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Hanno detto di essere d'accordo su molte cose, ma non su tutte, e specialmente sul Donbas

Volodymyr Zelensky e Donald Trump alla fine del loro incontro a Mar-a-Lago (AP Photo/Alex Brandon)

 

Domenica il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato il presidente statunitense Donald Trump a Mar-a-Lago, la residenza di Trump in Florida, per parlare del nuovo piano in venti punti per la fine della guerra in Ucraina. Il piano era stato presentato da Zelensky mercoledì ed era stato concordato con i mediatori statunitensi, ma sul testo la Russia ancora non si è espressa.

Il tono della conferenza stampa alla fine dell’incontro era disteso e ottimista, ma con diverse riserve. Trump e Zelensky hanno detto di aver fatto dei passi avanti, ma che continueranno a parlare nelle prossime settimane di alcune questioni che non sono state ancora risolte e che già prima dell’incontro apparivano come le più problematiche. La principale riguarda la sovranità del Donbas, regione dell’Ucraina orientale formata da Donetsk e Luhansk, che Trump ha definito uno dei pochissimi aspetti su cui la delegazione ucraina e quella statunitense (che cerca di mediare le richieste della Russia) non hanno ancora trovato un accordo. 

Attualmente la Russia controlla il 99 per cento di Luhansk e più dell’80 per cento di Donetsk: sono territori particolarmente importanti per il presidente russo Vladimir Putin, da un punto di vista ideologico e militare, e infatti da mesi si è impuntato sulla pretesa che l’Ucraina li ceda interamente, anche le parti che la Russia non ha mai conquistato. Zelensky l’ha sempre giudicata una proposta irricevibile, ma col piano di novembre ha provato ad avanzare un compromesso: la ritirata di entrambi gli eserciti e la creazione di una zona demilitarizzata, i cui dettagli sarebbero da definire. È una proposta che per ora la Russia non sembra voglia accettare.

Le altre questioni più complicate del nuovo piano proposto da Zelensky sono due: le garanzie di sicurezza, vale a dire gli impegni che Zelensky chiede ai suoi alleati per assicurarsi di avere gli strumenti per difendersi da futuri attacchi russi e il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina, attualmente in territorio occupato dai russi. Sul primo tema, i due presidenti hanno detto che non è stato ancora raggiunto un accordo definitivo, mentre sul secondo non sono stati molto chiari. Trump ha sostenuto che Putin stia lavorando insieme all’Ucraina per riaprire la centrale, che è la più grande d’Europa e che prima della guerra produceva un quinto del fabbisogno elettrico dell’Ucraina, ma non ha specificato in che modalità questo starebbe avvenendo.

Zelensky dice che la centrale gli serve per alimentare gli sforzi post-bellici di ricostruzione, e propone che torni in parziale controllo ucraino: nei suoi piani dovrebbe essere gestita insieme agli Stati Uniti, con cui l’Ucraina dividerebbe i profitti. A loro volta gli Stati Uniti potrebbero raggiungere un accordo con la Russia affinché le venga garantita la sua parte: questo proprio perché l’Ucraina ha rifiutato di firmare un accordo direttamente con i russi, come proposto inizialmente dagli Stati Uniti. La delegazione ucraina e la delegazione statunitense a Mar-a-Lago, prima dell’inizio dell’incontro a porte chiuse (AP Photo/Alex Brandon)

L’incontro di oggi era particolarmente importante perché arrivava alla fine di settimane di intensi negoziati in cui Zelensky si era mostrato più disponibile, per esempio rinunciando

per la prima volta ufficialmente all’ingresso della NATO, e aveva cercato di mostrare a Trump come quello che non stava prendendo sul serio i negoziati fosse Putin. Sabato l’aveva nuovamente accusato di non essere in buona fede dopo che, poche ore dopo l’annuncio di un incontro fra Zelensky e Trump in Florida, l’esercito russo aveva compiuto un esteso bombardamento su Kiev. Zelensky aveva anche aggiunto che la Russia si era rifiutata di accettare la proposta ucraina di un cessate il fuoco per il giorno di Natale.

Non sembra che questi tentativi abbiano però funzionato su Trump, che oggi prima che arrivasse Zelensky aveva parlato a lungo con Putin, definendo poi sul suo social Truth la telefonata come «molto produttiva». Parlando con i giornalisti prima dell’incontro Trump ha sostenuto che Putin voglia raggiungere un accordo tanto quanto Zelensky. Ha anche evitato di criticarlo quando un giornalista gli ha chiesto cosa ne pensasse dei bombardamenti russi di questo fine settimana, sostenendo che anche l’Ucraina stia compiendo attacchi in territorio russo.

Era la prima volta che Zelensky e Trump si incontravano a Mar-a-Lago, ma era la quarta visita del presidente ucraino a Trump da quando è tornato a essere presidente, a gennaio del 2025: c’era stato un primo disastroso incontro a fine febbraio in cui Zelensky era stato umiliato e attaccato verbalmente da Trump e dal suo vice J.D. Vance; un secondo incontro ad agosto dal clima più disteso in cui Zelensky era stato accompagnato dai leader europei e in cui si era principalmente discusso delle garanzie di sicurezza; e un ultimo incontro lo scorso ottobre. I due si erano incontrati anche durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, a settembre.

Dopo l’incontro Trump e Zelensky hanno chiamato alcuni leader europei per aggiornarli sui negoziati: fra quelli citati durante la conferenza stampa c’erano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer, oltre alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al Segretario generale della NATO Mark Rutte. Zelensky ha detto che è in programma un nuovo incontro fra lui, Trump e i leader europei nelle prossime settimane.