonto degli organismi multilaterali nati nel 1945, dopo due guerre mondiali, per affermare principi di pace, convivenza, rispetto dei diritti umani. «Sono la prevalenza del diritto, il rispetto delle regole che la comunità si è data, a scongiurare il conflitto, a favorire il superamento delle diseguaglianze», dice Mattarella ai diplomatici. «È stata la strada intrapresa, pur tra tante contraddizioni, per molti anni. Era – e rimane – la speranza del mondo e, nei primi due decenni di questo millennio, pensavamo di poterla conseguire».
Secondo il Capo dello Stato, per tentare di invertire la deriva, il sistema multilaterale ideato nel 1945 «richiede palesemente di venire adeguato alla necessità di riflettere le condizioni odierne della comunità internazionale, di essere improntata a maggiori rappresentatività e democraticità, dando spazio effettivo ad aree del mondo che, oggi, non lo vedono riconosciuto».
PER MATTARELLA L’UE resta «una delle più riuscite esperienze di pace tra i popoli e di democrazia», nata sulla base di «Trattati liberamente stipulati dai popoli europei che ne hanno ricavato diritti e benessere». Ecco perché occorre difenderla, anche dai tentativi della Casa Bianca di disgregarla. «La storia insegna che, nei rapporti internazionali, dinamiche puramente bilaterali pongono il più debole alla mercé del più forte. Non è accettabile la pretesa che quelle dinamiche tornino a essere la misura dei rapporti tra popoli liberi», il messaggio, neanche troppo velato, rivolto a chi, a palazzo Chigi, coltiva il progetto di una relazione speciale con Washington a prescindere dalla fedeltà europea.
Ma il pericolo non è rappresentato solo dalle torsioni dell’alleato americano. Ma anche da «corporazioni internazionali che si espandono pretendendo di non dover osservare alcuna regola: questa non è libertà ma arbitrio». Il riferimento non è nuovo, il rischio è sempre quello degli «oligarchi», delle concentrazioni di potere che superano i confini degli Stati e non vogliono regole. Il ministro Tajani non è nel salone dei Corazzieri, impegnato al vertice Ppe in Germania. In sala ci sono il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli e il presidente della commissione per le politiche Ue del Giulio Terzi di Sant’Agata ( Fdi).
IL PRESIDENTE CITA anche la situazione di Gaza, «martoriata per due anni da inumana violenza, innescata dalla barbarie di Hamas e alimentata da una lunga guerra». Senza citare esplicitamente le responsabilità del governo di Israele, ma ribadendo la necessità della «soluzione a due Stati», che va difesa «da qualsiasi tentativo di comprometterne la praticabilità. Non ve ne sono altre». E poi il Sudan, con 12 milioni di sfollati, «la più grave crisi umanitaria al mondo». Ecco perchè, Mattarella non si stanca di ripeterlo, «vanno difese le ragioni di un ordinamento internazionale equo e sostenibile».
