Il caso I magistrati contabili confermano: viola le regole Ue. Legge di bilancio: rinvio al 2033 di una parte dei fondi per la mega-opera: «Basta con questa costruzione dannosa, 5 miliardi tornino a siciliani e calabresi»
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Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a Messina – Ansa
Il Ponte sullo Stretto di Messina non s’ha da fare e la Corte dei conti lo sta dicendo in tutti i modi possibili a Salvini e al suo governo. Ieri i magistrati contabili hanno spedito un altro siluro contro la mega opera da oltre 13,5 miliardi di euro, bocciata il 17 novembre scorso sui profili giuridici, tecnici e ambientali. Al progetto è stato negato il visto di legittimità perché presenta gravi criticità tecniche, ambientali, economiche e procedurali. Ieri la Corte dei conti ha depositato le motivazioni della sentenza del 17 novembre scorso dove si sostiene che il decreto del ministero dei Trasporti, quello relativo al terzo atto aggiuntivo della convenzione con la società Stretto di Messina, è incompatibile con l’articolo 72 della direttiva europea 24 del 2014, quella che riguarda la modifica dei contratti in corso di validità.
LA CORTE HA EVIDENZIATO l’incertezza sul costo complessivo dell’opera. «La valutazione degli aggiornamenti progettuali pari a 787 milioni 380 mila euro» sono solo il frutto di una «stima». Quest’ultima non elimina «il rischio di ulteriori variazioni, incidenti, oltre che il reperimento di nuove coperture superiori «alla soglia del 50 per cento» ammissibili. È prevedibile che i costi aumenteranno a dismisura, anche fino a più della metà di quanto già è stato previsto. Quelle che i giudici chiamano «parti», cioè il ministero dei trasporti guidato da Salvini e la Società Stretto di Messina, hanno firmato il contratto e sapevano quali modifiche dovevano essere fatte al progetto. Tuttavia hanno deciso di rimandare a un momento successivo il calcolo dei costi di queste modifiche, separandole dal valore totale iniziale. Secondo la direttiva europea, questo modo di agire non è corretto, perché sembra fatto apposta per aggirare o evitare di rispettare i limiti e le regole imposte dalla norma stessa. E i soggetti protagonisti della vicenda non sono riusciti a dimostrare che l’aumento dei prezzi è rimasto entro il 50%.
LA MAGISTRATURA contabile ha sottolineato che «una simile differenza di finanziamento dell’opera è tale da modificare sostanzialmente la natura del contratto. Infatti, la circostanza che l’opera sia completamente finanziata con fondi pubblici cambia la natura del contratto perché libera la concessionaria dalla necessità di reperire risorse finanziarie e modifica, conseguentemente, anche il rapporto tra questa e il contraente generale». In queste condizioni le risorse attese dal mercato sono solo ipotesi. «La raccolta di ulteriori risorse non risulterebbero necessarie alla realizzazione della medesima, essendo l’opera interamente finanziata». Oggi è «un’ipotesi priva non solo di necessità ma, anche, di qualsiasi legittimazione».
LE MOTIVAZIONI della Corte dei conti sono uscite all’indomani della decisione del governo, contenuta in un emendamento alla legge di bilancio in discussione al Senato, di spostare i 780 milioni di stanziamenti per il Ponte nel 2033, mantenendo invariato il valore complessivo delle risorse autorizzate, pari a 13,5 miliardi di euro. Per la sindaca di Villa San Giovanni (Reggio Calabria) Giusy Caminiti lo spostamento del finanziamento «è anche un segno di responsabilità del governo che si prende il tempo necessario». «È chiaro – ha aggiunto Caminiti – che l’iter si ferma e che sono infondati gli annunci dell’apertura dei cantieri nel 2026 o comunque entro fine legislatura nel 2027 fatti dal ministro Salvini. Con il rinvio al 2033 è chiaro che non c’è né l’una né l’altra».
«IL DEFINANZIAMENTO per il ponte è un’altra buona notizia dopo lo stop della Corte dei Conti. Una notizia che toglie ulteriormente altro terreno sotto ai piedi del ministro Salvini – ha osservato l’ex sindaco di Messina Renato Accorinti – non dobbiamo abbassare la guardia. Noi vogliamo che questi soldi vengano spesi per il Sud. La lotta è lunga». Per Pietro Ciucci, ad della società Stretto di Messina, l’esecutivo «ha ribadito l’impegno» per il Ponte». Invece per Anthony Barbagallo (Pd) «non ha senso continuare a inseguire un’opera che rischia di consumare miliardi di denaro pubblico, alimentando spese faraoniche e propaganda politica». Per Alfio Mannino e Francesco Lucchesi (Cgil) si sta consumando «una farsa il cui esito finale è l’ennesimo scippo di risorse alla Sicilia».
